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Continua l’occupazione della Rai. Il ” nuovo” tradito

Continua l’occupazione della Rai. Il ” nuovo” tradito

L’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni, esaminati i dati riferiti al mese di gennaio 2019, ha ritenuto la programmazione informativa delle testate Rai non del tutto uniformata sotto il profilo della completezza informativa e del contradditorio.  Dalla rilevazione dell’Agcom lo spazio dedicato ai rappresentanti del governo giallo-verde risulta del 33%, molto più elevato rispetto agli ultimi tre governi del nostro paese. Infatti dall’analisi del Sole 24 ore, sulla base dei dati Agcom, il Governo Renzi ha avuto uno spazio del 19%, Letta del 20% e Monti del 14%. L’unica eccezione nel Governo attuale è risultata la presenza del Presidente del Consiglio Conte, fermo al 12%, un tantino in meno dei tre precedenti Presidenti del Consiglio. Per contro, i due Vice Ministri del Governo giallo-verde, Di Maio e Salvini, hanno monopolizzato con la loro presenza continua lo schermo televisivo. Gli altri telegiornali privati, Mediaset e La7, hanno quasi la stessa media della televisione pubblica, ad eccezione del Tg di Mentana che raggiunge una media di presenza per l’attuale Governo addirittura del 43%.

Per anni, quando era ancora all’opposizione con i 5 stelle, il Vice Presidente del Consiglio Di Maio ha tuonato contro i “raccomandati” del servizio pubblico della Rai. “Fuori i partiti dalla Rai”, incitava ai suoi elettori. La stessa linea contro i partiti era anche lo slogan dell’attuale Presidente della Camera Roberto Fico all’epoca Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza. “Fuori i partiti dalla Rai” diceva in una intervista all’Huffington Post; cosa puntualmente avvenuta proprio col governo a 5 stelle, scrive Carlo Verdelli sul suo libro Roma non perdona; “loro sì che hanno liberato il servizio pubblico: dagli altri”!

In questa lotta tutti contro tutti, Michele Serra lancia una singolare proposta rilanciata da Repubblica. Dice: “ho un’idea per la Rai. Forse la sola realistica e praticabile. Non si nominino più direttori generali e direttori di rete: se troppo lontani dalla politica, vengono cacciati; viceversa, sono solo scalda sedie che non decidono niente. Dunque; la politica assuma direttamente il comando”.

In effetti, a ben guardare, tutta l’informazione televisiva, anche quella privata, è “accoccolata” ai piedi del potere politico come mai è accaduto.

Anzi no! In passato allo strapotere democristiano e socialista si opponeva spesso una classe dirigente competente; vi erano poi coraggiosi giornalisti d’assalto che si opponevano agli “ordini” di scuderia della politica al punto di scioperare quando la lotta si faceva più aspra.

Ecco, nella situazione odierna, in mano ormai alla maggioranza di governo-giallo-verde, non si intravvede una classe dirigente e giornalistica capace di contrastare lo strapotere dei partiti di governo. Del resto quasi tutte le nomine dei direttori e vice direttori sono asserviti alla logica del governo. E’ ormai sotto gli occhi dell’opinione pubblica, quindi, un’informazione orientata verso la propaganda continua dei partiti di governo con pochissima opposizione relegata poi nel “panino quotidiano”, poche righe di testo, che comprende a mala pena le critiche di partiti a loro volte diversi l’uno dall’altro.

Questa occupazione sistematica dei posti di comando del servizio pubblico è particolarmente preoccupante anche per un altro motivo collaterale. La volontà del governo giallo-verde di eliminare i contributi statali per l’editoria. Tra i più colpiti Radio Radicale che si è vista dimezzare i contributi per un lavoro capillare svolto all’interno delle istituzioni visibile a tutti i cittadini che desiderano riascoltare le dirette dal “Palazzo”.

Proprio in virtù della libertà di stampa, e della democrazia sempre più a rischio, è necessario vigilare sul mondo dell’informazione per evitare domani di non poter più usufruire di una stampa libera.

Scrive Carlo Verdelli: “Loro, adesso, hanno il potere, quindi sono il potere, e non è poco. Specie in un paese dove chi dovrebbe fare da contrappeso, in questo caso la sinistra per ragioni politiche e l’informazione per un sussulto di etica professionale, sembra preda dello stesso morbo: un torpore malato, contratto da tempo con il rischio serio che si trasformi in sonno profondo, e da lì il coma”.

Ecco, occorre agire subito, oggi, prima che sia troppo tardi.

Giuseppe Careri