Le dichiarazioni verso la “pacificazione” attendono fatti concreti – di Michele Marino

Negli ultimi giorni abbiamo avvistato, alquanto inavvertitamente, chiari segnali di una pacificazione desiderata dagli “uomini di buona volontà”, dichiarazioni di un pensiero politico nel senso nobile della parola che lasciano ben sperare nella prospettiva di un sano nazionalismo, atteso forse da sempre – certamente bramato ed auspicato fortemente da Dante, Manzoni, Longanesi, ecc.

Il ministro della Cultura della Repubblica Italiana sembra aver abbandonato, finalmente, i microfoni dei giornalisti televisivi che desiderano intervistarlo per esibirsi in concetti importanti, meno impulsivi o aggressivi, tendenti ad una condivisione popolare della condanna dell’antisemitismo e a contribuire a creare uno spirito di appartenenza comunitaria nazionale. Sempre muovendo dalle salde e giuste preoccupazioni mosse dalla sen. Liliana Segre per l’eventualità della “seconda volta che dovrò espatriare …”, risulta anche la diffusione della notizia per cui il “dottor” Sangiuliano (così firmò l’introduzione al concerto del maestro Muti per l’80^ Anniversario delle Fosse Ardeatine) ha informato in merito alla visita solenne al Mausoleo capitolino insieme all’omologa tedesca, oltre che al Ghetto di Roma.

Nel contempo, Alessandro Giuli, nominato dal governo in carica presidente del Maxxi, dopo aver sottolineato che la Destra ha avviato da tempo il percorso di legittimazione democratica (gennaio ’94) – genialmente ideato da Pinuccio Tatarella – con l’eureka “oltre il Polo”, ha voluto precisare che Fini non fu capace di completare detto iter progettuale di cultura politica con un’adeguata autocritica. Ed ha correttamente affermato che Segre “va presa serissimamente perché ha tatuata sulla pelle l’atroce storia della persecuzione degli ebrei.  E rappresenta l’identità del nostro Paese”.

Inoltre, lo storico Giordano Bruno Guerri ha ampiamente delineato gli elementi positivi del processo di cambiamento in corso che potrebbe introdurre nuovi fattori di progresso e di crescita culturale del Paese grazie ad una Destra che sappia costruire un’’alternativa valida alla cosiddetta egemonia della sinistra italiana.

Probabilmente, la recentissima presa di posizione, e conseguente missiva/direttiva di partito ai propri dirigenti a firma di “Giorgia”, al di là della solita, generica critica dei politici al giornalismo libero e indipendente, significa una sorta di redde rationem, prova di una sensibilità a contribuire affinché la nazione abbia una sostanza primaria, non soltanto una forma, ricca di quei valori e ideali politici, scolpiti nella carta costituzionale, che aggreghino il popolo anche attraverso la memoria nazionale condivisa.

E’ questa una presa di coscienza che ha preso le mosse dall’inchiesta giornalistica realizzata nel profondo dell’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia. E, ovviamente, la conclusione non può essere che quella di mettersi in attesa dell’avvio di un ulteriore, profondo processo di chiarimento venga condotto con linearità e continuità e che non si limita ad occuparsi solamente di quello che l’inchiesta di Fanpage ha fatto emergere.

Infine, la domanda che sorge spontanea è: l’onorevole Vannacci, neo-eletto a piene mani, se legge attentamente queste espressioni, formulate da qualificate personalità del mondo intellettuale e politico della Destra conservatrice, riuscirà a riflettere, ripensare alle corbellerie che dice e scrive, convertendosi all’etica più elementare e alla cultura civica?

Michele Marino