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Migranti: una vita difficile

Migranti: una vita difficile

Li hanno divisi per uomini, donne e bambini. Una disciplina militare utilizzata in occasioni tragiche in Italia e in Europa durante l’ultima guerra difficile da dimenticare. Sono i 540 rifugiati del Centro di Accoglienza di Castelnuovo di Porto soggetti al Decreto Sicurezza voluto da Salvini e sottoscritto dai Cinque Stelle.  Alle prime luci dell’alba sono arrivati i militari per trasferire i migranti in altri centri più piccoli. Località per lo più ignote alla maggior parte di loro. Inutili le proteste del Sindaco e delle opposizioni alla decisione del Ministro dell’Interno Salvini. Inutili anche i tentativi di una parlamentare del partito Leu di non far proseguire i rifugiati mettendosi davanti al pullman carico di esseri umani e non di numeri. Il blitz è stato organizzato in tutta fretta, in 24 ore, e ancora i migranti non sanno dove saranno trasferiti. Alcuni, già integrati nella comunità, sono fuggiti e adesso vagano per la città senza dimora, senza un pasto, fantasmi in strada, per di più in un clima invernale. La vicenda di Castelnuovo di Porto interrompe il sogno di molti migranti che speravano finalmente di trovare accoglienza in Italia dopo tante, troppe sofferenze patite. Piangevano i bambini per non poter più frequentare la scuola dove imparavano l’italiano e le nostre regole; piangeva il giovane calciatore costretto ad abbandonare l’attività calcistica che tante speranze aveva accarezzato nei suoi sogni giovanili. E’ uno dei tanti episodi italiani che purtroppo caratterizzano un periodo storico del nostro paese attraversato da sentimenti di odio anziché di solidarietà. “Lo sgombero al Cara di Castelnuovo, volgarità nazista, non in mio nome”, dichiara lo scrittore siciliano Andrea Camilleri in una intervista video. La chiusura del Centro di Castelnuovo non può far dimenticare le altre tragedie dei migranti costretti a fuggire dalle loro terre con il rischio di morire in mare e di trasformare il mediterraneo in una bara per molti di loro, come purtroppo è accaduto negli ultimi mesi e negli anni passati. E non si possono dimenticare i 47 migranti della nave Sea Watch da una settimana a poche miglia dalla costa di Lampedusa in attesa di un permesso di scendere a terra. Si ripete il rimbalzo delle responsabilità dei vari paesi contrari ad accogliere i profughi, tra cui tanti bambini, ormai stremati dal viaggio, dal freddo e dalla paura di essere rimpatriati in Libia dove corrono il rischio di essere rinchiusi nei campi di concentramento con la prospettiva di subire violenze di ogni tipo.  Ancora vivo è il precedente ricordo sempre della nave Sea Watch costretta per 21 giorni a navigare nel mediterraneo in attesa di attraccare a un porto sicuro. Solo dopo tre settimane Malta ha consentito di far scendere i profughi con l’impegno di una ripartizione dei migranti nei vari paesi. Al termine dell’odissea dei migranti e dell’equipaggio la portavoce della nave Sea Watch Giorgia Lunardi dichiara: “E’ stato difficile essere europei a bordo. Le persone avevano quasi paura di andare in Italia”.

La drammatica frase pronunciata dalla giovane portavoce durante una trasmissione giornalistica testimonia il clima di paura di chi arriva oggi nella nostra terra, dimenticando i grandi gesti di solidarietà di migliaia e migliaia di cittadini italiani nei riguardi dei migranti e, prima di ogni altro, di Papa Francesco Bergoglio.  Gesti di solidarietà che provengono dalla società civile, dalla Cei, da semplici cittadini disposti ad accogliere nelle loro case i migranti. Ai semplici cittadini. si aggiungono poi intellettuali e il partito democratico per chiedere l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare sulle stragi nel Mediterraneo. “L’Italia è sempre stata maestra di umanità”, dice l’ex Ministro dei Trasporti Graziano Delrio, “Il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, una lotta senza quartiere ai trafficanti di uomini e il soccorso di quanti fuggono a rischio della vita dalla guerra e della miseria possono e devono stare insieme”.

Il Decreto Sicurezza del Governo Giallo-Verde e la chiusura dei porti voluta dal Vice Premier Salvini non è certo la soluzione migliore per risolvere un problema antico e difficile come l’emigrazione. Il nodo dei profughi deve essere risolto dall’Unione Europea, se ancora esiste, con una proposta votata da tutti i paesi nazionali, compresi i paesi dell’Est che finora non hanno accolto nemmeno un emigrante.

Occorre infine il rispetto delle norme internazionali e dei diritti umani inalienabili, patrimonio di ogni cittadino del mondo. Ma occorre soprattutto far riemergere la solidarietà per gli ultimi, i diseredati, di quelli che fuggono dalla guerra, dagli stupri, dal terrore, dallo sfruttamento e dalla povertà.

Giuseppe Careri