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Senato: arriva in aula il confronto sulla riforma. Prova di forza maggioranza-opposizioni

Senato: arriva in aula il confronto sulla riforma. Prova di forza maggioranza-opposizioni

Il Domani d’Italia pubblica il seguente articolo che fa il punto sulla situazione cui è giunto il dibattito parlamentare sulla riforma del Senato

“Se non ci metterà le mani in qualche modo il Quirinale, il processo di riforma dell’ordinamento costituzionale rischia di andare in frantumi. Mattarella ha ripetuto più volte che auspica il completamento dell’iter legislativo, ma non ha dato segnali di voler uscire da un ambito di riserbo e di prudenza, nonostante gli sguardi di molti si appuntino sul Colle più alto della Capitale. In sostanza sono in pochi ormai a fidarsi di Renzi o perlomeno ad attribuirgli la capacità di accompagnare in modo ragionevoli gli ultimi decisivi passaggi della riforma.

Questa la cronaca della giornata. La conferenza dei capigruppo del Senato ha calendarizzato a maggioranza per oggi l’approdo in Aula del disegno di legge costituzionale. Le opposizioni hanno espresso a riguardo la loro netta contrarietà. La maggioranza e il governo tirano dritto e accelerano la corsa verso il via libera dell’assemblea, a dispetto dell’ultimo tentativo di frenata compiuto dalle opposizioni.

“L’Italia è l’unico Paese in Europa ad avere ancora il bicameralismo perfetto e nel programma di governo c’è il suo superamento e far cessare questa anomalia”, ha  detto Luigi Zanda, capogruppo del Pd. Aspra la reazione dei grillini. “Fate schifo, siete una vergogna. Sono schifato da voi e mi auguro che i miei figli non abbiano al governo persone come voi”, ha detto il capogruppo M5S al Senato Gianluca Castaldi, alla ripresa dei lavori dell’Assemblea.

La maggioranza e il governo hanno scelto di andare avanti, scegliendo di andare in Aula anche per evitare pericolosi bracci di ferro in Commussione. L’intenzione, ribadita ieri dal premier Matteo Renzi, è completare il passaggio del Senato entro metà ottobre: “Entro il 15 ottobre la legge di stabilità deve essere presentata in Senato e questo rende anche ragione della data del 15 ottobre per la conclusione delle riforme”, ha detto il capo del governo. Ed è significativo che proprio Renzi abbia convocato la direzione del Pd per lunedì prossimo.

Prima della sospensione dei lavori in commissione, la presidente Anna Finocchiaro non ha messo ai voti l’istituzione di un Comitato ristretto, così come chiesto dalle opposizioni, che hanno contestato la decisione. “La decisione di non far votare sul Comitato ristretto è una decisione della commissione su cui il governo nulla può dire e non interviene in nessun modo”, si è schermito il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi al termine della seduta della commissione Affari costituzionali del Senato. “Credo sia rispettoso però della capigruppo capire come si procede con il lavoro prima di fare altre scelte. Restano ancora oltre 3 mila emendamenti in commissione nonostante il ritiro di quelli di Calderoli”, ha notato Boschi.

Per altro la Finocchiaro ha ribadito: “Io credo che sia necessario portare a compimento, in tempi certi e rapidi, dopo la prima lettura della Camera e del Senato e dopo 30 anni di discussioni, il percorso della riforma costituzionale. Resto convinta che ci siano le condizioni politiche e tecniche, anche sulla scorta del regolamento, per arrivare ad un testo ampiamente condiviso nel mio partito e nell’aula del Senato”.

Intanto arriva una puntualizzazione dalle file di Area popolare. “Non c’è uno stretto legame tra voto sulle riforme e confronto sulla legge elettorale”, ha detto il capogruppo Ncd-Ap al Senato Renato Schifani. Sull’Italicum, ha spiegato Schifani, “c’è un dibattito nel nostro partito, come ha riconosciuto Alfano, ma sarà affrontato in tempi successivi”. Per quanto riguarda le riforme , ha sottolineato Schifani, “noi siamo nati per farle e migliorarle restituendo al Senato le funzioni sottratte dalla Camera e sostenendo il listino proposto da Quagliariello”.

Ciò significa, in parole povere, che un accordo di maggioranza va perfezionato perché ancora rimangono in sospeso alcuni punti qualificanti della riforma costituzionale. La Direzione del Pd stavolta può girare a vuoto, anche per la confermata disarticolazione di linea politica tra maggioranza interna e opposizione. In definitiva, l’accelerazione c’è e il motore romba a pieni giri, ma la macchina non sembra ancora muoversi. Forse per stanchezza c’è tanta voglia in giro di prendere atto che non serve prolungare questa agonia: o della riforma o della legislatura”.