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Spazzata via l’Imu. Tutti contenti L’esercito del Pdl travolge la “Maginot” di Monti e Saccomanni Il pdl esulta per la sua vittoria. Serve proprio

Spazzata via l’Imu. Tutti contenti  L’esercito del Pdl travolge la “Maginot” di Monti e Saccomanni  Il pdl esulta per la sua vittoria. Serve proprio

L’Imu non c’é più! Finisce un incubo! Il Governo Letta é salvo! Campane a stormo. Sono quelle dei telegiornali. Del resto, la decisione é stata presa giusto in tempo per esaltarla dinanzi a loro. Tutto, oramai, é mediatico. Pure Enrico Letta ed Angelino Alfano non si affidano più solamente ai vecchi, cari comunicati stampa. In un Paese dove Internet é propriamente usato a mala pena dal 20 per cento degli abitanti, loro “twittano”. In realtà, guardando solamente ai giornali ed alle televisioni che aspettano quei “twitt” come i ragazzini il cornetto appena sfornato. Dopo le “twittate”, infatti, tutti con i giornali per spiegare ogni cosa con dovizia di particolari.

E’ inutile girarci attorno, però. Berlusconi e Brunetta l’hanno avuta vinta sull’Imu. Vittoria secca: sei zero, sei zero. Avanti il prossimo. Saccomanni, Epifani, Fassina distesi a fondo campo. Soverchiati nell’impari compito e… con il fiatone. Qualcuno, se si riandasse a vedere cosa ha dichiarato per settimane intere farebbe bene a dimettersi. L’Imu, dicono trionfanti quelli del Pdl, è addirittura cancellata dal vocabolario della politica e dal lungo elenco di tasse, accise, balzelli, prelievi ecc. ecc. cui noi italiani siamo onorati di pagare ad uno Stato ingordo ed incoerente. Forte coi deboli, inesistente con i forti!

saccomanniI nove famosi punti del ministro dell’economia, Fabrizio Saccomani, già tanto derisi da Renato Brunetta, spazzati via con la stessa facilità con cui i tedeschi passarono la Maginot, via Belgio ed Olanda, o con cui Maradona driblava quattro, persino cinque “improvvisati” giocatori.

Lui, il Saccomanni, non se lo sono proprio filato. Quelli del Pdl hanno fatto cuccurucù pure a Mario Monti, oggi arrabbiato nero con il Pd e Letta perché avrebbero ceduto ai “ricatti” del Pdl. Ma davvero il professore Mario Monti si aspettava che la ”sua” Maginot, visto che l’Imu la volle lui, reggesse a fronte della concreta possibilità che il Governo saltasse anzi tempo per l’odiata tassa sulla casa?

Ma questi, verrebbe da chiedere, con tutti i giornalistucoli che fanno loro da corte, da dove vengono? Ma le seguono le notizie? Pensavano che Berlusconi si sarebbe fatto intenerire dalle loro chiacchiere? Lui ha bisogno di dimostrare che ancora conta qualcosa. Per prima cosa, se lo deve dire a se stesso. Per tirarsi un po’ su, vista l’ariaccia che tira. Poi, lo deve dire a Giorgio Napolitano, ad Enrico Letta e lo deve far certificare all’intero Pd: via l’Imu, altrimenti, vi tolgo io il Governo di mezzo ed andiamo alla crisi peggiore della Repubblica italiana da quando questa è nata.

berlusconi-disperato-150x150Così, oggi, devono dire che sono tutti contenti. Berlusconi, perche è ancora qualcuno. I suoi più fedelissimi, i “falchi”, che possono guardarsi in giro soddisfatti e dire: ve lo avevamo detto! Pure, anzi soprattutto, le cosiddette “colombe” del Pdl sono felici. Sono riuscite ad evitare la frattura insanabile con Giorgio Napolitano, con Enrico Letta e con il Pd. Possono sperare che Berlusconi si plachi, almeno per un po’, e smetta solo di promettere sconquassi.

Qualcosina sembra essere stata raggiunta in questo senso, se è vero che Berlusconi, il quale nei giorni scorsi aveva versato insoddisfazione da tutti i pori verso Letta, alla fine del Consiglio dei Ministri ha dovuto ammettere che il Premier si è comportato bene. Nessuno ne dubitava!

Bene, archiviata la partita Imu, adesso viene il bello. Cioè la questione della decadenza di Berlusconi dal suo seggio senatoriale. Mentre teneva un occhio verso Palazzo Chigi, lui ha consegnato le proprie memorie alla Giunta per le elezioni del Senato. Non memorie da intendere come autobiografia di qualcuno pronto di ritirarsi a vita privata. Anzi, agli arresti domiciliari. No, queste sono memorie giudiziarie. Di uno, insomma, che ancora si batte e che vende cara la pelle.

senato aulaCome al solito, ha fatto le cose in grande. Non si è limitato a scrivere la sua letterina ad una Giunta che, egli sa bene, ha una maggioranza schiacciante contro di lui. Ha allegato anche numerosi “pareri pro veritate” vergati da illustri giuristi e fini costituzionalisti per sostenere le sue tesi e le sue richieste. Che, poi, sono la stessa cosa. La legge Severino, in sostanza dice lui, e dicono questi autorevoli pareri, è anticostituzionale. Quindi, la Giunta non deve applicarla. Non solo non può farlo decadere dal suo seggio, ma deve, anzi, rimandare la legge di fronte alla Corte Costituzionale e sospendere i propri lavori ed il proprio giudizio in attesa della pronunzia dell’Alta Corte.

Il Senato, insomma, dovrebbe, esso stesso, sottoscrivere che quella legge, approvata a fine 2011, é una legge del cavolo. Così, il Pd ha facile gioco nel dire che la legge è legge e che, come ogni legge, quella della Severino va solo applicata.

Forte è, allora, l’impressione che la rivincita, il sei zero, sei zero da lui rifilato sull’Imu, a partire dal prossimo 9 di settembre glielo serviranno indietro senza pensarci sopra più di tanto, al momento di affrontare la questione al Senato. A lui resta solo la possibilità di allungare i tempi.

letta rideLetta era raggiante al termine del Consiglio dei ministri e a chi gli chiedeva sulla durata dell’Esecutivo ha risposto: “Il governo non ha più scadenza”, ha detto. Il decreto varato “è una vittoria e spero che la giornata di oggi possa far finire finalmente domande come questa…” ha aggiunto. Il suo Governo, insomma, non dovrebbe durare più solamente i 18 mesi di cui si era, e lui pure aveva, tanto parlato.

E’ un po’ come quando al supermercato finiscono per cambiare le date di scadenza sui prodotti in prossimità della fatidica data… Per vedere se Enrico Letta è ottimista o, solo, speranzoso e che non sta cambiando scadenze invano, basta solo pazientare poco meno di due settimane. Tanto, l’appuntamento del Senato arriva.

Giancarlo Infante