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Volkswagen: anche in italia controlli. La procura di Torino indaga

Volkswagen: anche in italia controlli. La procura di Torino indaga

Dopo che il Ministro dei trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, ha comunicato ufficialmente che la Volkswagen ha utilizzato anche in Europa il software che serviva a falsificare le emissioni dei gas di scarico, partono concretamente controlli ed inchieste in tutti i paesi dell’Unione.

In Italia ha annunciato un controllo a campione il Ministro dei Trasporti, Giuliano Delrio, il quale ha precisato che i test saranno estesi ad altri produttori con una spesa prevista di 8 milioni di euro, visto che i controlli costano mille euro a vettura. La Procura di Torino ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per danno ambientale.

Gli obiettivi, comunque, sono puntati sulla Germania dove, anche lì, il Ministro Dobrindt ha detto che anche altre case costruttrici potrebbero essere coinvolte nell’indagine sulla manipolazione dei test. Non a caso il titolo della Bmw ha subito un forte crollo in borsa dopo che si sono sparse voci del coinvolgimento anche delle proprie auto.

Lo scandalo è esploso negli Stati Uniti dove i veicoli sotto inchiesta sono i modelli Jetta, Beetle, Golf e Audi A3 vendute nel periodo 2009-2015 e la Passat degli anni 2014-15.

La prima vittima di questo scandalo è Martin Winterkorn, l’Amministratore delegato del gigante automobilistico mondiale costretto alle dimissioni anche se si è detto del tutto all’oscuro alla vicenda. Se ne va con una pensione favolosa, visto che potrebbe ottenere 28,6 milioni di pensione e 36 milioni di buonuscita. Il condizionale è d’obbligo perché, ovviamente, dovranno essere appurate le sue responsabilità per un caso che sta provocando un danno ingentissimo, nell’ordine di decine di miliardi, per la casa produttrice.

Un nuovo scandalo, intanto, investe l’industria automobilistica statunitense. L’Independent di Londra denuncia l’insabbiamento di un rapporto secondo il quale le auto circolanti negli Stati Uniti sarebbero meno sicure rispetto ai veicoli europei.

Il documento sarebbe tenuto nascosto per il timore che la sua diffusione finisca per ostacolare l’armonizzare delle norme di sicurezza all’interno della controversa trattativa sullo scambio e il partenariato transatlantico tra Europa e Usa, conosciuto con la sigla TTIP.

Lo studio, in realtà, era stato commissionato per dimostrare esattamente il contrario e cioè che le norme di sicurezza applicate nella pratica nell’UE e negli Stati Uniti erano sostanzialmente simili.

Secondo la ricerca, invece, i modelli americani sono molto meno sicuri quando si tratta di collisioni frontali e la cosa impedirebbe la vendita automatica dei modelli Usa in Europa e viceversa.

The Independent ricorda che lo studio è stato commissionato dall’Alleanza dei costruttori di automobili (AAM), che riunisce le principali marche mondiali, come Chrysler, Toyota e Volkswagen, ad esperti dell’Istituto di ricerca sui trasporti dell’Università del Michigan e del centro di ricerca SAFER del politecnico di Göteborg, in Svezia, oltre che ad altri organismi specializzati della Francia e del Regno Unito.