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“Salvate il soldato Ryan”: Il titolo del film sul Berlusconi odierno. Vale anche per Mauro Moretti alle Ferrovie?

“Salvate il soldato Ryan”:  Il titolo del film sul Berlusconi odierno.  Vale anche per Mauro Moretti alle Ferrovie?

“Salvate il soldato Ryan” potrebbe essere il riferimento cinematografico della situazione politica italiana di questi giorni. Tutto sembra ruotare attorno ai postumi della sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi. Come nel film di Spielberg, l’impresa non è né facile, né brevi i tempi per la sua realizzazione. Il contesto di partenza per il “soldato” Berlusconi è drammaticamente condizionato dalla situazione giudiziaria che, per le cose che interessano il capo del Pdl, non sono delle migliori.

Checché se ne pensi, la macchina della Giustizia è vincolata e vincolante. Una volta che si è messa in moto, non è facile piegarla ai contorsionismi della Politica. Soprattutto, quando nei suoi ingranaggi ha finito per rimanervi impigliato un personaggio come Silvio Berlusconi. Ovviamente, sotto la lente d’ingrandimento di tutti gli italiani e di tutto il resto del mondo. Non è un condannato qualsiasi. Lo dicono, giustamente, quelli del Pdl. Lo sostengono, altrettanto giustamente, i suoi avversari con sfumature opposte.

Come nella celebre pellicola statunitense sulla ricerca di Ryan, lo spasmodico tentativo di individuare una “soluzione politica” alla vicenda giudiziaria dell’ex Presidente del Consiglio, oramai fissata da una sentenza definitiva, si inserisce in un insieme di altri fatti, anch’essi destinati a condizionare la situazione politica e parlamentare.
salvate ryan
Poco raccontata agli italiani, che mai attivano il loro ruolo di azionisti di molte imprese nazionali. Azionisti che sono anche i votanti dei diversi partiti, i cui leader decidono, in solitudine, in materia di nomine che contano. Si tratta di aziende controllate dallo Stato. Aziende che “muovono” miliardi e miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro. Sia in entrata, sia in uscita. Grosse realtà cui è legato il futuro occupazionale, dello sviluppo, dell’innovazione e delle conoscenze scientifiche e tecnologiche dell’intera Italia, visto il peso sostenuto a livello nazionale ed internazionale.

Tra le altre, assume un rilievo politico importante, la decisione del rinnovo o meno al vertice delle Ferrovie di Mauro Moretti, magari “affiancato” da una seconda persona, leggi Presidente o Direttore generale, in grado di “limitarne i poteri”. Un’altra vicenda cui si potrebbe, visto che ci siamo, applicare il titolo del film di Spielberg. Anche Moretti é, oggi, un soldato da “salvare”. Nel senso di mantenerlo al suo prestigioso ed importante posto.

Considerato da sempre collegato a Massimo D’Alema ed alla intera, vecchia “nomenclatura” del Partito Comunista. Lui, però, non ha disdegnato di avere buone relazioni con Silvio Berlusconi e, a suo tempo, con Gianfranco Fini, quando pure l’ex leader di An aveva il suo peso. Non è un caso che il rinnovo, molto probabile, di questo ex sindacalista comunista, significherebbe il suo terzo mandato di fila.

Cioè, mentre regnava Silvio, ha passato un lunghissimo periodo alla testa di una delle più importanti aziende pubbliche italiane. Chiamiamola con il suo vero nome, visto che appartiene agli italiani. Non risulta che tra i due vi sia mai stato un dissapore. Se c’è stato, gli italiani, gli azionisti veri del Gruppo Fs e quindi di Trenitalia, non ne hanno mai saputo niente.

Mentre, invece, hanno assistito, gli italiani, alla completa trasformazione del sistema di trasporto del Paese. Lo conferma il classico esodo, che è anche ferroviario, delle vacanze agostane. Provate in queste ore a prenotare un treno verso il Sud. Provate a vedere quanto costa il biglietto, ammesso che riusciate a trovarlo. Di colpo, scoprite che, oramai, “l’ex comunista” Moretti, ha trasformato tutti i viaggiatori italiani in facoltosi signori da “Freccia”. Questa la dicitura dei treni di lusso, oramai, i veri padroni della intera linea ferroviaria.

freccia2Sul sito web di Trenitalia sembra persino un’impresa trovare un’alternativa per viaggiare con un treno diverso da quelli che, una sola tratta Roma Napoli, te la fanno pagare, salvo sporadiche eccezioni, da 40 euro in su, a persona, quando ti va bene. Nonostante le sempre più diffuse ed accattivanti pubblicità che “offrono corse” da 9 euro, ma pressoché quasi impossibili da acquistare.

In Gran Bretagna, è vero, non si spende di meno. Con la differenza, però, che lì esiste una concorrenza vera tra le numerose compagnie impegnate a spartirsi la “torta”, dopo le privatizzazioni dei trasporti volute da Tony Blair. Si è trattato, almeno, per quanto più costosa per i britannici, di una privatizzazione con vera liberalizzazione allargata a numerosi altri soggetti e senza, come da noi, “dispettucci” da bassa lega.

In Italia, no. Abbiamo “morettizzato”, senza aver liberalizzato. Regna sovrana solo Trenitalia, costola vitale del Gruppo Fs proprietario anche di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), la società che “gestisce” nientepopodimeno che il “traffico su rotaia”. Ma non è, per caso, “conflitto di interessi”? A maggior ragione se fa di tutto per impedire la nascita e la crescita di serie alternative alla propria proposta commerciale.

freccia4Pensando al ruolo egemone svolto dalle televisioni di Berlusconi nel campo della tv privata italiana verrebbe immediato un paragone sulle analoghe capacità mostrate, in campo ferroviario, da Mauro Moretti. E, quindi, alla sintonia in cui, i due, sono naturalmente entrati abbastanza presto. Ma Moretti è da sempre in sintonia con tutti, a cominciare dal Presidente Napolitano.

Negli ultimi tempi si è smosso qualcosa con l’arrivo del treno “Italo”. Anch’esso collocato sul segmento della più remunerativa alta velocità. Ma “Italo” deve sottostare alle “regole” di Rfi. A volte dal sapore di vere e proprie angherie, come quelle rivelate da RomaSettimanale.it qualche giorno fa per quanto riguarda il primo “Italo” del mattino da Roma Tiburtina a Napoli Centrale. Un treno costretto dalle circostanze a pernottare in un’altra stazione romana, a Ostiense, e che per percorrere i pochi chilometri che lo separano da Tiburtina dove devono salire i passeggeri diretti a Napoli, deve raggiungere vuoto Orte, oltre 100 chilometri tra andata e ritorno, per potersi “posizionare” nella direzione giusta, verso il Sud. Fino ad Orte, infatti, “Italo” non é messo in condizione di poter fare inversione di marcia.

Quì non si tratta di voler polemizzare a tutti i costi con Moretti e le sue società. Non si tratta di voler sostenere “Italo” per principio. No, la verità é che queste cose, intollerabili, potrebbero solo succedere in una situazione “alla sovietica” o in un paese di pazzi.

Ora, c’é da dire, con amarezza, sembra che scendano in campo, fortunatamente, anche le Ferrovie tedesche. Intenzionate a partecipare alle gare d’appalto per i servizi regionali. Potremmo assistere ad una svolta ed, eventualmente, ad una “demorettizzazione” delle linee ferroviarie italiane?

d'alema morettiCome fu a suo tempo per l’emittenza televisiva, il problema non è mai costituito dall’imprenditore. Pubblico o privato che sia. Lui fa bene a pensare all’interesse della sua azienda. Il problema é del politico! Il quale deve, invece, preoccuparsi d’altro: assicurare la pluralità delle presenze imprenditoriali; garantire un adeguato servizio ai cittadini, anche per la stragrande maggioranza di loro, mancanti delle risorse per sostenere viaggi da affrontare solamente su una “Freccia”; nel caso del trasporto ferroviario, coprire adeguatamente tutti i tipi di servizi essenziali e tutte le aree geografiche del Paese, visto che la vita di 60 milioni di italiani non si sviluppa solamente lungo l’asse portante Alta Velocità Torino, Milano, Roma, Napoli, Salerno. Con qualche piccola “deroga” tipo Venezia, visto l’interesse mondiale che la città lagunare rappresenta.

Questo ragionamento vale un po’ per tutte le grandi aziende italiane. Poste, Eni, Finmeccanica. In vista delle nomine si scatenano violentissime battaglie, per lo più destinate a rimanere sconosciute ai cittadini, azionisti ed elettori. I prescelti, nella stragrande maggioranza dei casi, una volta ottenuto il posto, pensano solo a mantenerselo.

Dalla Politica, infatti, non viene alcuna indicazione precisa sulle strategie da seguire per il bene complessivo del Paese, dei suoi abitanti, dei suoi elettori azionisti e dei fruitori dei servizi offerti.

C’è da chiedersi se il silenzio mantenuto rigorosamente da Massimo D’Alema nei giorni cruciali della sentenza Cassazione su Silvio Berlusconi, salvo che non stia regatando con la sua barca in pieno Oceano, non debba essere inquadrato nella vicenda “Salvate il soldato Ryan” che riguarda Mauro Moretti.

Giancarlo Infante