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Ritardi nella consegna delle armi chimiche siriane che dovranno raggiungere Gioia Tauro prima della distruzione

Ritardi nella consegna delle armi chimiche siriane che dovranno raggiungere Gioia Tauro prima della distruzione

Sta andando a rilento la distruzione dell’arsenale siriano di armi chimiche così come stabilito nel Settembre scorso dall’accordo internazionale che ha superato una delle più gravi crisi degli ultimi tempi, anche se non si sono per questo fermati i combattimenti in atto in Siria da circa tre anni.

Al momento sembra che solo una modesta percentuale delle oltre 1.300 tonnellate di sostanze chimiche individuate sia stato avviato verso il porto di Latakia sul Mediterraneo. Da qui devono essere imbarcate su navi danesi e norvegesi per il trasbordo su di un vascello Usa appositamente attrezzato per la loro eliminazione o diluizione. L’operazione di trasbordo avverrà nel porto italiano di Gioia Tauro mentre quella di distruzione avverrà in una zona tenuta segreta, in acque internazionali.

Secondo il protocollo previsto dalla Conferenza internazionale, invece,  oltre il 90 per cento dei componenti più nocivi avrebbe dovuto essere già stato consegnato ottemperando al calendario stabilito dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Altre  700 tonnellate di prodotti pericolosi dovrebbero lasciare il paese entro il 31 dicembre.

Sulla questione sono in corso incontri diplomatici a Ginevra nel corso dei quali la Russia sembra minimizzare la portata dei ritardi e conferma la volontà del Governo di Bashar al-Assad di rispettare il programma di consegna concordato. Le giustificazioni addotte si richiamano alle difficoltà provocate al trasporto dagli scontri armati in corso ed alle condizioni delle strade che, in taluni casi, sono state portate al limite della impraticabilità.

ispettore onu controllo

Gli incontri diplomatici sulla questione si svolgono all’interno della cosiddetta “Ginevra 2”, la Conferenza di pace sulla Siria con la quale si cerca di chiudere il conflitto in atto nel paese mediorientale dove, in circa 36 mesi. si registrano 130 mila morti e oltre nove milioni di sfollati o di senza casa.

E’ soprattutto dalla zona di Aleppo, la seconda città della Siria, che continuano a giungere le notizie più drammatiche sullo sviluppo di un conflitto reso ancora più ingovernabile dalle divisioni interne al fronte degli insorti. Una buona parte di questi, infatti, è controllata da milizie di estremisti islamisti le quali cercano di imporre le loro regole anche agli altri antagonisti del regime di Damasco. In particolare, il gruppo sunnita estremista collegato ad al-Qaeda, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante,  sta cercando di imporre la legge islamica sul territorio che si trova a cavallo tra Siria ed Iraq con l’intento di coinvolgere nel conflitto anche il governo a maggioranza sciita di Baghdad.

Aleppo, così, si trova al centro dello scontro tra i militari del Governo centrale e gli insorti e dei combattimenti che sempre più frequentemente esplodono tra gruppi diversi di guerriglieri. E’ appena stata resa nota la notizia che 15 bambini sono rimasti uccisi nella moschea in cui cercavano rifugio a causa del lancio di bidoni riempiti di sostanze infiammabili e  schegge di metallo lanciati da elicotteri di Damasco.

 John Balcony