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Voci, poi smentite, sul rischio della pena di morte per i marò italiani detenuti in India

Voci, poi smentite, sul rischio della pena di morte per i marò italiani detenuti in India

Per i nostri due Marò “detenuti” in India si affaccia  lo spettro della pena di morte? Circolano certe voci al riguardo, ma New Dehli smentisce e l’inviato del Governo italiano getta acqua sul fuoco per tranquillizzare e aggiunge:”Siamo pronti ad ogni evenienza con mosse e contromosse”.

Cosa intende De Mistura? Che l’Italia sarebbe pronta a invadere la terra di Ghandi per salvare i nostri fucilieri? Ad ogni evenienza bisognava essere pronti da molto prima, prima che questo assurdo balletto del gatto col topo assumesse aspetti tanto grotteschi quanto drammatici. E, ora, in via teorica, pure tragici.

Ma cosa è accaduto da far temere il peggio, anche se si tratta di un’opotesi assurda e remota? E’ stato chiaro,  sin dal primo momento. Dopo l’uccisione dei due pescatori e il “fermo” di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone avvenuto a metà febbraio del 2012 perché con altri quattro loro colleghi sarebbero interventi per difendere la nave dall’assalto dei pirati .

Quei moderni pirati che imperversano in una vasta area dell’Oceano Indiano, tra la Somalia e la penisola indiana. Il fatto é accaduto a bordo della Enrica Lexie, a 20,5 miglia nautiche al largo delle coste del Kerala. In piene acque territoriali insomma.

La polizia investigativa indiana, Nia,  ha presentato un rapporto con cui accusa i nostri marò sulla base di una Legge che prevede la pena di morte. Secondo The Hindustan Times, il più importante e accreditato giornale indiano, con una edizione anche in lingua inglese, fondato nel 1924, girone latorrre divisa marina

investigatori avrebbero presentato al Ministero degli Interni indiano un rapporto con la richiesta di perseguire i due militari in base al “Sea Act” che reprime la pirateria marittima con la pena di morte. Ciò nonostante le ripetute richieste  del ministero degli Esteri del Governo di Nuova Dehli di trattare il caso con imputazioni che prevedono pene più lievi.

Il giornale indiano sottolinea,  inoltre, il forte contrasto tra i diversi ministeri competenti sul caso: gli Esteri e gli Interni. Lo scorso aprile, il ministro degli Esteri Salman Khurshid, infatti, si era impegnato con l’Italia assicurando che il caso dei marò non rientrava fra quelli “rari tra i più rari” che prevedono l’applicazione della pena di morte. Lo stesso ministero degli Interni aveva modificato un suo ordine alla Nia rimuovendo il riferimento al “Sua Act”.

RomaSettRed