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VALORIZZARE IL TERZO SETTORE MIGLIORA LA QUALITÀ DELLA DEMOCRAZIA- di Lorenzo Dellai

VALORIZZARE IL TERZO SETTORE MIGLIORA LA QUALITÀ DELLA DEMOCRAZIA- di Lorenzo Dellai

Il Domani d’Italia pubblica il seguente articolo a firma di Lorenzo Dellai, Capogruppo alla Camera dei deputati di Democrazia solidale – Centro Democratico

La Camera ha approvato in via definitiva la riforma del Terzo Settore.
Il Presidente Renzi, al quale va il merito di aver dato centralità a questo tema, l’ha definita come uno dei provvedimenti più rilevanti della legislatura.
È certamente così. Lo è per i contenuti specifici della Legge ma, a mio avviso, sopratutto per il valore di questa opzione in questa fase storica.

Mi sembra rilevante il suo valore simbolico e culturale a riguardo dell’idea di società e di democrazia.
E’ la cifra di una idea di società nella quale diritti dei singoli e doveri sociali si armonizzano in una visione organica di solidale responsabilità.
Ed è nel contempo, in maniera correlata, la cifra di qualità di una democrazia che supera ogni sua visione meramente “regolatoria” per assumere la valenza di un progetto comunitario. 
Sono due questioni oggi di stringente attualità, di fronte allo scenario che per la prima volta in epoca recente vede attenuarsi in tutta Europa, nel sentimento di molta parte del popolo, il nesso tra democrazia e benessere diffuso.
Uno scenario che vede progressivamente emergere il primato dell’individualismo e rischia di avvicinare l’incubo di una democrazia ridotta a tanti singoli individui che si rapportano direttamente con un potere sempre più lontano e mediatizzato per soddisfare bisogni e desideri sempre più frammentati e slegati da una qualsiasi prospettiva di bene comune.
Valorizzare il Terzo Settore e’ lavorare contro questa possibile deriva. 
Significa volere una società che si pensi piuttosto con la categoria del “noi”; una democrazia che non sia svuotata di significati e di partecipazione consapevole e responsabile; un sistema che punti sulla famiglia e sui corpi intermedi, sulle autonomie locali, sulle reti sociali;  una idea di sviluppo di comunità, una “comunita’ cooperativa”.
Sono questioni di grandissima attualità e di capitale importanza. E hanno molto a che vedere anche con la stagione delle riforme che il nostro Paese sta tumultuosamente attraversando.
Una stagione che si impone come necessità a fronte dei cambiamenti epocali e dei ritardi che si sono accumulati nei decenni precedenti.
Bisogna però stare attenti alle parole d’ordine che si usano e che rischiano di prevalere sugli stessi contenuti delle riforme; anche in tema di Referendum costituzionale di ottobre.
A mio modo di vedere, il Presidente Renzi commette un grave errore non tanto a “metterci la faccia” ( può essere discutibile, ma e’ inevitabile, posto che quella Riforma era la missione principale del suo governo ) quanto piuttosto a chiedere il SI con argomenti che rasentano l’anti politica e trasmettono una idea semplificatoria della democrazia.
La nostra democrazia soffre certamente di un deficit di efficienza, di velocità, di sobrietà e di semplicità. È vero e intervenire in tal senso e’ doveroso.
Ma sotto questi aspetti – più visibili e più avvertiti dalla pubblica opinione – vi è una crisi molto più complessa e profonda: è una crisi di “senso”, di appartenenza e di rappresentanza, di condivisione. 
Valorizzare il Terzo Settore, dunque, non è solamente dare fiato ad una rete di presenze essenziali per la qualità della vita di tantissime persone e di tantissime comunità. È anche e sopratutto investire sulla qualità della democrazia e mettere le basi affinché essa possa superare la sua crisi più profonda anche se meno gettonata nel dibattito politico.