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Siria: si tratta sulla consegna delle armi chimiche da parte di al-Assad. Gli Usa potrebbero rinunciare all’opzione militare

Siria: si tratta sulla consegna delle armi chimiche da parte di al-Assad. Gli Usa potrebbero rinunciare all’opzione militare

Tenui segnali. Anzi tenuissimi. Ma qualcosa si muove sulla questione siriana. John Kerry, il capo della diplomazia degli Stati Uniti, dice che se Bashar al-Assad rinuncerà al suo arsenale chimico e lo metterà sotto il controllo della comunità internazionale la vicenda potrebbe avere una svolta positiva. L’opzione militare sparirebbe dal panorama per far restare solo quella politica.

I russi chiamano a Mosca il Ministro degli esteri di Damasco Walid Moallem ed il collega moscovita Sergey Lavrov alla fine dell’incontro ribadisce il concetto che i siriani sono pronti per il tavolo delle trattative. Entrambi si dicono meravigliati di un Barack Obama pronto, alla vigilia dell’anniversario dell’attacco alle due torri gemelle di New York, a bombardare la Siria e fare così trionfare al-Qaeda.

La battaglia mediatica sulla Siria è dunque in pieno svolgimento. Il mondo aspetta di ascoltare l’intervista rilasciata dal Presidente siriano al-Assad ad una televisione statunitense. Lui dice di non aver mai ordinato l’uso di gas tossici contro la popolazione civile nel corso del conflitto che da due anni sta dilaniando il suo Paese e che nessuno può avere le prove della sua responsabilità. Assad avverte nuovamente: se attaccati, i nostri amici faranno delle ritorsioni.

Egli si riferisce ai gruppi palestinesi ai confini con Israele pronti a vendicare l’attacco Usa con una pioggia di missili sullo Stato ebraico. Per questo, per la prima volta a Gerusalemme le forze armate israeliane hanno piazzato delle batterie di missili antimissile che fanno parte del loro sistema di difesa “Iron Dome”, Cupola d’acciao.

Batteria " Iron Dome"

Batteria ” Iron Dome”


Gli analisti, però, stanno anche dando un certo peso ad una frase pronunciata da al-Assad e cioé che non sia necessario aspettare l’intervento americano per risolvere la situazione. La cosa é vista come un ulteriore spiraglio forse diretto nella direzione richiesta da Kerry. La Siria, come prospettato da qualche giorno dai due alleati potrebbe consegnare le proprie armi chimiche all’Iran sotto la garanzia russa.

John Kerry, intanto, rende noto di avere le prove che in ben 11 occasioni i governativi siriani hanno utilizzato i gas contro gli insorti a partire dal 2011. Lo dice mentre prosegue il suo tour europeo nel corso del quale per ha incontrato anche tutti i rappresentanti del mondo arabo.

La Cnn, intanto, mette in onda nuovi filmati che provano l’uso dei gas letali nel corso della vera e propria guerra che da oltre due anni divide il Governo di Damasco da molti gruppi di oppositori.

Dalla Germania, il “Bild am Sonntag” riferisce di aver saputo che i servizi di sicurezza tedeschi hanno utilizzato una nave per intercettare le comunicazioni dei vertici siriani mentre si trovava al largo delle coste orientali del Mediterraneo.

Nave "guerra elettronica"

Nave “guerra elettronica”


Le intercettazioni confermerebbero che, non solo il Presidente siriano non ha ordinato personalmente attacchi chimici armi, ma che invece ha bloccato numerose richieste dei suoi comandanti militari di usare armi chimiche contro oppositori del regime negli ultimi mesi.

Se la cosa fosse confermata, e se parimenti sarà confermato l’uso dei gas da parte dell’esercito siriano, è chiaro che si porrebbe il quesito di quanto al-Assad sia in grado di controllare completamente i suoi uomini.

Il capo dei servizi segreti tedeschi, Gerhard Schindler, in precedenza, nel corso di un incontro a porte chiuse con una commissione del Parlamento di Berlino, avrebbe reso noto che anche lui è convinto che i militari di Damasco abbiano usato i gas lo scorso 21 Agosto, senza avere potuto raggiungere prove conclusive. Schindler ha detto anche che il suo servizio, il BND, aveva intercettato una telefonata in cui un membro di alto rango di Hezbollah in Libano, parlando con l’ambasciata iraniana a Damasco, sosteneva che Assad avesse fatto un grosso errore a dare l’ordine di usare i bombe chimiche. Cosa è vero? Può essere vero tutto, allo stesso tempo?

Proteste Washington

Proteste Washington


Le ultime notizie provenienti dalla Germania potrebbero adesso gettare benzina sul fuoco delle polemiche che, sia negli usa, sia in Francia stanno investendo i fautori dell’intervento. Così come il leader siriano potrebbe sentirsi maggiormente autorizzato a sostenere la linea dura su cui si è attestato e sulla quale continua con i suoi scontri verbali con Washington.

Questo scontro mediatico avviene a ridosso della convocazione del Congresso degli Stati Uniti voluta da Barack Obama per ottenere un sostegno alla decisione di bombardare la Siria. Non tanto per rovesciare al- Assad quanto per distruggere il suo arsenale di bombe chimiche o, almeno, per metterlo in condizione di non essere più utilizzato.

Il Presidente degli Stati Uniti e John Kerry, così, continuano a sostenere che non si tratterà di una guerra, bensì di un intervento “finalizzato e proporzionato”, mentre devono affrontare la resistenza di una parte dei parlamentari democratici e repubblicani che temono il coinvolgimento in un’altra guerra in Medio Oriente. Soprattutto un’America stanca di guerre ed interessata ad assecondare i segnali di ripresa economica del momento.

Sul fronte internazionale, poi, il principale alleato di al-Assad, il presidente russo Vladimir Putin continua a sostenere che eventuali attacchi militari condotti senza la preventiva autorizzazione delle Nazioni Unite sarebbero illegali e che lui è pronto a sostenere la Siria in caso di intervento.

Nave russa Nikolai Filchenkov

Nave russa Nikolai Filchenkov


Già ha inviato i missili antimissile S-300, la cui fornitura egli stesso aveva sospeso all’inizio del conflitto, con una nave, la Nikolai Filchenkov seguita dai servizi occidentali.

John Kerry ha però controbattuto sostenendo che Washington non esclude affatto la possibilità di rivolgersi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a cercarvi un appoggio per condurre un’azione militari, una volta che gli ispettori delle Nazioni Unite avranno consegnato il loro rapporto su quanto accaduto il 21 agosto scorso ai sobborghi di Damasco, dove circa 1400 persone sono state uccise nel corso di un attacco chimico, tra cui centinaia di bambini.

L’idea del coinvolgimento delle Nazioni Uniti nasce anche sulla base delle perplessità del Presidente francese François Hollande finito sempre più sotto pressione degli oppositori interni all’idea di un attacco. A maggior ragione senza un mandato dell’Onu.

Merkel, Letta, Obama, Cameron

Merkel, Letta, Obama, Cameron


“I suggerimenti del presidente Hollande e quelli dei nostri amici sono ascoltati da grande attenzione dal Presidente Obama e da tutti noi, ha detto Kerry dopo un incontro con i ministri della Lega Araba tenuto a Parigi. “Nessuna decisione è stata ancora presa dal presidente.”

John Balcony