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Ballottaggi nell’attesa di un voto di possibile influenza nazionale Affluenza in calo: a Roma – 1,6 per cento

Ballottaggi nell’attesa di un voto  di possibile influenza nazionale  Affluenza in calo: a Roma – 1,6 per cento

Mentre Governo e partiti osservano cifre e percentuali di quanti si recano ai ballottaggi per l’elezione dei sindaci, a Roma si registra un ulteriore calo rispetto al primo turno. Nella capitale, alle 12, aveva votato l’8,6 per cento degli aventi diritto contro il 9,32 per cento di quindici giorni fa e una flessione in percentuale dell’ 1,6. A chi gli chiedeva di Berlusconi, insinuando che la “linea” la detta il cavaliere senatore di Arcore, Enrico Letta ha risposto rimandando a lunedì la risposta. Ha precisato che si tratterà di una smentita a quelle insinuazioni. Se ce ne era ancora bisogno, è venuta da Letta la conferma di quanto in questo Paese conti la più piccola elezione e che ad essa siano legate le sorti di equilibri ben più importanti. Lunedì, inoltre, non verremo solo a sapere come si sarà votato a Viterbo o ad Ancona, e in tutti gli altri capoluoghi di provincia coinvolti nel ballottaggio per la poltrona del Sindaco.

Sapremo, infatti, soprattutto, come sarà andata a finire la storia nella Capitale. Roma ha sempre avuto un peso sulle vicende nazionali. Anche se il suo voto ha carattere esclusivamente amministrativo e locale. Questo lo sentiremo dire agli sconfitti. I vincitori faranno, invece, diventare il verdetto delle urne del campidoglio un affare stratosferico. Enrico Letta sa forse già che vincerà Ignazio Marino? E che, se Berlusconi detta veramente la linea, lo continuerà a farà ma con una voce sempre più flebile?

ballottaggi7Chi vince più ballottaggi e chi vince, in particolare, a Roma alzerà voce e cresta. Entrambi i principali partiti, impegnati in questo strano abbraccio tra avversari, su cui si basa l’esecutivo di Enrico Letta, hanno bisogno di alzare le braccia al cielo. Devono piantare la loro bandierina su quello tra i “colli fatali di Roma” che ospita un centro di potere e di immagine pubblica di dimensione nazionale. Per chi è capace, ma i La Pira non s’inventano tutti i giorni, potrebbe significare, addirittura, una dimensione internazionale.

Alla destra servirebbe per continuare a sostenere di essere in rimonta e provare ad azzardare l’idea di sbarazzarsi di Enrico Letta al più presto in vista di eventuali elezioni autunnali. La sinistra, invece, deve inventarsene ogni giorno una per far dimenticare una scellerata primavera, nel corso della quale è stato consumato uno dei più raffinati suicidi che mente masochistica potesse mai escogitare.

Paradossalmente, però, se dovesse vincere Ignazio Marino, per il Pd e per Enrico Letta, verrebbero altri tipi di guai. Minori di quelli legati alla vittoria di Alemanno, ma sempre guai. Forse non immediatissimi, ma certi. Dopo Matteo Renzi un altro ballottaggi6sindaco importante a fare il controcanto dentro e fuori del partito! Un doppio incubo per il vertice di Via del Nazareno che ha subito, più che aiutato, la vittoria del medico con un passato di ricerca negli Usa.

Ignazio Marino, se Renzi lo fa dal fianco centrista, porterà le sue inside dal fianco laicista e filo grillino. Non è un mistero per nessuno che molti del Movimento Cinque Stelle romano sono impegnati per l’esponente del Pd, piuttosto che per Alemanno. Ufficialmente, però, il Movimento non sta con nessuno. Marino, così, oltre a rappresentare un problema nei rapporti con il mondo cattolico, potrebbe riprendere la sua corsa personale nel partito, come provò a fare al tempo in cui vinse, invece, Pierluigi Bersani.

Anche per Enrico Letta, il quale sarà il primo a plaudire ufficialmente, la vittoria di Marino potrebbe complicare il quadro futuro. Soprattutto, per la cosiddetta candidatura alla “premiership”, visto che dire candidatura a guidare il Governo non piace più a nessuno.

Al momento, infatti, le due grandi componenti interne al Pd, quella ex comunista, con un’appendice socialista, e quella ex democristiana, hanno trovato un punto di equilibrio con un bel carico di reciproche recriminazioni. L’affossamento di Marini e Prodi ballottaggi15 quirinalesulla via del Quirinale, l’invio in panchina di Massimo D’Alema e, soprattutto, l’incredibile “ben servito” a Bersani ancora pesano. E sono destinate a pesare a lungo.

L’armistizio è stato imposto dalle reciproche profonde ferite che i contendenti si sono inferti e dalla posizione di Giorgio Napolitano. Il Presidente, conoscendoli bene un po’ tutti, ha rotto gli indugi ed ha deciso per loro, ricorrendo al Governo Letta. Inevitabile il contro bilanciamento della sinistra con l’elezione del Segretario “traghettatore”: Guglielmo Epifani.
A rendere più caotica la situazione è anche la discesa in campo dell’ex ministro Fabrizio Barca.

Insomma, a bordo ring si riscaldano in molti. E’ probabile che vincerà il più abile, o i due più abili, ad inventare un’accoppiata vincente, il famoso ”dream team”statunitense, che crei equilibri stabili, tra candidato a Palazzo Chigi e quello alla segreteria, in modo da far convergere, su quegli equilibri, la maggioranza del Pd.

Giancarlo Infante