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La studiata vaghezza ed il realismo del Governo Italiano sui migranti, in attesa dell’Europa

La studiata vaghezza  ed il realismo del Governo Italiano sui migranti, in attesa dell’Europa

Trasferire a livello europeo la politica dell’emigrazione. Traferire a livello dell’Unione anche l’onere di trovare le soluzioni migliori ad un problema che, Matteo Renzi ha detto parlando alla Camera, va molto al di là della questione libica, perché, ad esempio, finisce per riguardare l’intera Africa, ed oltre.

Riceviamo la conferma che siamo di fronte alla necessità di affrontare un tema epocale. Dunque lo sforzo di tutte le persone ragionevoli è quello di definirlo nella sua dimensione giusta, uscendo da ogni retorica elettoralistica e, possibilmente, non provinciale. Abbandonando, assieme, quel coacervo di reazioni emotive e l’idea che una semplice prova di forza contro qualche scafista possa pensare di risolvere un problema che coinvolge interi continenti.

Del resto, lo confermano le annose battaglie americane contro gli immigrati sud americani, che provano a passare quel mare di pietra costituito dal confine messicano, o quelle degli australiani per contenere un’invasione navale, forse meno pesante, ma non per questo più gradita e tollerata.

Matteo Renzi ha provato a portare la vicenda dei migranti del Mediterraneo di fronte al Parlamento italiano in una dimensione un po’ più ampia di quella in cui è stata fino adesso definita da molti politici e molti “opinion leader” italiani.

Egli ha provato a delineare un’agenda per raggiunge quelle linee guida che l’Unione Europea finalmente si dovrebbe dare mettendosi in grado di rispondere all’emergenza in maniera adeguata e realistica.

Che l’Unione cominci a riempire questa nuova agenda è un’esigenza sentita soprattutto dai paesi rivieraschi della sponda europea. Quelli che in queste ore si sentono lasciati soli. Anche se le cifre dicono che la maggior parte dei migranti finisce poi nei paesi del Nord Europa. Migranti che, è il caso della Germania con i turchi, e di Francia e Regno Unito con i loro cittadini provenienti dalle ex colonie, si aggiungono ad un composito multietnico assolutamente lontano da quello vantato, e questo potrebbe apparire persino paradossale, dai paesi del sud Europa, come Italia, Spagna e Grecia.

Di tutto ciò deve tenere conto Renzi nel momento in cui va ad interloquire con gli altri dell’Unione.

Certo, forte del fatto che, in ogni caso, si affronta una questione non solo italiana, come del resto dimostrano le fresche dichiarazioni delle autorità greche, anch’esse intenzionate a parlar chiaro in sede europea.

Il nostro Presidente del Consiglio ha affrontato alla Camera, con il suo tradizionale piglio, le drammatiche vicende degli ultimi giorni rimanendo prudentemente sul generico per quanto riguarda le necessarie e conseguenti proposte concrete. Le avrà sicuramente destinate alla riservatezza dell’attenzione del vertice dei Capi di Stato e di Governo organizzato per domani in sede europea. Il primo esclusivamente dedicato al tema dell’immigrazione.

Renzi ha sostenuto, così, che in Europa serve un “approccio politico” per affrontare il problema delle stragi ricorrenti sulle acque del Mediterraneo perché “è di politica che ha bisogno l’Unione europea. Perchè è politica la necessità che abbiamo di non dare una reazione emotiva. O c’è la capacità di dare una risposta complessa o non andiamo da nessuna parte”.

In sostanza, l’Italia chiederà che la politica dell’immigrazione non sia più lasciata ai singoli paesi, Italia per prima, ma che, a partire dalle procedure di asilo, siano messi in campo programmi e risposte europee.

Una vaghezza comprensibile in vista della complessa trattativa diplomatica da avviare con paesi i quali vivono la stessa questione sotto altre dimensioni per motivi storici, per altre esperienze pregresse alle spalle, anche per una diversa capacità logistica ed organizzativa. La conferma che nel campo dell’immigrazione, l’Unione si dimostra più che mai fragile, variegata e, a volte, persino contraddittoria.

La stessa studiata e voluta vaghezza di Renzi, accompagnata ad espressioni di decisa determinazione, è stata avvertita nella stessa mattina alla radio nelle parole della Ministra della Difesa, Roberta Pinotti, in merito all’idea di un possibile intervento militare contro gli scafisti dei porti della Libia.

Una vaghezza, però, lo sappiamo dalla stessa Ministra, che dietro si porta studi e piani in corso di realizzazione da parte dei nostri esperti militari, assieme alla necessità di trattare con gli Stati Uniti per la dotazione degli opportuni armamenti dei droni Predator di cui noi siamo in possesso con l’attuale possibilità di utilizzali solamente per fini di controllo.

La vaghezza di Renzi e della Pinotti, in realtà, confermano la complessità di una materia piena di insidie che investono la politica internazionale. Per noi italiani investono rilievi di natura costituzionale e richiamano agli aspetti pratici e concreti destinati ad essere affrontati solo sulla base di un’esperienza e di una competenza che non è facile trovare dappertutto.

Sicuramente non è sempre alla portata di mano della nostra classe politica media attuale. Quella classe politica contro cui Matteo Renzi si è scagliato ricordando come tanti ragionamenti sulle drammatiche vicende dei giorni scorsi e le reazioni istituzionali siano state trattate con metodi da “sciacalli”, dando la stura così all’ennesima polemica con il Segretario della Lega, Matteo Salvini. Ma questo è un aspetto del tutto marginale su cui neppure vale la pena addentrarsi.

Giancarlo Infante