INSIEME e lo sviluppo sostenibile(2)

Quella che segue è la seconda parte del documento elaborato da un gruppo di lavoro organizzato da INSIEME – con il coordinamento di Roberto Pertile –  sullo Sviluppo sostenibile. La prima parte è stata pubblicata ieri (CLICCA QUI)

2.1 Decliniamo, quindi, alcune possibili linee-guida da seguire per colmare i ritardi e ridare competitività al sistema europeo.

– Il primo passo fondamentale consiste nello stabilire una politica europea della ricerca finalizzata alla creazione di una rete integrata di centri di ricerca e sviluppo, a cui deve affiancarsi lo sviluppo di un centro europeo di alta formazione alle tecnologie digitali, volto a supportare tutte le iniziative necessarie per azzerare le dipendenze strategiche in campo digitale. Questo percorso di coesione, come già evidenziato, può essere favorito dall’approvazione di una Costituzione Europea che, auspicabilmente, contempli la centralità del lavoro, l’orientamento alla pace, la finalità di operare sempre per il bene comune, il rispetto del creato, la sobrietà dei consumi e la destinazione universale dei beni.

– Sul piano finanziario, è necessaria la costruzione di una visione comune per l’orientamento del mercato dei capitali verso impieghi etici, che favoriscano la crescita del “venture capital”, tra pubblico e privato, nel campo delle nuove tecnologie, per loro natura ad alto rischio, avviando, al contempo , un processo di gestione del debito come debito comune e impedendo il drenaggio di risorse tramite l’utilizzo di paradisi fiscali per le operazioni finanziarie. A ciò deve seguire una decisa armonizzazione dei sistemi fiscali, partendo dalla redazione di un testo unico sull’Iva europea e di un testo unico europeo del diritto societario.

– Anche la formazione e il sociale richiedono una strategia unitaria, da perseguire sia attraverso l’idea di un sistema educativo unico, partendo dall’introduzione di un’unica scuola di base dagli anni 6 ai 13 in tutti i Paesi europei, sia mediante la costruzione del pilastro dell’economia sociale, iniziato nel 2017 e proseguito con l’Action Plan del 2021, ora in funzione, per il quale anche l’Italia ha predisposto un Action Plan.

– La proiezione esterna e l’efficienza del sistema produttivo dovranno essere sostenute dall’estensione dei “free trade agreement” con paesi terzi, sul modello di quelli realizzati con Canada, India, Australia e Mercosur, all’interno di politiche industriali condivise a livello europeo e, in particolare, di una visione unitaria sull’autonomia energetica.

– A queste direttrici essenziali si deve aggiungere l’adozione di una politica vincolante per la sostenibilità ecologica e sociale, che ponga la transizione ecologica e l’economia circolare come criteri selettivi per l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati, premiando l’efficienza nell’uso delle risorse e l’azzeramento dell’impatto ambientale delle imprese.

– Infine, è imprescindibile l’integrazione di una strategia strategica per l’occupazione femminile, volta a colmare i divari di genere nel mercato del lavoro, attraverso il sostegno strutturale alla conciliazione tra vita familiare e professionale.

La parità salariale diventi obbligatoria e sia effettivo l’incentivo all’inserimento delle donne nelle carriere tecnico-scientifiche e nei ruoli apicali, riconoscendo l’inclusione femminile come un motore indispensabile di crescita economica e di rinnovata coesione sociale per l’Europa.

Questi indirizzi possono essere un punto di riferimento per una revisione/trasformazione dell’attuale neo-liberismo, che, tramite le oligarchie tecnologiche e finanziarie, tende a compromettere la democrazia e la libertà delle single persone.

Si tratta, dunque, di mettere a punto un nuovo statuto del lavoro e dell’impresa, per creare un “patto di corresponsabilità” senza venire meno alla tensione dialettica tra le parti sociali, nè al ruolo rivendicativo dei sindacati. Tutto ciò è finalizzato ad andare oltre alla classica dinamica classista, per costruire valore sociale da investire nella Comunità locale. (Segue)