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Scioglimento delle Province ed organizzazione dell’area metropolitana

Scioglimento delle Province ed organizzazione dell’area metropolitana

La Corte Costituzionale ha bocciato la riduzione delle Province del Paese previste dal decreto legge “Salva Italia” varato dal Governo Monti in quanto ritenuto incostituzionale.

Il governo presieduto da Enrico Letta,ritenendo necessario,comunque,la soppressione di tali enti locali il cui costo incide sul bilancio dello Stato per ben 13 miliardi di euro,ha ritenuto dover approvare,con urgenza,uno schema di legge costituzionale da sottoporre al Parlamento.

E’ il caso di chiederci,al fine di evitare la lunga procedura prevista per la approvazione di una legge di modifica Costituzionale(doppia lettura sia alla Camera che al Senato con una interruzione di tre mesi e poi ancora una legge ordinaria per definire trasferimenti di funzioni e personale),se non fosse stato il caso di dare inizio ad una parziale eliminazione delle province attraverso una legge quadro per la costituzione dei governi delle aree metropolitane.
metropoli
Le dieci aree metropolitane inserite nella legge di riorganizzazione delle autonomie locali(legge 142/90) prevedono la eliminazione delle province.I governi delle aree metropolitane dovrebbero assorbire le competenze sia delle province che dei comuni capoluoghi che andrebbero suddivisi in municipalità con propri bilanci in piena autonomia (sul modello della grande Parigi).

Il Sindaco del capoluogo,eletto direttamente dai cittadini residenti nell’area metropolitana presiederebbe un Consiglio rappresentativo dei comuni compresi nel perimetro.

A tale nuova struttura verrebbero affidati compiti di gestione di materie sovra comunali quali ad esempio trasporti,pianificazione territoriale,valorizzazione ambientale,programmazione ed edilizia scolastica,mobilità,viabilità,corpo unificato di vigili metropolitani etc.

Tali compiti vanno definiti con una legge quadro,indispensabile,in quanto le Regioni,che sempre più sono diventate enti di gestione intravedono nel nuovo ente la sottrazione di proprie competenze rinunciando anche ai compiti a loro affidati dal Costituente quali la programmazione e la produzione legislativa.
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Basti soffermarsi sui ritardi registrati dalle stesse per la definizione dei perimetri delle aree metropolitane a cui la legge sulla riorganizzazione delle autonomie locali affidava con una precisa scadenza-temporale.
Una legge quadro dovrebbe anche chiarire una volta per sempre i criteri per la perimetrazione.

C’è chi ritiene che l’area metropolitana debba coincidere con i confini della provincia affidando le stesse competenze attuali e quindi modificando forse soltanto la denominazione in “provincia metropolitana”.

Ma allora è legittimo chiedersi che significato aveva prevedere un ulteriore ente? Riteniamo,invece,che i confini vadano definiti dalla conurbazione che gravita sul capoluogo.

Per quanto riguarda ad esempio Napoli nei confini dell’area metropolitana andrebbero inseriti ,oltre ai comuni della stessa provincia,anche quelli dell’agro sarnese nocerino e dell’agro aversano che gravitano maggiormente sulla città capoluogo e non certo su Salerno e su Caserta.

In tal modo si aprirebbe un processo di revisione e di riorganizzazione del sistema delle autonomie locali.
Riorganizzando le funzioni delle stesse regioni,eliminando enti,consorzi e quanto altro, la città metropolitana contribuirebbe alla modernizzazione del Paese ed anche alla razionalizzazione della spesa pubblica.

Ugo Grippo