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L’ INSEGNANTE PRECARIA, I POLIZIOTTI, E GLI SCONTRI DI PIAZZA – di Giuseppe Careri

L’ INSEGNANTE PRECARIA, I POLIZIOTTI, E GLI SCONTRI DI PIAZZA – di Giuseppe Careri

“Vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire”. E’ l’urlo pieno di rabbia e di odio pronunciato da una giovane insegnante di scuola elementare rivolto ai poliziotti che presidiano la piazza di Torino durante una iniziativa politica di casa Pound.

La manifestazione antifascista organizzata dagli antagonisti e dai “ No tav” si proponeva di impedire il comizio fascista che si svolgeva all’interno di un albergo del capoluogo piemontese.

La presenza delle forze dell’ordine in assetto antisommossa, necessaria per impedire gli scontri, ha scatenato la rabbia degli antagonisti e dell’ insegnante precaria.

Lungo tutto il corteo la maestra elementare Lavinia Flavia Cassiano, di 32 anni, ha inveito contro i poliziotti colpevoli solo di essere presenti in piazza per prevenire eventuali disordini.

Poi, gli inevitabili scontri tra i poliziotti e i manifestanti degli antagonisti. Il resoconto degli scontri sui social, divenuto virale, ha poi amplificato gli incidenti, le immagini e le parole urlate della maestra elementare condannata già dalle dichiarazioni delle istituzioni.

Quest’ultima manifestazione di Torino sugli scontri tra polizia e manifestanti ci riporta alla mente quella di 50 anni fa, esattamente del 1 marzo 1968 in pieno autunno caldo.

Allora teatro dello scontro fu, a Roma, la Facoltà di Architettura a Valle Giulia. Migliaia di studenti universitari tentarono di occuparla dopo aver dato vita ad un lungo corteo snodatosi per le vie della città.

A presidiare la Facoltà erano stati schierati nel frattempo centinaia di poliziotti per evitare l’occupazione studentesca. Le forze dell’ordine, i famosi “celerini”, indossavano elmetti ed erano armati di manganelli; avevano, poi, l’appoggio delle camionette e dei camion con gli idranti.

I manifestanti, a loro volta, attaccavano con ogni sorta di sampietrini e bastoni ricavati dai rami degli alberi. La polizia reagiva e rispondeva con i manganelli e con l’uso degli idranti.

Gli scontri furono particolarmente violenti. Per molte ore ci fu una battaglia sanguinosa: oltre 140 i feriti tra gli studenti e i poliziotti. Le sirene delle ambulanze squarciavano i suoni della  città durante il  trasporto dei poliziotti feriti negli ospedali mentre, in molti casi, gli studenti malconci si rifugiavano nelle abitazioni private per non essere denunciati.

I fatti di Valle Giulia furono poi commentati da uno dei maggiori poeti del nostro tempo creando un grande clamore. Pier Paolo Pasolini, a sorpresa, infatti,  scrisse una famosa poesia in favore dei poliziotti e contro gli studenti da lui etichettati “ figli di papà”: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Hanno vent’anni, come voi. (….) Avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete pavidi, incerti, disperati;  ma sapete anche come essere  prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccolo borghesi”. 

Oggi i poliziotti sono gli stessi di allora, con stipendi che non giustificano il loro sacrificio e i rischi che corrono durante le manifestazioni.

Dopo i fatti di Torino le istituzioni scolastiche e politiche hanno comunque difeso la polizia e condannato senza appello le frasi violente pronunciate dalla maestra nei confronti degli agenti.

La Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha annunciato l’avvio di un provvedimento disciplinare contro l’insegnante. Il sindacato di polizia denuncerà la maestra per oltraggio a pubblico ufficiale.

Ma sui social si è scatenato, come sempre accade ormai, un dibattito sulle ragioni della protesta e quella della difesa del territorio da parte delle forze dell’ordine.

In molti difendono le ragioni dell’ insegnante. La donna, una precaria della scuola da dieci anni, ha poi detto di aver pronunciato quelle frasi in un momento di rabbia, aggiungendo di averle pronunciate contro l’ideologia che protegge il fascismo, e non contro i poliziotti.

Per la verità è sempre difficile gestite una manifestazione di piazza dove spesso si può persino rischiare la vita da ambo le parti.

Certo, l’articolo 21 della nostra Costituzione garantisce la libertà di manifestazione, ma non quello della violenza, da qualunque parte essa provenga. Con il senno di poi, però, occorre anche comprendere le ragioni di chi protesta in modo eccessivo, violento, e anche di chi reagisce in maniera a volte incontrollata.

E’ indubbia la violenza delle frasi urlate dell’insegnante, ma occorre inserirle in un contesto sociale e capirne le ragioni, la rabbia, la delusione di una giovane insegnante precaria che aspetta da dieci anni di avere un’occupazione certa.

Ecco, il precariato, la disoccupazione, le disuguaglianze, il risorgere di focolai fascisti sono stati temi poco o per niente dibattuti in una campagna elettorale davvero molto deludente.

Per questo, i cittadini si sentono spesso indifesi e abbandonati dalla politica. Ed è per questa ragione, a volte, che avviene la rivolta. Soprattutto quella dei giovani.

Giuseppe Careri