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Libertà d’informazione. Contro gli insulti e le minacce – di Giuseppe Careri

Libertà d’informazione. Contro gli insulti e le minacce – di Giuseppe Careri

La Sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta. Per il giudice il falso esiste, ma non costituisce reato. Lacrime e applausi dei sostenitori grillini della prima cittadina di Roma. Insulti e minacce del Vice Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro Di Maio che accusa i giornalisti “infimi e sciacalli” per aver attaccato la Sindaca in questi due anni di governo capitolino.

A rincarare la dose il Tex Willer Alessandro Di Battista che accusa i giornalisti di essere dei “pennivendoli e puttane”. Dall’alto della sua posizione politica, Di Maio annuncia poi una legge sull’editoria per premiare editori “puri” e indipendenti.

Data la gravità delle accuse rivolte dai Cinque Stelle alla intera categoria dei giornalisti, la Federazione Nazionale della stampa ha subito promosso un ” flash mob” con lo slogan “giù le mani dall’informazione”.

La manifestazione cui hanno partecipato  giornalisti e gente comune si è svolta a Roma, Milano, Ancona, Bari, Bologna, e in altre località italiane e con il sostegno della Federazione Europea dei giornalisti che promuove alla stessa ora di Roma analoghe iniziative di protesta a Bruxelles e a Londra.

Durante un’intervista rilasciata a una stazione televisiva, Giuseppe Giulietti e Carlo Verna, del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, hanno ribadito il punto di vista della stampa contro le ingiurie subite da parte dei Cinque Stelle: “Questa non è un’aggressione al singolo giornalista, dicono, ma a un principio costituzionale, l’art. 21 là dove recita:  “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Il Presidente della Repubblica Mattarella ha più volte sottolineato l’importanza della libertà di stampa in un paese democratico come l’Italia. Infatti, in risposta a uno studente in visita al Quirinale con una scolaresca, ha così risposto:  “Al mattino leggo i giornali: notizie e commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido e forse questi secondi per me sono ancora più importanti. Perché è importante conoscere il parere degli altri, le loro valutazioni. Quelli che condivido sono interessanti, naturalmente e mi stanno a cuore; ma quelli che non condivido sono per me uno strumento su cui riflettere. E per questo ha un grande valore la libertà di stampa, perché, anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere”.

Anche il Presidente pentastellato della Camera, Roberto Fico, è intervenuto sottolineando: “la libertà di stampa non si tocca, e questo vale per tutti”! La Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha aggiunto: “Il giornalismo parlamentare ha rappresentato nella nostra storia nazionale un pilastro della democrazia liberale”.

Ma le reazioni più dure provengono da direttori di giornali spesso attaccati dai Cinque Stelle per le critiche che rivolgono al governo. In particolare Repubblica e l’Espresso “sotto sorveglianza” per i rilievi mossi al governo giallo-verde.

Dopo l’assoluzione della Sindaca Raggi, in un editoriale su Repubblica dell’11 novembre, il direttore Mario Calabresi scrive scrisse: “la Sindaca si è commossa, i suoi compagni di partito hanno invece perso la testa e se la sono presa con i giornalisti definendoli i veri colpevoli, pennivendoli e puttane. (…) I capi del movimento 5 stelle affidano le parole velenose ai social, popolato dal loro pubblico preferito con un linguaggio che su quei media si nutre di aggressioni e di una terminologia fuori misura. All’odio reagiscono il sindacato della stampa e l’ordine dei giornalisti”.

La manifestazione di Roma

La reazione  è stata immediata:” “Chi parla di dittatura oggi come Berlusconi, mi fa un po’ ridere – dice Di Maio – perché rappresenta quella classe politica che quando era al Governo ha addirittura epurato giornalisti come Biagi, Luttazzi e Santoro”. E Di Battista rincara la dose: “Quando per orgoglio e malafede non sanno chiedere scusa per le menzogne scritte sulla Raggi, per la difesa a spada tratta di un sistema morente, per aver avallato il neoliberismo e tutte le sue nefandezze, partono con la solita litania: giù le mani dall’informazione'”.

Certo, il nostro Paese vive in questo momento un clima avvelenato per i tanti, troppi problemi che assillano gran parte dei cittadini sul piano politico, economico e sociale.

D’altronde non si possono tacere le preoccupazioni dei cittadini per la crisi economica, i dubbi per la legge sulla sicurezza, ne i ripensamenti sull’Ilva, o sulla Tap; e nemmeno per lo schifo dei rifiuti che sembra sommergere la città di Roma, le buche infinite delle strade, gli autobus che s’incendiano. Ne, d’altra parte, si può ricorrere solo all’ingiuria e all’offesa per contrastare le critiche degli organi dell’informazione.

Forse per il Governo nazionale sarebbe più saggio, anche per evitare critiche feroci dai giornali e dai cittadini, cercare di risolvere al più presto i tanti problemi antichi che affliggono il nostro Paese, dalla crisi economica ai rapporti con l’Unione Europea.

Sarebbe infatti più utile, a chi ha una grande responsabilità istituzionale mantenere rapporti corretti con l’informazione e i cittadini, e magari ricordare la battuta finale di “L’ultima minaccia”, il famoso film di Brooks del ’52 interpretato da Humphrey Bogart. Sollecitato dal potente politico di turno a sospendere la pubblicazione del giornale, il direttore fa un cenno al tipografo e fa partire le rotative; sul conseguente forte rumore delle macchine della stampa,  risponde al telefono al suo interlocutore e dice con soddisfazione:

“E’ la stampa bellezza. E’ la stampa! E tu non ci puoi fare niente!

Giuseppe Careri