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La porta stretta della minoranza del Pd. Voto o non voto?

La porta stretta della minoranza del Pd. Voto o non voto?

Matteo Renzi ha dato l’accelerata. Adesso si va alla fiducia. La Camera affronta questo passaggio delicato a partire dalle 15,30 circa di oggi. Si devono, infatti, aspettare 24 ore da quando il Governo pone la questione di fiducia su un provvedimento prima che la Camera venga riconvocata.

Adesso è probabile che il voto, un voto cruciale, sia fissato per l’inizio della prossima settimana giacché domani è il 1 Maggio ed è un venerdì e Montecitorio lascerà momentaneamente il passo a tutte le celebrazioni organizzate per la Festa dei lavoratori.

Si tratterà di giorni di attesa un pò per tutti, ma in particolare per quella che è oramai definita la minoranza del Pd. Parliamo di una consistente parte che non intende seguire completamente Matteo Renzi. Nomi di spicco la compongono. Nomi che sono la storia del Pd: Pieluigi Bersani, Rosy Bindi, Enrico Letta. Se fosse rimasto in Parlamento e non fosse finito, prima alla Corte Costituzionale e poi alla Presidenza della Repubblica, ci sarebbe stato anche Sergio Mattarella. Se non avesse lasciato il Parlamento, soprattutto,  non sarebbe mancato Massimo D’Alema.Tra tutti loro e Renzi ci sono tantissime difformità di contenuti e prospettive, ma soprattutto c’è il modo di fare politica che non coincide assolutamente.

Questi insofferenti alla linea di Renzi non sono pochi e hanno sicuramente un discreto seguito nelle realtà locali, anche se da quando l’ex Sindaco di Firenze è diventato Segretario del partito e Presidente del consiglio le sue fila si sono ingrossate notevolmente. Al punto che in molte zone la battaglia interna al Pd si è trasformata in un confronto tra i “renziani” della prima ora e quelli che sono saliti sul carro del vincitore quando questo carro si era già messo in movimento da un pezzo.

Recentemente, i dissidenti hanno dato una bella prova di forza. In 120 non hanno partecipato al voto sulla Legge elettorale all’Assemblea del Gruppo parlamentare della Camera. Su 310 non è male, Ma anche in quella occasione, e soprattutto dopo, è emerso il limite principale degli oppositori di Renzi: sono divisi! La domanda delle prossime ore è così una sola: resteranno divisi?

Gli esperti dei corridoi di Montecitorio sembrano non avere dubbi: un terzo di loro non voteranno la fiducia e pare che in tal senso si siano già espressi Bersani, Civati, Fassina, Bindi e Letta. Un altro terzo voterà ob torto collo e, infine, ci sarà il restante gruppo che ripercorrerà il sentiero della non partecipazione al voto.

Se questa sarà davvero la conclusione, va da sé che Renzi porterà a casa la fiducia a mani basse e che, invece, la questione si sposterà dentro il partito per quanto riguarda la permanenza dei dissidenti tra le stesse fila con i renziani.