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Ulteriore rinvio al 3 Febbraio del processo ai due marò italiani in India perché la Polizia indiana non é ancora in grado di formalizzare le accuse.

Ulteriore rinvio al 3 Febbraio del processo ai due marò italiani in India perché la Polizia indiana non é ancora in grado di formalizzare le accuse.

La Corte Suprema indiana concede al Governo indiano solo 15 giorni per lo svolgimento del processo contro i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.La decisione è giunta dopo un veloce esame della richiesta italiana di cancellare il processo dopo che è stato disattesa l’ordinanza con cui la stessa Corte dispose nell’Aprile del 2013 lo svolgimento di un iter veloce al fine di giungere ad un sollecito verdetto sui due marinai italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati di fronte alle coste dello Stato del Kerbala.

La Corte Suprema in quella stessa occasione aveva stabilito che i fatti erano accaduti in acque internazionali e che pertanto non cadevano sotto la giurisdizione dei tribunali e degli inquirenti dello stato del Kerbala che, invece, per lunghi mesi si erano voluti occupare della vicenda nonostante le proteste italiane.

I due marò ed il nostro Paese sostengono in via di principio, tra le altre cose,  che il processo non può essere intentato in India e che, in ogni caso, avrebbe dovuto essere svolto già da un pezzo per consentire l’adeguata difesa.

La discussione in atto, che risente anche della lunga campagna elettorale in corso nel sub continente indiano, riguarda la formalizzazione definitiva delle accuse mosse ai due italiani dopo mesi di polemiche e divisioni tra ministri che non hanno consentito ancora l’avvio del processo.

Al centro della questione, infatti, vi è la legge da tenere di riferimento per valutare il comportamento dei due accusati in considerazione del fatto che la vicenda si è svolta completamente ad di fuori delle acque territoriali indiane e che i nostri marinai erano impegnati all’interno di una iniziativa internazionale per la lotta alla pirateria a bordo della nave Enrica Lexia.

Enrica-Lexie

Alcuni organi di stampa indiani sostengono nel frattempo che il Ministero degli Interni starebbero per autorizzare la NIA, la National Investigation Agency, la Polizia investigativa indiana,  a fare riferimento alla SUE Act, legge sul mare contro la pirateria che potrebbe far accusare i due marines italiani di pirateria, appunto,  facendo loro rischiare la pena di morte.  Cosa che invece è sempre stata esclusa con il Governo italiano dal Ministero degli esteri di New Dehli. Del resto se la NIA non potesse invocare la legge sulla pirateria non avrebbe competenza alcuna sul caso e non si sa chi potrebbe averla altrimenti, dopo che la Corte Suprema il 18 Gennaio di un anno fa escluse la competenza delle autorità locali del Kerbala.

Le stesse fonti giornalistiche, però, sostengono che la NIA non sia ancora in grado di formulare un’accusa del genere in tempi brevi e così nessuno è in grado ancora di prevedere cosa accadrà di fronte alla Corte Suprema il prossimo 3 Febbraio quando è stata aggiornata  l’udienza.

Gianluca Scialanga