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Il bullismo dei ragazzi e la sua dimensione sociale – di Giuseppe Careri

Il bullismo dei ragazzi e la sua dimensione sociale – di Giuseppe Careri

Ennesimo caso di bullismo. E’ accaduto in una scuola superiore della Provincia di Pisa. Uno studente di 17 anni ha puntato la pistola alla fronte del Professore colpevole solo di averlo rimproverato. “Alza le mani e abbassa la testa” ha intimato lo studente all’insegnante facendo così “divertire” con il suo “scherzo” l’intera classe. E’ un’arma giocattolo, ha poi dichiarato in un secondo momento. L’episodio risale ad alcuni mesi fa ma solo ora è venuto alla luce. Lo studente è stato poi sospeso ed indagato per violenza privata.

La sequenza delle aggressioni agli insegnanti è ormai giunto a un punto intollerabile: l’ultimo episodio riguarda un giovane studente dell’Istituto Tecnico Commerciale di Lucca che umilia il proprio professore intimandogli di mettergli il voto deciso direttamente da lui e poi tentando di portargli via il registro elettronico. Il grave episodio è finito poi sulla rete e il consiglio di Istituto ha deciso di far saltare l’anno scolastico a tre ragazzi. Per altri due studenti ha confermato invece la sospensione fino al 19 maggio, ammettendoli però agli scrutini. “Minacce e offese sono inammissibili” dice il Ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli. “Le regole ci sono e vanno applicate; non si possono accettare comportamenti come questi”. Tra l’altro occorre non dimenticare che insultare o aggredire un insegnante è oltraggio a pubblico ufficiale punibile dalla legge. L’art.357 del codice penale dispone: “sono pubblici ufficiali colore che esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Pertanto i dirigenti scolastici hanno l’obbligo morale e di legge di denunciare queste aggressioni divenute ormai troppo frequenti. Negli ultimi anni si sono susseguiti aggressioni ai docenti non solo da parte dei bulli, ma addirittura da genitori che hanno in alcuni casi assalito un insegnante a suon di pugni e calci. E, nei casi più gravi, aggressioni e lesioni gravi a un insegnante ferita con un coltello sul viso sferrato da uno studente. Per la verità le aggressioni nelle scuole, come nella vita, avvengono quando si formano gruppi; al loro interno si crea spesso il mito del capo, della forza, della prepotenza e della bravata che da soli non sarebbero mai capace di fare. Si aggiunga poi la possibilità di pubblicizzare le loro gesta eroiche sulla rete per apparire magari come esempi di grande coraggio.

Perché accade tutto questo? Quali sono i motivi principali di questo stato di malessere dei ragazzi nei riguardi degli insegnanti? In un contesto, tra l’altro, di conoscenza e cultura che dovrebbe, viceversa, consentire una dialettica civile. Una sociologa ha dichiarato: “questi fenomeni avvengono nei ragazzi incapaci di essere inclusivi, esclusi dalla società, dalla famiglia, dalla scuola”.

Da parte sua, Michele Serra, un bravo giornalista, spesso contro corrente, ha individuato negli istituti tecnici e professionali la maggior parte di studenti violenti. Ragazzi provenienti da periferie, senza alcuna guida familiare e senza la prospettiva di un futuro roseo. Certo, ha poi aggiunto, i bulli ci sono anche nei licei, ma sono casi più rari perché i ragazzi sono spesso seguiti nello studio da famiglie in possesso, a loro volta, di un diploma o di una laurea.

Dunque il problema ha origini sociali: principalmente nasce nella disgregazione delle famiglie, nelle periferie sempre più degradate, nella mancanza di prospettive dei giovani. Occorre ripristinare, quindi, un “contatto” famiglia-scuola, una condivisione d’intenti, e non una difesa ad oltranza dei genitori nei riguardi dei propri figli. Se i ragazzi sbagliano, i genitori hanno il dovere di punirli. Lo stesso vale per la scuola. Non si può più tollerare questo clima di violenza e di sopraffazione nei riguardi di chi, in definitiva, cerca solo di insegnare la conoscenza. Per finire occorre una presenza più massiccia delle istituzioni nel fornire gli strumenti legislativi ed economici allo scopo di far funzionare al meglio la scuola.

Gli insegnanti fanno un lavoro delicato, paziente, difficile; sono, insieme alla famiglia, gli educatori e i portatori di conoscenza, di civiltà, di convivenza civile. Peraltro non bisogna dimenticare il loro sforzo continuo di aggiornamento e di impegno professionale svolto anche al di fuori degli impegni sostenuti all’interno della scuola; né si possono trascurare i loro stipendi miserevoli a sostegno di un lavoro particolarmente importante per la società e per il futuro dei nostri figli.

Giuseppe Careri