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Scontro nel governo sull’Agenzia dell’Entrata senza affrontare il tema vero: quello dei dirigenti nominati illegittimamente e “cancellati” dalla Corte Costituzionale

Scontro nel governo sull’Agenzia dell’Entrata senza affrontare il tema vero: quello dei dirigenti nominati illegittimamente e “cancellati” dalla Corte Costituzionale

Il nostro fa di tutto per confermarsi un paese capace solo di correre dietro il fumo e le chiacchiere lasciando che i problemi non vengano affrontati tempestivamente ed in modo adeguato.

L’ennesima dimostrazione viene da quella che potremmo definire una lite surreale in corso tra il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti,  il suo ministro, Pier Carlo Padoan, e la Direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.

Tutti siamo costretti a seguire una discussione inizialmente nata sulla base di mere dichiarazioni giornalistiche sul funzionamento delle agenzie dello Stato che si occupano di tasse e di lotta all’evasione. Di colpo, è diventata, invece, una potenziale occasione di crisi di governo.

Zanetti, convinto di essere sostenuto da tutto il Governo, è giunto a chiedere le dimissioni della Orlandi, rea di aver troppo lamentato una sottovalutazione del ruolo di tali agenzie, ma è stato subito smentito dal Ministro dell’Economia. La cosa  ha irritato molto il sottosegretario che ha subito chiesto una verifica politica al livello più alto chiamando in causa Matteo Renzi.

Come spesso succede ai noi italiani, si è nel frattempo perso cognizione dei motivi per cui non appena il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tornerà dal suo viaggio in America Latina dovrà occuparsi della questione con una certa urgenza.

Zanetti, infatti, oltre ad essere sottosegretario all’economia, è anche segretario nazionale di Scelta Civica ed è quindi in grado di gettare sul tavolo  l’ipotesi della uscita dalla maggioranza di un gruppetto di parlamentari da cui potrebbe davvero dipendere il numero dei voti su cui si basa, oggi, il Governo Renzi.

Le solite fonti bene informate fanno sapere che Renzi dovrebbe schierarsi con tutti e con nessuno. Dalle zone andine, dove si trovava al momento dell’esplosione della polemica, ha fatto un accenno del tutto anodino, persino banale, all’innovazione come strumento di lotta all’evasione. La cosa è stata interpretata come un velato, ma proprio velato, accenno di sostegno al ministro Padoan dopo che questi ha difeso la direttrice Orlandi dalle bacchettate di Zanetti.

Al tempo stesso, dicono queste fonti bene informate, si prepara un’uscita cosiddetta “soft” della funzionaria che vorrebbe far finta che la sentenza della Corte Costituzionale non conti niente. La riempirebbero di elogi e, contemporaneamente, la metterebbero da qualche altra parte.

Crisi evitata senza bisogno di imbarazzanti accomodamenti tra il Ministro ed il suo Sottosegretario tornati contenti e soddisfatti? Vedremo.

Resta irrisolto il motivo scatenante di questa agitazione: quella delle nomine illegittime dei funzionari dell’Agenzia diretta dalla Orlandi. Di fatto, bloccata perché mancano i dirigenti cui è affidato il compito di firmare le pratiche. Si tratta di circa 800 nomine che, secondo la Corte Costituzionale, sono state fatte male e senza rispettare la legge. Non è poco per una struttura che, giustamente, si arroga il diritto di far rispettare le norme fiscali al resto del Paese.

A questo punto, la questione invece di divenire occasione per trovare una soluzione ad un problema reale, si è trasformata in polemica astratta tra chi vuole la lotta all’evasione e chi, invece, non la vuole. E come spesso accade in questi casi, non si capisce più niente.

In un altro Paese si interverrebbe risolvendo il problema che sta alla base di tutte queste discussioni e si troverebbe un modo per sistemare la questione degli 800 nominati illegittimamente, risolvendo secondo diritto e funzionalità un errore che uno Stato degno di questo nome non avrebbe mai dovuto fare.

Giancarlo Infante