Il bipolarismo e il 50% che non va a votare

Il bipolarismo e il 50% che non va a votare

Tutti contenti i vincitori. Più che mai innamorati del bipolarismo. E c’è da crederlo perché sono gli unici che continuano a guadagnarci, sia pure a fasi alterne. E’ stato così lungo tutto il trentennio caratterizzato, due volte vincitore e sconfitto, da Silvio Berlusconi. Le due parti sanno che prima o poi tocca loro andare a governare. E, intanto, sono in grado di tutelare gli interessi che rappresentano.

Resta la gracilità complessiva del Paese ed anche le sue incertezze sugli scenari internazionali. E’ inevitabile constatare come sulle vicende più drammatiche del momento, Ucraina e Palestina – Israele, c’è un evidente iato tra i sentimenti della maggioranza degli italiani e le decisioni assunte dalla politica. Lo stesso vale sulla collocazione in Europa. perché, a ben guardare, l’andamento dei voti conferma un’adesione certa, al punto di costringere persino Giorgia Meloni ad attutire le sue pulsioni del passato e a mostrare in sede d’Unione una faccia diversa dal passato.

In Italia, il nostro sistema di voto è figlio e continuatore di una voglia di polarizzazione che però taglia fuori discrete fette della società civile. Un sistema, ci dicono i dati, che non è amato. Altrimenti, perché la gente non va a votare per oltre il 50%?

Si è persa molte volte l’occasione per modificarlo e renderlo più equo e giusto, e nonostante i ripetuti interventi della Corte costituzionale. Le occasioni le hanno perse anche quelli che, oggi, hanno perso e piangono nel constatare la propria irrilevanza. Pagano la mancanza di lungimiranza nei momenti in cui avrebbero potuto davvero riformare un andazzo che ci porterà a perdere per strada sempre più elettori.

Quanto potrà durare quello che è un proprio vulnus democratico?