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Tunisia in piazza contro il terrorismo dopo la strage sulla spiaggia mentre continua la fuga dei turisti

Tunisia in piazza contro il terrorismo dopo la strage sulla spiaggia mentre continua la fuga dei turisti

Tunisia in piazza contro la violenza dell’Isis. Molta gente si è radunata a Sousse, nei pressi di Hammamet, per protestare contro l’attentato costato la vita a 39 persone su una delle spiagge più conosciute ed esclusive del Paese dove un terrorista ha fatto fuoco all’impazzata contro i bagnanti sotto gli ombrelloni. Solidarietà è stata espressa alle vittime tra cui 15 britannici e numerosi altri stranieri.

Ai morti sulla spiaggia si aggiunge un’altra vittima:  quella rappresentata dall’industria tunisina del turismo. Un’industria che negli ultimi anni ha assicurato quelle risorse che altrimenti il Paese non avrebbe, povero com’è di gas e di idrocarburi a differenza dei grandi vicini produttori, Libia ed Algeria.

Queste sono le ore in cui gli stranieri stanno scappando nella maniera più veloce possibile. Troppo vivide le immagini della strage consumata dal giovane  islamista che ha sparato all’impazzata tra gli ombrelloni e le strade del vicino complesso turistico fatto da lussuosi alberghi sorti come funghi per rispondere ad una richiesta crescente dei tour operatori europei.

Ora tutto ciò rischia di crollare miseramente perché molte sono già le prenotazioni cancellate a favore di altre località di mare più tranquille.

L’organizzazione del Califfato islamico rischia di vincere così la sua battaglia contro una Tunisia laica e democratica: minando alle basi una delle sue principali risorse economiche.

A Sousse si sono presentati, infatti, in due sulla spiaggia per fare terra bruciata, sparando nel mucchio per realizzare una facilissima carneficina di gente in costume da bagno. Pertanto, c’è da chiedersi se l’obiettivo non fosse proprio quello di ottenere un mero successo propagandistico. Del resto l’Isis ha dimostrato abbondantemente di voler fare di azioni crudeli e repellenti uno dei suoi più efficaci biglietti da visita.

Dei due fanatici autori della strage, uno l’hanno ucciso e l’altro è stato catturato. Una magra soddisfazione per le autorità tunisine che non sono riuscite ad evitare il massacro di 38 persone ed il ferimento di altre 36 sulla spiaggia esclusiva del golfo di Hammamet. Un luogo reso famoso agli italiani perché scelto da Craxi per la propria latitanza passata fino alla sua morte nella villa costruita proprio in questa che è una delle località turistiche più ricercate della Tunisia e dell’intero Mediterraneo.

Qui sono richiamati turisti da ogni parte d’Europa e all’Italia. Così, tra i 39 cadaveri provocati dai mitra dei terroristi islamisti vi sono britannici, francesi tedeschi e belgi. Stranamente, questa volta, non vi è la segnalazione di alcun italiano tra le vittime ed i feriti. A differenza di quanto accadde poco tempo fa in occasione dell’attacco  condotto contro i visitatori del Museo Bardo di Tunisi.

Il Governo del paese nord africano vede nelle due azioni dei seguaci dell’Isis l’intento di  distruggere l’industria turistica tunisina e creare un alone di terrore attorno a questo che è uno dei paesi più laici del mondo arabo. Così, la reazione non si è fatta attendere e le autorità di Tunisi hanno deciso di chiudere 80 moschee non controllate dal Governo e in cui si teme che venga sostenuta la linea estremista del Califfato.

Intanto, la polizia cerca di capire come si sia svolta la dinamica dell’attentato ed avere la conferma del fatto che gli attentatori fossero solo i due identificati giunti dal mare in modo da non suscitare troppi sospetti tra il nutrito gruppo di poliziotti e soldati che da tempo presidiano gli alberghi di Sousse come avviene in tutte le strutture turistiche tunisine.

L’Isis ha anche rivendicato l’attentato organizzato in un altro paese arabo: il Kwait. Un’autobomba ha preso di mira una moschea di sciiti della capitale Kwait City gremita di fedeli per la preghiera del venerdì. Il bilancio è altissimo. Purtroppo, si teme che il numero di 27 morti sia destinato a salire perché molti degli oltre 220 feriti sarebbero in gravissime condizioni.

Continua così l’offensiva degli uomini del Califfato anche nei paesi sunniti della Penisola Arabica che per lungo tempo è rimata indenne dall’ondata terroristica, Recentemente, invece, i terroristi dell’Isis non hanno esitato a mettere bombe anche in Arabia Saudita e negli altri emirati, come hanno appena fatto in quello del Kwait.