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Una famiglia intera siciliana “latitante” vicino Londra per 20 anni per evitare che i figli diventassero mafiosi

Una famiglia intera siciliana “latitante” vicino Londra per 20 anni per evitare che i figli diventassero mafiosi

Siamo stati latitanti e nascosti 20 anni in Inghilterra perché non volevamo che i nostri figli diventassero mafiosi. Parla così, di fronte al giudice della Corte di Westminster,  Anna Skinner.  Lei in realtà dovrebbe essere chiamata  Anna Rancadore.  E’ la moglie di Domenico Rancadore catturato ad Uxbridge giorni fa, poco lontano dalla parte occidentale di Londra. Lui è stato condannato in Italia in via definitiva a sette anni di reclusione per associazione mafiosa e sta cercando di non essere estradato da quel Regno Unito in cui ha cercato rifugio vivendo sotto falso nome con moglie e figli. Nel frattempo  è stato giudicato colpevole  in contumacia ed é stato indicato come uno latitanti dei più ricercati d’Italia.

Alla domanda sul perché avesse adottato il cognome Skinner, la donna ha dichiarato : “ho cambiato il mio nome perché volevamo fuggire  dal cognome Rancadore. Troppe cose sono accadute  in Sicilia. Volevamo una pausa”. Lei, infatti,  ha preso il nome della madre che era inglese, mentre il padre era un’italiano.

Rancadore è stato condannato perché ritenuto un esattore delle tangenti estorte ai costruttori a Trabia, località vicino Palermo , nel periodo 1987  1995. L’avvocato dell’arrestato ha spiegato al magistrato che il padre era considerato un capo mafia molto temuto e nel 1998 e, pertanto, Domenico Rancadore ha escogitato la latitanza come mezzo per allontanarsi dal genitore e dall’ambiente in cui era cresciuto.

rancadore domenico 1

Rancadore adesso teme per la propria vita e sostiene di non aver commesso alcun reato nel Regno Unito. Il giudice, Howard Riddle, ha stabilito che Rancadore possa tornare a casa su cauzione, ma deve recarsi alla stazione di polizia locale due volte al giorno e portare un braccialetto. La pubblica accusa ha presentato appello e così  l’imputato dovrà attendere ancora per un’altra settimana in carcere prima della prossima udienza.

 RomaSettRed