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Le Maldive dello spirito

Le Maldive dello spirito

La strada, dopo alcuni saliscendi, declina dolcemente, accarezzata dal verde dei prati circostanti. Il manto dell’asfalto, non proprio levigato, indurrebbe a rinunciare alla mèta. Ma un ottimo ristorante, con pietanze prelibate e servizio raffinato, merita qualche sacrificio.

Un’altra volta! Direte: “ Non ne posso più di programmi culinari. Di “impiattamenti” – anche Word lo segna come errore! – e di ”retrogusti dal colore ambrato”. E poi, in tempi di crisi, meglio risparmiare restando a casa e riciclando gli avanzi del giorno prima.

Errore! Non parliamo di palato e stomaco, ma di anima e spirito. Andiamo a conoscere il participio presente del verbo ristorare. Il complemento oggetto è quell’ insondabile puntino al centro del nostro io che spesso è assetato, affamato e nessun divertimento è in grado di soddisfare pienamente.

Mentre ci avviciniamo, i rumori affievoliscono fino a sparire completamente e il caos romano sembra un lontano ricordo. Le iniziali perplessità lasciano il posto ad una sensazione di pace che gradualmente prende possesso della persona.

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Roma nord, crocevia tra ville lussuosissime e abusivismo anni ’70, alla fine della strada, chiusa, come a segnalare un punto di arrivo, il rifugio per lo spirito.

E i padroni di casa chi sono?

Pierluigi, emulo di Leonardo DiCaprio in “Gang’s of New York”, Roberto, cardiologo, Paolo, direttore di banca, Francesco, studente, Giada, laureata in scienze cognitive. Non è il cast del Grande Fratello 78,  né sono i poveri naufraghi dell’Isola dei Famosi 25. Non li accomuna neppure la passione per il burraco e non sono gli eterogenei componenti di una famiglia allargata.

Ma allora chi sono e che cosa fanno?

Sono tutti degli “ex”. No, non sono stati abbandonati dai loro partners. Hanno fatto una scelta. Hanno deciso di dare da bere e da mangiare, in un ottimo rapporto qualità-prezzo, a quel puntino del loro io che glielo chiedeva continuamente in una sorta di bulimia spirituale, quasi mai appagata.

E ora li vedi, sorridenti, sempre disponibili e, se non fosse per la paura di una tale affermazione, felici.

Stridente il contrasto con le facce di noi automobilisti romani, e non solo, impelagati ogni giorno con le contumelie verso i nostri affini, ormai veri e propri nemici da combattere e da cui difendersi col coltello tra i denti, in una lotta quotidiana sempre più cruenta.

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Stefano, Andrea, Giuseppe, Salvatore, Stefania, Marcella, Paola, Maggie, invece, hanno i volti rilassati di chi vede nell’altro “il prossimo” e si adoperano, seguendo il dettato evangelico, per aiutarlo assumendo il ruolo di camerieri dello spirito, e state tranquilli che non si offendono se li chiamate così.

Prima, però, di mettersi al servizio degli altri e offrire il menù hanno provato in prima persona e hanno scoperto che le pietanze erano veramente gustose e a buon mercato.

 

Ma ancora non sappiamo realmente chi sono. E allora scopriamo le carte.

Sono i fratelli e le sorelle, trentadue, della Fraternità Francescana di Betania di Roma che, provenendo da situazioni le più diverse, vivono insieme l’esperienza francescana in questa comunità, sorta a Terlizzi, in Puglia, circa trent’anni fa su iniziativa di Padre Pancrazio, figlio spirituale di S.Padre Pio, e gradualmente sviluppatasi in altre località, inizialmente italiane e, poi, anche all’estero.

Potremmo immaginare una realtà costituita da attempate suore e canuti frati dediti tutto il giorno a sgranare rosari e intonare litanie in latino. Niente di più errato. L’età media dei componenti la fraternità non supera i 35/40 anni, la vitalità e laboriosità impressionanti. Non esiste momento della giornata in cui l’attività langue.

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Li vedi chi a curare il giardino, chi a preoccuparsi della cucina, sistemano auto e furgoni malandati, tagliano la legna per l’inverno. Attività tutte scandite dal ferreo rispetto della loro prima occupazione: la preghiera e la lode quotidiane, qualsiasi cosa accada. Come recita la formula matrimoniale: nella buona e nella cattiva sorte.

Domanda lecita: chissà quanto costa sostenere una struttura del genere? A Betania conoscono una sola parola: Provvidenza con la “P” maiuscola. Non li ha mai abbandonati!

Perché pensare di dedicare loro un articolo e fargli pubblicità, vista la naturale ritrosia nell’apparire?

Immaginate di arrivare a casa stanchi, dopo una giornata faticosa di lavoro, di togliervi i vestiti indossando la tuta, infilando delle comode pantofole, sdraiarvi sul divano, chiudere gli occhi e inspirare profondamente, sognando spiagge bianchissime e mari cristallini

Ecco: è la sensazione che si prova arrivando alla fraternità francescana di Betania. L’anima, ma anche il corpo, si rigenera in una sorta di lifting spirituale, in una sauna depuratoria che elimina tutte le scorie interiori accumulate nel corso delle nostre battaglie quotidiane per la sopravvivenza. Si entra in un silenzio ovattato, quasi irreale in cui ritrovare sé stessi, scoprire profondamente la nostra essenza e, finalmente, mettersi a dialogare con il proprio io, senza interferenze esterne. Se poi avete la fortuna di giungere nei momenti in cui intonano qualche canto……..bè, allora, diventa estremamente difficile andar via.

Ah, dimenticavo! E’ tutto gratis. Di questi tempi, pazzesco e inimmaginabile.

Giuseppe Gaglioti