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Situazione pirandelliana in Europa un pò su tutto: dai migranti alla questione Euro per la Grecia

Situazione pirandelliana in Europa un pò su tutto: dai migranti alla questione Euro per la Grecia

Gli europeisti convinti sono con le mani nei capelli. Quelli che, invece, non vedono l’ora di assistere al crollo dell’ Europa gongolano, come se le eventuali macerie non portassero drammi e lutti per la stragrande maggioranza degli oltre 500 milioni di donne e uomini che oggi portano scritto Europa sul loro passaporto.

La situazione, però, è quella che è. La confusione regna sovrana. Si possono prefigurare tanti possibili scenari tra i quali scommettere. Siamo travolti da un mare di chiacchiere, mentre ci attendiamo fatti concreti. Ci aspettiamo scelte ponderate mentre, invece, ogni giorno, non ne salta uno senza, ascoltiamo dichiarazioni e dichiarazioni di cui non si capiscono le finalità, se non quelle di finire sulle prime pagine di giornalinche .

Come erano belli quei vertici di una volta fatti anche di tanti silenzi. Tanto decidevano lo stesso loro, ma almeno non ci creavano uno stato d’agitazione e di preoccupazione continui.

Quasi tutti i titoli delle opere di Pirandello andrebbero bene ad illustrare quel che sta succedendo in Europa in queste ore. Che la politica sia fatta anche di giochetti, di ripensamenti, di minacce, doppi e tripli giochi è una cosa risaputa già dai tempi in cui l’uomo uscì dalle caverne per le prime volte. Dai dirigenti di quasi tutti i paesi europei, in queste ore, ne viene solo la conferma.

Sembra di trovarci di fronte ad una gara a chi la spara più grossa guardando solamente ai sondaggi condotti tra un’opinione pubblica cui viene spesso ammannito solo un fiume di retorica che va in tutte le direzioni, dal filo europeismo fideistico e naive, all’ostilità preconcetta, irrealistica ed astorica.

I casi dei migranti e delle difficoltà economiche della Grecia sono la conferma di tutto ciò, mentre siamo costretti a porci in attesa di vertici salvivici organizzati dai nostri Capo di Stato e di Governo.

Sul caso dei migranti la situazione è al tempo stesso chiarissima e confusa. Nessuno li vuole accogliere all’interno di un processo di ripartizione deciso a Bruxelles. Per alcuni, le vicende del Mediterraneo e del Medio oriente devono essere utilizzate per sfruttare al meglio la situazione creata, in particolare in Libia, dalla presenza di tanti “vuoti di potere”, un pò dappertutto su questo importante scacchiere internazionale.

Arabia Saudita, Egitto, Iran ed altri paesi, piccoli geograficamente, ma potenti finanziariamente, come è nel caso del Qatar, cercano di proporsi come vere e proprie potenze regionali in grado di surrogare il ruolo di controllo e di garanzia una volta svolto dai cosiddetti “grandi”, Usa e Russia. Questi, in realtà, continuano ad essere gli unici veramente grandi, Purtroppo, continuano ad essere reciprocamente “ostili”, anche se in modo nuovo.

Devono, però, anch’essi fare i conti con la globalizzazione e le sue conseguenze, tra le quali spicca un’accentuazione diffusa a livello mondiale di quello spirito di “autodeterminazione” che sta interessando sempre più gli stati, le regioni che li compongono e le popolazioni che li popolano.

E’ chiaro che il problema delle moderne migrazioni di decine e decine di milioni di esseri umani è, dunque, molto più ampia e complessa e non può certo essere banalmente ridotta ai 40 mila migranti da spartire in Europa in due anni. Colpisce come i leader europei, che pure queste cose le sanno benissimo e meglio di tutti, continuino con questa solfa invece di provare ad affrontare alla radice la questione, o una parte delle questioni che la provocano.

Certo si tratterebbe di affrontare ambiti veramente complessi. Che tirano in ballo gli interessi di banche, di multinazionali di ogni genere, di produttori di armi, di grandi imprese di progettazione e di costruzioni dei principali paesi europei, oltre che i loro tradizionali rapporti politici e commerciali con molti paesi africani ed arabi. Se l’Europa, però, non si deciderà una buona volta a trovare una comune identità di vedute ed impostare interventi condivisi, anche le vicissitudini dei migranti non saranno mai superate in maniera definitiva.

Comunque, restando alle polemiche di queste ore, resta il fatto che il vertice del 25 ed il 26 giugno si avvicina e ancora non si è capito se il regime delle quote sarà obbligatorio, come ha appena dichiarato il Ministro Angelino Alfano, dopo il vertice dei ministri degli Interni, o invece se sarà lasciato al “buon cuore” di ogni singolo paese come continua a sostenere il Presidente francese Francoise Hollande.

Per quanto riguarda la Grecia, ci si trova grosso modo di fronte allo stesso copione con l’aggravante che gli attori sul palcoscenico cambiano le parti in commedia quasi ogni giorno, Agli inizi, il Capo della Commissione Junker faceva il “buono” con Tsipras, ora parla anche lui di Grexit, che starebbe a significare l’uscita della Grecia dall’Euro. A conferma che oramai tutto è lasciato a slogan e ad acronimi da sparare in ogni direzione.

Fa comunque riflettere che mentre aumenta il numero di coloro che danno per scontata la bancarotta di Atene, il leader greco ostenta sicurezza ed anticipa che al vertice dei vertici si troverà l’accordo. Staremo a vedere.

Soprattutto, qualunque sarà la decisione, ammesso che arrivi e non si segua la solita via del rinvio, sarà opportuno vedere se i nostri condottieri europei non si decidano ad avviare una seria revisione delle regole e dei parametri di riferimento al cui interno ciascun paese sta dentro o fuori dell’Europa. Parametri seri e non come quel contestato 3 % di Maastricht che si è rivelato solo un perverso strumento con cui le aree più ricche continuano ad arricchirsi a spese delle più disagiate.

Anche in questo caso, perciò, l’auspicio è che si vada ai problemi veri che stanno alla base degli equilibri economici e finanziari tra i 28 paesi dell’Unione. Puntando, possibilmente, ad autentiche fasi di convergenza e di coesione. Solo percorrendo questa strada è possibile raggiungere un rafforzamento utile a tutti sulla strada di un’Europa più equilibrata e realmente democratica.

Giancarlo Infante