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Requiem per l’ informazione?

Requiem per l’ informazione?

Con gli emendamenti presentati alla legge di Bilancio, è stata approvata dal Senato la norma del Governo Giallo-Verde per la riduzione progressiva dei contributi diretti all’editoria nel prossimo anno fino ad annullare i finanziamenti governativi nel 2022. In particolare saranno penalizzati le cooperative di giornalisti e quelli legati al sistema dei no profit. E’ la cosiddetta Web tax e riguarda infatti le imprese che si occupano di commercio e di quelle che vendono dati e fanno pubblicità online.

Nei giorni scorsi la Federazione Italiana Editori aveva lanciato l’allarme sui quotidiani italiani denunciando il rischio di chiusura di centinaia di giornali. Del resto, scrivono gli editori, il sostegno pubblico all’Editoria è previsto dall’articolo 21 della Costituzione. Per questo si rivolgono al Presidente della Repubblica per impedire la chiusura di giornali al servizio dei cittadini e della libertà di stampa.

Da diversi mesi il blog dei Cinque Stelle attacca l’informazione e il conflitto d’interesse degli Editori che, secondo Di Maio, sarebbero interessati maggiormente dal business e dalla politica. E’ necessario, aggiunge il Vice Presidente del Consiglio, “favorire l’ingresso di Editori puri per garantire un’informazione libera e imparziale”.

In realtà i Cinque Stelle sono insofferenti alle critiche di alcuni giornali e spesso arrivano addirittura agli insulti nei riguardi dei giornalisti a loro invisi. Sono solo di un mese fa gli insulti di Di Maio ai giornalisti definiti “infimi e sciacalli” e ritenuti colpevoli di aver criticato la Giunta Raggi in questi ultimi due anni.  Al Vice Ministro si è poi aggiunto il “giramondo” Di Battista che identifica i giornalisti come “pennivendoli e puttane”.

Queste esortazioni, affatto improvvisate, fanno evidentemente parte del DNA del Movimento. Infatti i grillini non sopportano il parere contrario, la critica, spesso anche quella rivolta agli stessi appartenenti ai Cinque Stelle. E’ recente la denuncia ai probiviri e la minaccia di espulsioni contro alcuni parlamentari dei 5 stelle contrari a firmare una legge presentata in Parlamento dal governo del “cambiamento”.

Questo atteggiamento ostile a ogni forma di critica da parte di oppositori, ma anche dei propri eletti in Parlamento, denota una tendenza intransigente e autoritaria da parte del Governo in carica, di cui l’Italia non ha certamente bisogno in questo momento di crisi economica e sociale. Dietro l’insofferenza grillina alla stampa, si intravvede, forse, la volontà di eliminare l’intermediazione giornalistica per affidarsi solo ai social. Quando si cominciano a toccare principi costituzionali come la libertà di stampa, conquistata dopo venti anni di dittatura, il pensiero corre ai periodi oscuri della nostra storia. Alla censura, alle leggi sulla stampa, alla chiusura dei giornali. Il primo gennaio 1926 entra in funzione la legge sulla libertà di stampa. Per effetto di questa legge non escono sul territorio nazionale 58 giornali, 149 periodici e migliaia e migliaia di opuscoli, manifesti, libri e altro.

Ecco, questo è un ricordo incancellabile nella mente di ogni cittadino amante della libertà e della democrazia, di chiunque abbia subito o assistito a questa violenza e a questa sopraffazione. Occorre pertanto fare molta attenzione a questi attacchi all’informazione, ai giornalisti e alle loro prerogative di informare i cittadini. In uno dei recenti “assalti” dei giornalisti al dondatore dei 5 stelle Grillo per un’intervista, l’ex comico ha risposto: “non parlo con gli estranei, dentro siete malvagi, ed io non rispondo più alle vostre cazzate. Siete infantili, infantili”.

Nell’introduzione a un libro pubblicato da Einaudi, come si diventa nazisti, autore Sheridan Allen, Luciano Gallino scrive: “Non esiste nulla capace di vietare che ciò che è accaduto a thalburg a cavallo degli anni trenta possa prima o poi accadere di nuovo, in Germania o in altri paesi europei. (…) Sono sequenze scoordinate di fattarelli , a volte insipidi, a volte irritanti, con rari picchi di accelerazione e di intensità. E’ soltanto alla fine, quando è troppo tardi,che si comincia a capire che quelle sequenze di piccoli fatti stavano tracciando sul muro, sotto lo sguardo di tutti, le linee di un cruento destino”.

Le recenti polemiche giornalistiche, l’insofferenza del nuovo Governo alle critiche, fanno parte certamente della dialettica politica; ma senza voler drammatizzare la situazione italiana di oggi, occorre però vigilare su quanto accade soprattutto in funzione della Costituzione e del rispetto delle opposizioni in Parlamento. Il rischio  che corriamo ognuno di noi è di farci inoltrare in un tunnel dove poi è impossibile uscirne. Ecco perché occorre mobilitarsi; prima che sia troppo tardi.

Giuseppe Careri