UltimaEdizione.Eu  > 

Si continua con le solite: Berlusconi “in campo” Grillo: vinco io! Letta da Napolitano Contano i “silenzi” e si cerca una “manciata” di senatori

Si continua con le solite: Berlusconi “in campo”  Grillo: vinco io! Letta da Napolitano  Contano i “silenzi” e si cerca una “manciata” di senatori

Enrico Letta sale al Quirinale per riferire al Capo dello Stato sul suo lungo faccia a faccia con Angelino Alfano. Berlusconi concede un’intervista al settimanale “Tempi” con la quale ribadisce l’intenzione di rimanere ”in campo”, nonostante tutto e tutti. Beppe Grillo giudica arrivato al capolinea il convoglio Pdl Pd che ha portato a Palazzo Chigi Enrico Letta.

Resta, dunque, a metà della prima settimana dopo Ferragosto, sostanzialmente lo stesso il quadro politico di riferimento. Intanto, l’incombente Meeting di Rimini di Comunicazione e Liberazione impazza letteralmente su quasi tutte le emittenti televisive e radiofoniche italiane. Dalla capitale romagnola della vacanza estiva si prolunga, così, l’eco di quello che continua ad essere l’argomento monotematico da giorni e giorni: la decadenza dal seggio senatoriale di Berlusconi e la possibile conseguenza rappresentata dalla crisi del Governo Letta.

Grillo, in verità, osa di più: vola oltre il dibattito di queste ore e preconizza che alle prossime elezioni sarà il suo Movimento Cinque Stelle a vincere. La crisi, questo il suo ragionamento, impedirà la riforma elettorale e noi vinciamo con il “porcellum”. Grillo sente che avrà il Presidente del Consiglio e, così, in un colpo solo, i “grillini” si troveranno a dirigere l’Europa per sei mesi, visto che all’Italia sta per giungere l’incarico semestrale a rotazione.
Beppe-Grillo-a-Napoli
Se Grillo conoscesse i meccanismi internazionali non darebbe così tanta importanza ad una cosa che ha si il suo valore ma, alla fin fine, costituisce solo una breve parentesi in processi politico istituzionali di ben altro spessore e consistenza. Non a caso, il Paese presidente di turno fa parte di una “trojka” composta anche dal precedente incaricato e da quello che lo sarà subito dopo.

L’intervento di Grillo è ancora una volta arioso, iperbolico ed immaginifico, articolato com’è sulla base di passaggi dati, a priori, per certi e scontati. Ma se le crisi politiche italiane, della cosiddetta Seconda Repubblica, continuano ad essere prevedibili per l’inizio, lo sono molto meno per gli sbocchi e le conclusioni.

La cosa importante dell’uscita di Grillo è però costituita da una conferma: non contate sui voti del mio Movimento. Lui continua a chiamarsi fuori. In sostanza, dice a molti nel Pd, non fatevi soverchie illusioni perché i 5 Stelle non faranno gli alleati “di scorta” del Partito Democratico una volta che si consumerà la frattura tra i due principali partiti sostenitori del Governo Letta.

La situazione, in realtà, è più complicata di come sembra apparire a seguire le sole dichiarazioni ufficiali. O, almeno, quelle riportate dai giornali. Più che le cose dette, in queste ore, è importante riuscire ad interpretare i “silenzi”.
brunetta V
Partiamo da quelli del Pdl. Lo abbiamo già segnalato nei giorni scorsi: non si parla più di Imu. Eppure il Governo starebbe per annunciare che la tassa sugli immobili non riguarderà la prima casa. O, almeno, c’è una soluzione che andrebbe in questa direzione. Sarebbe un’autentica vittoria per Brunetta e soci. Ti aspetti grida di tripudio, salti di gioia. Invece, no! Loro tacciono, dopo aver animato per settimane il dibattito politico contro l’odioso balzello!

Al tema del silenzio sul tema Imu va aggiunta la riflessione sui “silenziosi”. Coloro che non dichiarano e se ne stanno buoni e cheti a vedere come va a finire. Eppure, in più d’uno, tempo fa, sembravano aver formato la cosiddetta corrente “delle colombe”. Quelli che hanno sempre cercato di non rompere completamente con il Presidente Giorgio Napolitano. Quelli che hanno voluto fortemente il Governo Letta. Quelli che se non l’hanno detto, l’hanno lasciato abbondantemente capire: noi non ci dimettiamo per le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Lo difendiamo fino alla fine, ma non faremo gli “aventiniani”.

Il Governo Letta per sopravvivere, certo il termine giusto sarebbe proprio questo: sopravvivere!, avrebbe bisogno appena di una “manciata” di senatori in più, se proprio il Pdl finisse per sganciarsi ufficialmente e completamente.
cicchitto gelmini
La cosa curiosa è che l’ipotesi che questa “manciata” di voti possa essere trovata tra le stesse file del Pdl è segnalata proprio da molti berlusconiani di ferro i quali non esistano a parlare apertamente dei “traditori”. Hanno elementi certi? Vogliono, invece, esorcizzare la possibilità che un manipolo di “Bruto” continui a sostenere Letta mentre il loro capo va ai domiciliari? In questo momento non lo vengono certo a raccontare a me.

Troppo, però, è il tempo che ancora si deve consumare per essere sicuri di mettere la parola fine a questa vicenda. E’ improbabile che fino a quel momento qualcuno finisca per scoprirsi apertamente. Lo farebbe inutilmente e scioccamente.
Ci sono prima da esaurire tutte le possibilità previste da leggi, normative e regolamenti parlamentari. Nel caso Previti se ne passarono sette, otto mesi prima che si decidessero a farlo decadere.

Poi, a ben pensarci, ci si potrebbe trovare di fronte ad una ipotesi “b” messa in atto dal Pdl. Provocare la crisi del Governo Letta, ma senza determinarne la caduta immediata. Una lunga, calcolata agonia nel corso della quale molte cose potrebbero pur sempre accadere!

Oppure, perché non pensare a fornire un appoggio esterno che finirebbe per essere molto, ma molto condizionato. Ci si potrebbe trovare di fronte ad una sorta di versione italiana del lungo esperimento belga che ha lasciato in carica un Governo per il disbrigo degli affari correnti per quasi due anni. Il Belgio é sempre li, come prima: vivo e vegeto!
moretti
Nel Pd c’è, invece, c’é chi aspetta i voti grillini. A costoro, in particolare ad Alessandra Moretti, Beppe Grillo ha fatto già il solito “marameo” e li ha presi in giro. Ma, forse, l’attesa non è indirizzata verso tutti i senatori del Movimento 5 Stelle. Bensì ad un’altra pattuglia di “silenziosi”: quelli che, dopo essere andati vicino alla rottura con Grillo, un paio di mesi fa, si sono messi buoni da una parte, in attesa di tempi migliori.

Se questi scenari si rendessero concreti, però, tirerebbero in ballo in ogni caso le vicende del Pd. Anche qui non mancano i “silenziosi”. Per primo, il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che in situazioni così intriganti e bollenti non ha mai fatto mancare, in precedenza, la propria opinione.

Con lui, tacciono altri che sembrano valutare le mosse migliori da fare. Non tanto guardando Palazzo Chigi, bensì tenendo lo sguardo vigile verso l’Assemblea del Partito di Settembre ed il successivo Congresso di Novembre. Si tratta dei soliti noti che preferiscono tenere ben stretto il poco, ma certo, potere che dà loro il tesseramento interno piuttosto che cimentarsi nelle battaglie per la cosiddetta “premiership” su cui si rischia solo di bruciarsi le penne.
bindi bersani
Costoro tacciono anche perché i giochi sono stati in parte sparigliati dall’arrivo sulla scena di Enrico Letta. E’ vero che il Presidente del Consiglio si muove con molta circospezione ed apparente distacco dalle vicende interne del Partito. Non è affatto detto, però, che, domani, possa essere dispiaciuto se gli venisse chiesto di guidare anche il Partito o solamente il Partito se fosse costretto a lasciare re Palazzo Chigi per qualche soluzione di “unità nazionale”. Per il bene della Patria si fa di tutto! Anche tacere!

Giancarlo Infante