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Venti di guerra sulla Siria. Forti le tensioni tra gli europei. Renzi contrario agli interventi militari. La Russia invia gigantesco sottomarino con 200 testate nucleari

Venti di guerra sulla Siria. Forti le tensioni tra gli europei. Renzi contrario agli interventi militari. La Russia invia gigantesco sottomarino con 200 testate nucleari

Francia e Regno Uniti sono già  sul piede di guerra in Siria. Il Presidente Francoise Hollande annuncia che da oggi partono voli di ricognizione nei cieli del paese mediorientale per studiare le posizioni dell’Isis e contemporaneamente insiste sulla vecchia posizione di ostilità nei confronti del regime di Bashar al-Assad di Damasco.

Il Primo ministro britannico, David Cameron, annuncia che un drone della britannica Raf  ha colpito in Siria un islamista britannico, combattente tra le fila dell’Isis, o Daesh. Immediate le critiche di tutti coloro che ricordavano le sue precedenti dichiarazioni sul fatto che i britannici non sarebbero intervenuti militarmente in Siria. Lui ha chiarito che si è trattato di un caso di “autodifesa”, ma la comunicazione non sembra soddisfare l’opinione pubblica che non gradisce i cosiddetti “omicidi mirati” e si chiede, come fanno i principali giornali londinesi, se sia giusto eliminare così dei cittadini britannici.

La Germania tace in materia, mentre l’Italia si esprime attraverso il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ed il Ministro degli esteri, Paolo Gentiloni,  contrari alle misure annunciate da Parigi e Londra e  convinti che la situazione siriana si risolva lavorando al superamento di Bashar al-Assad  in maniera diplomatica e non militare. A questo proposito, Gentiloni sottolinea come sia aumentata la consapevolezza in questo senso a livello internazionale.

Si sta, in sostanza, ripresentando lo stesso copione di due anni fa quando esplose la crisi internazionale e si giunse ad un passo dall’intervento armato in Siria sulla base dell’uso di armi chimiche nel corso dei combattimenti tra le truppe di Damasco e gli insorti, allora non ancora soverchiati dai miliziani dell’Isis come sono invece oggi.

In quella occasione la Francia premette fino alla fine sugli Usa per dare corso ad un intervento armato. Barack Obama preferì, però, seguire la via della trattativa e riuscì ad ottenere la smobilitazione dell’arsenale chimico di Damasco anche grazie all’intervento di Russia ed Iran.

Londra fu costretta a fare una clamorosa retromarcia dopo che il Parlamento di Westminster votò contro ogni ipotesi d’intervento prospettato dal Governo di Cameron, allora  basato sulla coalizione dei conservatori di Cameron con i Liberal democratici.

In ogni caso, la situazione siriana non può non tenere conto della posizione di altri attori sulla scena, sicuramente più determinanti di quanti . In primo luogo gli Stati Uniti impegnati in una importante strategia diplomatica che tende a creare un nuovo ordine nella regione mediorientale e del Golfo persico.

Poi la Russia, da sempre sostenitrice del Governo di Damasco, e che ha l’unica base navale nel Mediterraneo proprio sulle coste siriane, l’Iran e gli Hezbollah libanesi . Questi utimi sono da anni  militarmente presenti in Siria con un importante e ben armato esercito al fianco di Bashar al-Assad.

Secondo fonti vicine ai servizi segreti israeliani, la Russia sta rafforzando la propria presenza in Siria, sia a terra, sia nelle acque antistanti. Nei giorni scorsi era stato notato l’invio di 6 Mig 31 destinati a fare da contraltare agli altrettanti velivoli Usa inviati in Turchia per i bombardamenti delle postazioni Isis in Siria ed Iraq.

Adesso è in navigazione verso le coste siriane quello che è considerato il più grande sottomarino al mondo, il Dmitri Donskoy che imbarca 20  missili balistici intercontinentali Bulava capaci del lancio di circa 150- 200 testate nucleari.

Secondo le fonti israeliane, il sottomarino russo è salpato dalla sua base del Mare del Nord il 4 settembre, scortato da due navi anti-sub guerra, ed è in procinto di raggiungere le acque siriane in 10 giorni. Il giorno dopo la partenza dell’unita russa, il Segretario di Stato Usa, John Kerry, ha espresso la preoccupazione statunitense per il rafforzamento della presenza militare russo nella regione.

Ai russi, del resto, è anche attribuito il dispiegamento di forze di terra che sarebbero utilizzate per combattere l’Isis le cui milizie si stanno pericolosamente avvicinando alle aree della Siria controllate dall’esercito siriano il quale non sembra in grado di assicurare una resistenza adeguata.