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L’Italia del rancore fotografata dal Censis

L’Italia del rancore fotografata dal Censis

Rancore e cattiveria sono i sentimenti più diffusi degli italiani nell’analisi del 52 esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale del nostro Paese. Uno delle principali cause e motivi di rancore riscontrati dall’Istituto di Ricerca è l’ondata massiccia di migranti sbarcati in Italia negli ultimi anni.

Secondo il Rapporto del Censis, infatti, il 63% degli italiani, soprattutto quelli più poveri ed emarginati, avvertono nell’ extra comunitario il pericolo di vedersi sottrarre posti di lavoro e welfare. L’emergenza abitativa è un altro elemento di disagio degli italiani che aspettano invano da anni di vedersi assegnare una casa dallo Stato, incapace di provvedere soprattutto per mancanza di nuove alloggi in favore dei meno abbienti.

L’altro elemento sottolineato dalla Ricerca, è il fenomeno massiccio dell’emigrazione di migliaia di studenti meridionali, oltre 170 mila, verso le Università del Centro Nord.

Infine, la crisi economica che attanaglia il nostro Paese; la recessione tecnica certificata dagli organismi internazionali del Fondo Monetario e dall’Istat, la crescita dell’0,2 per cento previsto per il 2019 e la mancanza di lavoro per i giovani che costringe migliaia di ragazzi costretti a emigrare  all’estero in cerca di fortuna.

Cresce poi nel Paese l’ondata di sfiducia generalizzata nei riguardi di partiti politici, del Governo, del Parlamento e della Pubblica Amministrazione, attraversata, secondo il Rapporto, da problemi che ne limitano il buon funzionamento.

Oltre il 60% degli italiani è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese. Il calo della produzione industriale dell’ultimo mese e quello dei consumi mostrano un paese rimasto indietro rispetto al traino della locomotiva europea, anch’essa attraversata da una crisi economica e politica. Ne consegue, che gli individui in povertà assoluta sono quasi 5 milioni, con un aumento di oltre il 160% rispetto al 2007.

E poi, le disuguaglianze, i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri; la paura del declassamento, la mancanza di fiducia di risalire gli scalini della società per migliorare la propria posizione, sono ulteriori elementi negativi che impediscono di avere in futuro una visione serena della propria vita. E tutto ciò si trasforma in rabbia, rancore, odio, che si ripercuote verso il prossimo, l’immigrato, verso il diverso. Scrive Federica una giovane ragazza laureata all’Università la Sapienza di Roma alle prime esperienze importanti della sua vita:

“Sento di vivere in un clima di sospetto, di mancanza di fiducia, in cui tutti pensano che la persona vicino a loro sia lì per fregarli, dove nessuno si fida più di niente: delle persone, della scienza, delle istituzioni, della scuola, perfino delle proprie emozioni.

Sento di vivere in un clima di rancore verso l’altro, tanto più se questo è in qualche modo diverso da noi. Ed è vero, il senso critico è importante, ma per me lo è altrettanto la capacità di affidarsi all’altro, di comprendere, di pensare che chi abbiamo di fronte possa essere una fonte di arricchimento più che di dolore”.

Ecco, è confortante scoprire la ricchezza interiore e l’indole giovanile di ragazze e ragazzi sprigionate dalle prime esperienze dirette, attraverso la conoscenza di situazioni, spesso difficili, di coetanei e di amici dal colore diverso dal proprio. E’ una luce necessaria per eliminare l’indifferenza di ognuno di noi, per ritrovare quella solidarietà necessaria e indispensabile per aiutare i più deboli, i diseredati, gli ultimi come li definiva Carlo Levi nel suo bel libro sul sud, Cristo di è fermato ad Eboli.

Ecco, la Ricerca ha parlato di Rancore, cattiveria, indifferenza e tanto altro. Sarebbe bello parlare in futuro anche di solidarietà, di accoglienza di tanti esseri umani, giovani, donne, bambini, più sfortunati di noi che approdano esausti sulle nostre coste, il risorgere di una società meno egoista, diseguale, distratta, in grado di garantire il minimo di benessere, senza rancore e l’odio che ci sta ormai travolgendo.

Giuseppe Careri