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Tutti dietro Snowden in fuga va davvero in Ecuador, o no? Cresce tensione Usa Russia

Tutti dietro Snowden in fuga  va davvero in Ecuador, o no?  Cresce tensione Usa Russia

E’ un vero e proprio mistero quello di Edward Snowden, l’uomo più braccato al mondo. Dove sta andando? Gli Usa lo vogliono far arrestare ed estradare per poterlo giudicare. Le accuse sono pesanti: tradimento ed appropriazione di beni appartenenti agli Stati Uniti d’America. Il tradimento è stato consumato dal 29 enne ex consulente della Cia allorquando ha rivelato al mondo che Usa e Regno Unito archiviano e spiano praticamente tutte le nostre conversazioni telefoniche, le chat, le mail e l’uso delle carte di credito di mezzo mondo. L’accusa dell’appropriazione è legata al fatto che lui si deve essere portato dietro un bel po’ di dischetti masterizzati.

Nelle ultime ore sta anche montando la polemica tra Stati Uniti e Russia perché Washington chiede in termini perentori, come già fatto in precedenza con i cinesi, che il fuggiasco venga loro consegnato dalle autorità moscovite.

Edward, fatta la sparata di rilevanza mondiale, è scomparso da Hong Kong dove si era rifugiato e dove aveva appena finito di raccontato tutto ai giornalisti del “ The Guardian” di Londra. Era volato a Mosca poco prima che arrivasse alle autorità di Hong Kong la richiesta Usa di arresto e di estradizione. Una vera e propria fortuna. Sarebbe stato troppo imbarazzante per le autorità cinesi dover esaminare la richiesta. Sarebbe stato imbarazzante anche per gli uomini di Barak Obama affrontare un tema simile in un tribunale cinese.

In effetti, rischiava di diventare assai divertente l’assistere alle udienze in quella che è, comunque, terra di Cina. Poco dopo aver scoperto che, di fatto, è stata smontata e rovesciata l’accusa avanzata per mesi e mesi da Barak Obama ai cinesi. Non sarebbero gli uomini di Pechino a spiare gli americani. Stando alle rivelazioni di Snowden, accade esattamente il contrario. E pensare che il Presidente americano aveva invitato il suo omologo cinese in California proprio per dirgliene quattro. Giusto alla vigilia della improvvida pubblicazione da parte del Guardia delle prime rivelazione dell’ ex collaboratore dei servizi segreti.
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Dal continente asiatico Snowden era dato in viaggio, via Mosca e via L’Avana, verso l’Ecuador. Il paese sud americano che pare essere diventato terra d’asilo per i rivelatori delle cose delicate degli 007 internazionali. Quello, insomma, che la Francia è stata negli anni ’80 per i sospetti terroristi di tutto il mondo. Julien Assange, l’uomo delle rivelazioni di WikiLeaks, non a caso, è ancora rifugiato nell’ambasciata ecuadoregna di Londra.

Sembrava che iI trasferimento di Snowden verso Quito fosse questione di ore. Molti dei giornalisti presenti nella capitale moscovita si sono addirittura precipitati a comperare i posti sul volo primo Mosca L’Avana nella speranza di sedere accanto all’uomo del momento e, magari, chiedergli qualcosa in esclusiva. Una spesa inutile! Edward Snowden non c’era. Il volo è stato fatto decollare senza di lui. Non sappiamo la fine fatta dai giornalisti. Forse qualcuno ne ha approfittato per volare comunque nell’Isola Caraibica. Ma Snowden davvero ci capiterà in quell’isola, o i piani sono del tutto diversi?

I giornali internazionali, infatti, parlano sempre più di pressanti interventi diplomatici statunitensi nei confronti dei russi. Si appellerebbero alla collaborazione scambiata nel passato su altri casi di interesse moscovita contro la grande criminalità organizzata. I toni non sono affatto amichevoli e le relazioni tra i due paesi, già critiche per la crisi siriana, potrebbero peggiorare ulteriormente.

Tutto, così, é ancora molto fumoso ed incerto. L’esasperazione americana fa pensare che i controllori di volo Usa potrebbero impedire a qualunque aereo avesse a bordo il giovane in fuga di avvicinarsi allo spazio aereo americano. Non manca chi, ricordando il caso di Sigonella, dove un aereo egiziano fu fatto atterrare da caccia americani per catturare gli autori del sequestro della nave della Lauro, preconizzano un intervento dei jet statunitensi per costringere l’aeroplano con Snowden a bordo all’atterraggio forzato in madre patria.

Congetture ed illazioni. Tutto, in realtà, è molto poco chiaro. Secondo alcune fonti, l’ex consulente Cia sarebbe arrivato a Mosca senza visto d’ingresso e, pertanto, sarebbe ancora fermo in aeroporto, ma al di là del gabbiotto del controllo doganale. Non sarebbe da nessuna parte, insomma, legalmente parlando.
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A pensarci bene potrebbe, questa, costituire la soluzione migliore. L’amministrazione Obama non rischia di veder venire fuori tutto ciò che si sta rivelando un vero motivo di imbarazzo. Non solo verso cinesi e russi. Anche nei confronti dei rappresentanti di governo dei paesi amici, spiati senza alcun rispetto ai massimi livelli nel corso di diverse occasioni dai nomi altisonanti: G7, G8, G20. Non si è trattato di cose carine da fare a degli alleati.

Vediamo, adesso, che corso prende questo nuovo capitolo di un libro di cui, al momento, non si intravede la fine.

G.I.