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La rivoluzione culturale di Di Maio: via i raccomandati dalla Rai – di Giuseppe Careri

La rivoluzione culturale di Di Maio: via i raccomandati dalla Rai – di Giuseppe Careri

L’affermazione sui raccomandati è una delle tante più recenti esternazioni del Vice Presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio.

Quando i Cinque Stelle vinsero le elezioni del 4 marzo espresse subito il suo pensiero ai media: “è iniziata la terza repubblica”, disse in maniera enfatica.

Il Governo cosiddetto giallo verde iniziò così il suo ciclo di guida del paese attraverso proclami e propaganda sempre più roboanti.

Pubblicizzarono in tutte le occasioni televisive e su tutti i quotidiani il contratto stipulato tra i 5 stelle e la Lega di Salvini. “Faremo la legge sul reddito di cittadinanza, la flat tax, i decreti dignità” annunciarono con le trombe. “Faremo del nostro governo una vetrina trasparente”. Manderemo a casa i raccomandati e li sostituiremo con professionisti affermati.

Certo, in tutte le democrazie avanzate è consentito lo spoil system. Ma il rischio, a volte, è rappresentato più da logiche di potere che dalla meritocrazia dei nuovi candidati. Inoltre, essendo due i vincitori delle ultime elezioni è quasi naturale l’avvio di un braccio di ferro per sostenere il proprio candidato.

Uno dei primi intoppi sulla candidatura per la Presidenza Rai si è verificato con il candidato della Lega, il giornalista Marcello Foa, bocciato dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza della Rai.

La bocciatura ha avuto come conseguenza negativa la paralisi del CDA del Servizio Pubblico. Ta i due esponenti di governo, Di Maio e Salvini, c’è ancora una contesa in corsa per scegliere la figura che ottenga poi  la fiducia dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza.

In attesa di sapere chi sarà il nuovo Presidente del Servizio Pubblico, televisivo soffermiamoci sull’affermazione di Di Maio sui raccomandati e i parassiti dell’Ente Culturale più importante del paese: i raccomandati e i parassiti.

Nessuno sa quanti siano, chi sono, da chi dipendono, chi li protegge. Forse prima di fare un’affermazione così critica dei dipendenti e manager della tv  pubblica, Di Maio avrebbe dovuto studiare più a fondo la Rai, da un punto di vista produttivo e anche da quello politico.

Ci vengono in mente, pertanto, alcuni nomi di dirigenti del passato: Sergio Zavoli, Biagio Agnes, Emmanuele Milano, Emilio Rossi, Fabiano Fabiani, Andrea Barbato, Sandro Curzi, Piero Angela e tanti altri, solo per citarne alcuni ancora nella memoria viva dei telespettatori.

E’ sempre stata opinione comune considerare questi nomi come autentici professionisti che hanno consentito negli anni una diffusione capillare dell’informazione e dell’intrattenimento rivolta a tutti gli italiani.

Basta ricordare i numerosi telegiornali e le trasmissioni della rete che in molti casi hanno fatto epoca. Ad esempio, “La notte della Repubblica” di Sergio Zavoli con la collaborazione dei migliori operatori e registi della Rai. E poi le trasmissioni sulla chiusura dei manicomi ad opera di Basaglia e di tanti altri programmi d’intrattenimento tra i quali Rischiatutto e la gare tra le città italiane.

Ma è sui programmi giornalistici che Di Maio avrebbe dovuto fare una valutazione più obiettiva e consapevole. Realizzare TV7, AZ un fatto e una storia, Come e perché, e tanti servizi speciali sui disastri ambientali, i terremoti, i funerali di Stato, non potevano di certo essere realizzati da raccomandati e da parassiti.

Ogni programma, ogni telegiornale viene “confezionato” come in una catena di montaggio, ognuno dei quali è preposto alle riprese cinematografiche, al montaggio dei filmati, alla scenografia, allo studio,  alla regia.

E’ impensabili, per chi si occupa di spettacoli e di servizi giornalistici, che in queste trasmissione ci fossero solo persone incapaci di usare una cinepresa, una telecamera, una stazione di montaggio, la grafica, i titoli, il mixer audio.

Per capire quale è il tipo di raccomandato presente in Rai basta rievocare il racconto di un giovane di 20 anni, chiamiamolo Andrea. Egli affronta un concorso pubblico per un posto in un settore produttivo della Rai. Concorrono al bando oltre 120 professionisti provenienti per lo più dall’ambiente del cinema.

Andrea vince il concorso, viene immesso in una catena produttiva del telegiornale. Per anni confeziona servizi per il Tg, lavorando in stretto contatto con i migliori giornalisti, operatori e registi dell’epoca. Partecipa a missioni pericolose come terremoti, disastri ambientali, funerali e zone di guerra Trascorre così 20 anni in questo settore. Viene la prima promozione a Coordinatore. Trascorre altri 10 anni in questa categoria come responsabile delle trasmissioni giornalistiche. Finalmente, dopo quasi 40 anni viene promosso dirigente di un settore strategico.

Ecco questo è solo un esempio di uno dei tnti “raccomandati” della Rai a cui si riferisce il Vice Presidente del Consiglio.

Forse, se Di Maio seguisse nel modo giusto le trasmissioni, capirebbe che in un settore strategico e importante come la Rai fare programmi d’intrattenimento o giornalistici sarebbe stato impossibile realizzarli se a confezionarli ci fossero stati solo i raccomandati e i parassiti. Buona visione.

Giuseppe Careri