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Roma: nuove tecnologie e ” moneta locale” per eliminare i rifiuti e tappare le buche. Possibili proposte per la neo sindaca, Virginia Raggi – di Nino Galloni

Roma: nuove tecnologie e ” moneta locale” per eliminare i rifiuti e tappare le buche. Possibili proposte per la neo sindaca, Virginia Raggi – di Nino Galloni

In circa trent’anni, siamo passati dai vecchi e inquinanti inceneritori ai termovalorizzatori, essi pure inquinanti, che richiedono una forte selezione dei materiali da introdurre fino a giungere , da qualche anno a questa parte, ai moderni apparati di pirolisi.

Con questo straordinario progresso tecnologico si è giunti al punto che le emissioni inquinanti sono state totalmente sostituite da un gas utilizzabile per produrre energia elettrica, a costo zero.

I pirolizzatori possono, inoltre, venir alimentati con qualunque materiale, sicché si può parlare di rifiuti zero.

A livello macroeconomico ciò significa riutilizzare e non disperdere il 43% della intera nostra produzione oggi destinata a spreco, ingombro, inquinamento, e ai costo di smaltimento.

A livello microeconomico, tali nuovi ed innovativi apparati cominciano a produrre reddito (uguale al valore dei kwora generati) nell’arco di dieci anni nel corso dei quali il costo dell’investimento é ammortizzato applicando le attuali tariffe di smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

I vantaggi sono ambientali, perché non vi é più inquinamento, diminuisce il traffico (dei camion), non ci sono più cassonetti; sociali, perché i cittadini conferiscono la loro parte di risorse e ottengono voucher per l’energia elettrica o altro (compresi sconti su tariffe varie); politici, perché si sottrae alle mafie locali tutta la catena dei rifiuti.

Se poi gli apparati di pirolisi fossero addirittura forniti dallo Stato, o dagli enti locali, i vantaggi economico finanziari risulterebbero anticipati.

Orbene, poiché a Roma si parla – anche dai tempi della campagna elettorale -della possibile sinergia da raggiungere tra AMA e ACEA, sembrerebbe logico pensare che ci si possa/debba muovere in tale direzione, che si può sintetizzare nella formula di scambio risorse energia).

Se, poi,  si dice che dalla riduzione dei dividendi per i privati si potrebbero ricavare risorse da destinare anche alla manutenzione delle strade, occorre tenere ben presenti alcuni passaggi per evitare che il titolo cada in Borsa.

Per società quotate in borsa come ACEA conta il rendimento, soprattutto quello netto o ROE (Return On Equity). Se il rendimento cala (magari perché si stanno facendo buoni investimenti, ma a redditività differita e, peggio, autofinanziati) la speculazione al ribasso si scatena. Viceversa, se un’azienda di public utility annuncia che toglierà l’acqua agli utenti più periferici e disagiati (o, il che é lo stesso, un aumento generalizzato o discriminatorio delle tariffe), il titolo guadagnerà in borsa.

Oggi, un’eccezione parziale e momentanea a tali possibilità potrebbe esser data, però, dal favore e dalle  simpatie di cui godono la attuale Sindaca e il M5S. Elementi che potrebbe portare i soci privati ad accettare un’ipotesi di coinvolgimento, ancorché destinato a ridurre i compensi delle loro quote, anche per evitare un deprezzamento eccessivo del titolo.

Una mera ipotesi che, però,  potrebbe ben presto trasformarsi in un’arma di ricatto.

Portare in borsa le aziende di pubblica utilità é stata una follia, ma adesso ci stanno. Allora, delle due l’una: o si propongono politiche che fanno deprimere massicciamente il titolo in borsa e poi l’ente pubblico ricompra per una miseria; oppure, si propongono politiche che tra il contributo pubblico e quello privato rendono compatibile il miglioramento del servizio (acquisendo le tecnologie più avanzate) e la valorizzazione dell’azienda.

Per quanto riguarda l’indispensabile risistemazione delle strade romane, le risorse potrebbero venire dall’introduzione di una moneta comunale (bac:  buoni di acquisto comunali) utilizzabili anche per il salario dei lavoratori che potrebbero essere strappati alla loro condizione di disoccupato.

Contemporaneamente, il Comune attiverebbe nuovi servizi a pagamento (ad esempio,  asili nido) le cui tariffe andrebbero pagate dalle famiglie, o dagli utilizzatori di tali servizi, parte in euro e parte in bac.

I bac sarebbero acquistabili tra quelli erogati ai lavoratori impegnati nella risistemazione delle strade.

Risultato, il Comune, senza scucire un solo euro, riuscirebbe ad assicurare la manutenzione delle strade, il reddito ed il lavoro ai disoccupati, ad aprire  gli asili nido necessari.

Cerchiamo, allora, di vedere i vari concreti passaggi e le due possibili, convergenti, soluzioni.

Il Comune predispone un bilancio parallelo e autonomo rispetto a quello soggetto al fiscal compact. In esso, tra le voci che indicano i proventi, ci sono:

1) le entrate derivanti dal pagamento di servizi aggiuntivi (nuovi asili nido e non solo) pagati dagli utenti 50% in euro e 50% in bac;

2) stanziamenti del Comune per l’acquisto di materiali e strumenti per la pulizia e manutenzione strade;

3) eventuali altre entrate da crowfunding, ovvero storni da ACEA ed AMA;

4) la emissione dei bac (nei limiti del pagamento dei disoccupati – tecnici e operatori disponibili – che svolgono manutenzione delle strade).

Per la parte delle spese:

1) materiali e strumenti per la manutenzione delle strade;

2) pagamento ex disoccupati in bac (che li venderanno agli utenti dei servizi aggiuntivi o li utilizzeranno direttamente presso esercizi convenzionati che li riutilizzeranno, a loro volta, per pagare tariffe relative ai servizi comunali aggiuntivi stessi);

3) pagamento operatori dei servizi aggiuntivi in euro.

Oppure, si può partire da disoccupati disponibili, tecnici, ecc. pagati in bac. Si attivano servizi aggiuntivi solventi che gli utenti dovranno pagare al 50% in euro ed al 50% in bac. Va da sé che il livello della disoccupazione riassorbibile (tramite il lavoro delle strade) corrisponde alla quantità di risorse pari al 50% delle tariffe pagate dagli utenti che, come si è visto, vengono pagate in bac.

Nino Galloni