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Siria: in attesa della conferenza di pace, Damasco avanza dappertutto

Siria: in attesa della conferenza di pace, Damasco avanza dappertutto

Venerdì prossimo dovrebbe avviarsi come previsto la conferenza di pace sulla Siria organizzata nel tentativo di muoversi in direzione della ricerca di una soluzione di un sanguinoso conflitto civile che, dopo quasi cinque anni, vede coinvolte anche le principali potenze mondiali, a partire da Stati Uniti e Russia.

Il condizionale è d’obbligo perché in materia di Siria molte occasioni simili in precedenza hanno solamente riservato delusioni cocenti. Ancora oggi non è assolutamente garantito che tutti gli invitati si siederanno attorno al tavolo organizzato dopo mesi di estenuanti, faticose trattative condotte tra gli occidentali, con la Russia e l’Iran, con i paesi del Golfo.

Alcuni dei commensali, inoltre, anche se non possono impegnarsi direttamente in quella direzione, non vedono l’ora che in realtà tutto salti e si allontani ancora una volta la possibilità di avviare un processo di stabilizzazione di un paese la cui crisi ha portato ad una profonda radicalizzazione del conflitto tra il mondo sunnita e quello sciita.

Una radicalizzazione su cui qualcuno ha investito ed investe per rafforzare le proprie posizioni e la capacità di giocare un ruolo determinante nel proprio ambito regionale.

Solo l’insistenza del Presidente statunitense Barack Obama ed il deciso coinvolgimento militare della Russia sembrano, adesso, aver avviato il superamento delle resistenze delle forze ribelli verso ogni ipotesi di partecipazione del governo di Bashar al- Assad alle trattative e, al tempo stesso, portato quest’ultimo a prepararsi ad accettare l’idea di offrire delle concessioni che potrebbero anche prevedere il superamento del regime che ha governato con il pungo di ferro per quasi 60 anni.

Non tutti gli oppositori, però, hanno gradito la situazione e, così, alcuni gruppi diserteranno le trattative, mentre non è stato ancora risolto il problema della rappresentanza dei curdi nei confronti dei quali la Turchia continua a porre un veto. Certa e definitiva, invece, l’esclusione dell’Isis e del gruppo al- Nusra, legato all’altra concorrente organizzazione terroristica islamista di al-Qaeda.

Sul tavolo delle trattative peseranno numerosi fattori compresi gli ultimi successi riportati dall’esercito di Damasco il quale ha recuperato, grazie agli intensi bombardamenti della Russia, ampie zone di terreno da cui era stato progressivamente estromesso negli ultimi cinque anni.

Le forze armate governative, anche grazie al sostegno sul campo assicurato dalle milizie sciite libanesi degli Hezbollah e dai consiglieri militari iraniani, hanno ripreso il controllo di tutte le provincie a maggioranza Alawita, l’etnia filo sciita cui appartiene la famiglia degli Assad e di gran parte del gruppo dirigente siriano.

Negli ultimi giorni hanno inoltre rafforzato la presenza in direzione di Aleppo, la seconda città del paese, e verso il confine con la Giordania creando, in qualche modo, la possibilità che si sistemi, di fatto, la Siria con una separazione in due o più entità, come da tempo vari analisti paventano possa succedere o addirittura auspicano per avviare la pacificazione del paese.

Una pacificazione che, in ogni caso, deve passare attraverso la definitiva guerra al Daesh capace negli ultimi anni di creare, a cavallo tra Siria ed Iraq, un vero e proprio Califfato islamico divenuto nel tempo il riferimento dei gruppi che predicano e praticano la violenza islamista in tutto il mondo.