UltimaEdizione.Eu  > 

Usa rilanciano allarme per diga di Mosul. Ora affidata agli italiani

Usa rilanciano allarme per diga di Mosul. Ora affidata agli italiani

L’ambasciata statunitense di Baghdad ha nuovamente lanciato l’allarme per i rischi che corre la diga di Mosul il cui collasso, dice un comunicato, potrebbe essere “grave e senza precedenti” e la popolazione delle vicine città di Mosul e di Tikrit è invitata a spostarsi.

Purtroppo,  l’attività di manutenzione è stata sospesa durante il 2014, periodo in cui l’impianto è finito sotto il controllo dell’Isis o Daesh.

La situazione non è cambiata di molto da quando gli islamisti sono stati ricacciati indietro e la diga è stata affidata alla ditta Trevi di Cesena. Cosa per la quale, il Governo italiano ha appena deciso l’invio di 450 soldati con il compito di difendere l’imponente struttura

La diga, infatti,  è alta 113 metri. Sul fiume Tigri ha formato un bacino artificiale lungo quasi 50 chilometri. Sovrasta la città di Mosul, abitata da circa 700 mila abitanti, divenuta la capitale politica dell’autoproclamato Califfato islamico.

Più lontana, circa 400 chilometri, ma sempre lungo il corso del Tigri, la capitale irachena Baghdad.

Qualche tempo fa le autorità irachene hanno, però, negato che esista un pericolo imminente di crollo e in tal senso si è espresso direttamente il Ministero delle Risorse Idriche di Baghdad che avrebbe investito circa due miliardi di dollari per i lavori di ristrutturazione e salvaguardia.   CLICCA QUA

Secondo gli esperti americani che hanno lanciato il grido di allarme, il principale problema della diga sarebbe rappresentato dalla instabilità dei terreni su cui è stata realizzata perché sottoposti ad una continua azione di erosione sin da quando l’impianto venne inaugurato da Saddam Hussein nella metà degli anni ’80, cosa che costringerebbe a continue, gigantesche iniezioni di cemento alla sua base.

L’ambasciata americana prevede così che il crollo della diga e la successiva inondazione potrebbe provocare la morte di quasi 1,5 milioni le cui abitazioni sono distribuite lungo il fiume Tigri.

Edoardo Matteo Infante