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Siria: la Francia bombarda. Critiche di Renzi e di Putin. Europa divisa e latitante mentre cambiano gli equilibri

Siria: la Francia bombarda. Critiche di Renzi e di Putin. Europa divisa e latitante mentre cambiano gli equilibri

La Francia ha annunciato di aver effettuato i suoi primi attacchi aerei contro le milizie dell’Isis, o Daesh, in Siria.  Matteo Renzi, dalla sede Onu di New York in cui si trova, ha fatto capire senza mezzi termini di non concordare affatto con la decisione del Presidente francese Hollande ed ha subito ricordato il caos provocato a suo tempo in Libia. Quando anche i francesi vollero la caduta di Gheddafi senza preoccuparsi, prima, di definire un assetto utile a stabilizzare la situazione del paese nord africano.

Gli stessi concetti espressi da Vladimir Putin. Secondo il quale ogni tentativo di rovesciare il Governo di Damasco potrebbe portare alle stesse situazioni in cui si sono trovati l’Iraq dopo la fine di Saddam Hussein e la Libia del dopo Gheddafi.

Secondo Putin, che risponde direttamente alle affermazioni di francesi e britannici sulla necessità di andare oltre Bashar al-Assad, “siriani e solo siriani” dovrebbero essere in condizione di decidere sulle sorti del loro paese.

Il Presidente russo sostiene che l’unica via di uscita dalla crisi siriana è quella del “rafforzamento delle strutture di governo che devono essere aiutate nella lotta al terrorismo e, allo stesso tempo, chiedendo loro di impegnarsi in un dialogo positivo con l’opposizione interna “.

Putin invia anche un messaggio, a cavallo tra la precisazione ed il minaccioso, quando ricorda che i russi sono in Siria perché “invitati” dal governo siriano, mentre le operazioni condotte da altri paesi non hanno lo stesso permesso e sono, così, da considerarsi “illegali”.

Un chiaro messaggio per Barack Obama e gli altri leader occidentali convenuti proprio nella sede per eccellenza del rispetto delle norme internazionali, qual è l’Onu.

Intanto, mentre il Presidente russo si accinge a giocare le sue carte politico diplomatiche, le sue truppe in Siria continuano a rafforzarsi e ad organizzarsi.  Dopo la base messa in piedi a Latakia, il cuore del territorio di provenienza degli Alawiti filo sciiti della famiglia di Bashar al-Assad, che dominano la Siria da oltre 50 anni, i rilievi satellitari mostrano come Mosca stia allestendo almeno altre due basi, in modo da essere sempre più in grado di influire significativamente sui combattimenti in corso in Siria.

Chi sembra proprio assente sullo scacchiere siriano, e non solo, spiace dirlo, è proprio l’Europa intesa come entità organica e condivisa. Ogni paese europeo, insomma, continua ad andare in ordine sparso sulle principali vicende del mondo contemporaneo. In particolare, sulla politica del Mediterraneo e del vicino Oriente.

La Francia bombarda e alcuni si aspettano che anche il Regno Unito si associ al più presto all’iniziativa militare di Parigi. Anche se la cosa rischia di creare una grave frattura nella società britannica, dopo che il Parlamento di Westminster, nella scorsa legislatura, si è espresso con un voto contrario ad ogni ipotesi del genere in cui fosse coinvolta la forza aerea britannica.

L’Europa, dopo essere stata divisa in materia di debito pubblico e sui migranti, non trova un’identità di vedute e di presenza nel Medio Oriente e, così, ognuno va in ordine sparso, inseguendo solamente i propri interessi.

Magari, ripetendo vecchi errori. Come quelli che molti europei, invasi dai rifugiati, rimproverano a Francia e Gran Bretagna per avere parzialmente sulla coscienza sia il caos creato in Siria, sia quello in Libia per le operazioni condotte, salvo smentite, senza un effettivo coordinamento internazionale, in generale, e con i partner europei, in particolare.

Il comunicato di Hollande precisa che gli aerei francesi hanno colpito obiettivi individuati nel corso delle missioni di ricognizione condotte nelle due precedenti settimane, che l’azione è frutto del coordinamento con “i partner regionali”, senza indicare quali, e che la Francia è intenzionata a colpire ogni volta che veda la propria “sicurezza nazionale messa in gioco”.

All’incapacità occidentale di sviluppare una strategia credibile e duratura verso la Siria fa da sfondo il fatto che il Mediterraneo si sta sempre più affollando di navi ed aerei che battono le bandiere più varie.

Secondo fonti israeliane, di solito le più informate nella regione, è arrivata alla base russa di Tartus, in Siria, la portaerei cinese Liaoning-CV-16 scortata da un incrociatore lanciamissili. La notizia è giunta poche ore dopo la visita negli Stati Uniti del presidente cinese Xi Jinping.

Siamo, insomma, di fronte alla conferma di un rafforzamento dei rapporti tra Russia e Cina. Due potenze che hanno comuni interessi nel fronteggiare le minoranze armate estremiste dell’islamismo delle loro regioni a preminente presenza di popolazioni musulmane. Sono portate, inoltre, a sostenersi reciprocamente in situazioni regionali d’interesse in cui non riescono, altrimenti, ad imporre la loro posizione agli Stati Uniti.

Secondo le notizie di queste ore, così, i cinesi schiereranno in Siria una squadriglia aerei di J-15, alcuni elicotteri Z-18F anti-sommergibili e Z-18J, per il trasporto, oltre ad assicurare la partecipazione di almeno 1.000 marines per combattere gli islamisti dell’Isis, nelle cui fila vi sono numerosi combattenti islamisti uiguri provenienti dalla provincia cinese dello Xinjiang.

Mentre la Russia di Putin sembra appoggiare il gigante asiatico nel confronto in atto con Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone nel Mar Cinese Meridionale, i cinesi restituiscono la cortesia nel Mediterraneo inviando un chiaro messaggio di sostegno alla presenza militare russa in Siria. Del resto, già nel maggio scorso si sono tenute esercitazioni navali congiunte dei due paesi nel Mediterraneo, in prosecuzione di quelle del 2012 svolte nel Pacifico.

Un’altra informazione di queste ore indica la costituzione di un centro di coordinamento a Baghdad tra Russia, Iran e Iraq per fornire un più adeguato sostegno alle milizie sciite operative contro il Califfato islamico creato a cavallo tra Siria ed Iraq. Cosa che fa titolare molti giornali sul fatto che Bagdad starebbe per mollare la sua alleanza con gli Stati Uniti.

In tutto questo scenario, dunque, colpisce l’assenza istituzionale dell’Europa, divisa fortemente al proprio interno tra chi appoggia il fronte sunnita e chi ha creduto nella necessità del dialogo anche con l’Iran.

Un’altra importante divisione tra gli europei è tra quanti hanno appoggiato Barack Obama, ostinatamente impegnato nella ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana, e quanti, invece, vogliono un intervento militare. Forse, per coltivare più celermente i propri interessi, piuttosto che trovare una soluzione pacifica in maniera duratura.

Giancarlo Infante