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A processo per 300 mila morti il “contabile di Aushwitz”

A processo per 300 mila morti il “contabile di Aushwitz”

Giunto a 93 anni deve affrontare un processo per essere stato corresponsabile nell’uccisione di almeno 300 mila internati ad Auschwitz. Si è deciso a definirsi solo “moralmente” colpevole perché legalmente, invece, si sente innocente.

Lui è un ex SS nazista del famoso campo di sterminio in Polonia. Aveva già raccontato la sua storia alla BBC in un documentario del 2005. Si chiama Oskar Groening, ma è meglio conosciuto come il “contabile di Auschwitz”. A 71 anni da quei fatti è costretto nuovamente a parlarne è nuovamente finito sotto processo per il drammatico ruolo svolto nei terribili giorni in cui il campo di sterminio lavorava a tutto spiano.

Lui conferma, però, di aver solo fatto il ragioniere. Contava i soldi sequestrati ai prigionieri che, chissà come, erano riusciti a portarseli dietro, sfuggendo ai numerosi controlli cui venivano sottoposti meticolosamente prima di essere infilati sui vagoni merce.

Groening ammette di avere assistito alle uccisioni di massa, di essere stato presente sulla rampa ferroviaria all’arrivo di tanti convogli provenienti da ogni parte d’Europa, da cui scendevano tantissimi esseri umani la cui destinazione era una sola: i forni crematori. Forni crematori di cui non solo non nega l’esistenza, ma conferma di averli visti, così come ha visto le camere a gas.

Groening si è rivolto al giudice che l’ha sentito in apertura del processo chiedendo perdono perché si sente “moralmente” colpevole, ma senza aver partecipato al genocidio.

Egli, che ora sarà messo a confronto con alcuni sopravvissuti, era ad Aushwitz tra il maggio ed il giugno del 1944, quando circa 300.000 dei 425.000 ebrei ungheresi trasportati là vennero immediatamente avviati verso le camere a gas.

Nel 1980 era sfuggito ad una condanna perché non emersero prove di una sua diretta responsabilità sul massacro di ebrei ed altri deportati, ma secondo gli inquirenti può essere nuovamente processato anche solamente per il fatto di aver fatto parte della macchina infernale organizzata per tenere in piedi il campo di massacro più efficiente del sistema concentrazionario nazista.