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Taranto: maxi bufera all’Ilva Cda dimesso dopo il sequestro di 8,1 miliardi a rischio 40 mila posti di lavoro

Drammatica maxi bufera all’Ilva di Taranto. Si è dimesso l’intero Cda all’indomani del sequestro di 8,1 miliardi di euro disposto dal Gip di Taranto. Con le dimissioni del Consiglio di Amministrazione sono ora forte rischio 24 mila posti di lavoro, che salgono a oltre 40 mila se si considera l’indotto. Il Cda, presieduto dall’ex Prefetto di Milano Bruno Ferrante, ora alla guida dell’Ilva, si è aggiornato al 5 giugno ed è stato dato ai legali incarico di impugnare il sequestro disposto dal magistrato. Al termine della riunione è stato diffuso il seguente comunicato: ” l’ordinanza dell’Autorità giudiziaria colpisce i beni di pertinenza di Riva Fire e in via residuale gli immobili di Ilva che non siano strettamente indispensabili all’esercizio dell’attività produttiva nello stabilimento di Taranto. Per tali motivi il provvedimento ha effetti oggettivamente negativi per Ilva, i cui beni sono tutti strettamente indispensabili all’attività industriale e per questo tutelati dalla legge n.231 del 2012, dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale”.. “Vista la gravità della situazione – prosegue la nota – e incidendo il provvedimento di sequestro anche sulla partecipazione di controllo di Ilva detenuta da Riva Fire, i Consiglieri, Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure hanno presentato le dimissioni dalle rispettive cariche con effetto dalla data dell’Assemblea dei Soci, che il Consiglio ha convocato per il giorno 5 giugno ore 9, ponendo all’ordine del giorno la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione”.

Gianluca Scialanga