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Riprende il dibattito nel Pd tra “partito della nazione” e Partito Democratico

Riprende il dibattito nel Pd tra “partito della nazione” e Partito Democratico

Il Domani d’Italia pubblica il seguente articolo su uno dei temi più attuali del dibattito politico, a firma di Giorgio Merlo, che volentieri riprendiamo.

Il cosiddetto “partito della nazione” è nuovamente tornato al centro del dibattito politico italiano. Una recente intervista di Denis Verdini, ex potente di Forza Italia, che annuncia l’appoggio al Governo e la futura confluenza del suo nuovo movimento nel “partito della nazione” che dovrebbe superare l’attuale Pd – e questo anche alla luce del sistema elettorale che prevede il premio di maggioranza al partito e non più alla coalizione – ha nuovamente innescato un confronto all’interno del più grande partito italiano. Anche se, per essere sinceri sino in fondo, è stato un confronto abbastanza tiepido anche perché ormai la distinzione tra centro sinistra e centro destra è sempre più flebile e impercettibile nell’attuale contesto politico italiano.

Ma, al di là del giudizio politico e culturale sulla profonda trasformazione dei partiti italiani e sulla loro collocazione nel sistema, è indubbio che la prossima confluenza di Verdini, Bondi e (molti) altri esponenti della ex Forza Italia, dell’Ncd – ormai ridotto a una articolazione parlamentare – nel potenziale “partito della nazione”, ripropone la questione centrale che interessa al campo del centro sinistra. E cioè, quale profilo avrà il Pd e la sua possibile trasformazione in un “partito della nazione”?

Ci sono almeno due considerazioni di fondo con cui ci si deve confrontare senza preamboli e senza pregiudiziali.

Innanzitutto i partiti si sono profondamente trasformati. Da partiti ideologici o con una profonda e spiccata cultura politica di riferimento, oggi ci troviamo di fronte a “partiti personali” o a “partiti del leader”. Si tratta, cioè, di partiti post ideologici e post identitari. La differenza la fa prevalentemente, se non esclusivamente, il leader, la sua popolarità, il suo appeal elettorale e la sua sintonia con la maggioranza dei cittadini. Certo, fin che dura. Ma il tratto di fondo è ormai questo. Chi pensa di eludere questo groviglio di considerazioni rischia di sbattere e di giocare un ruolo puramente autoreferenziale e del tutto ininfluente.

In secondo luogo nei partiti post ideologici e post identitari scompare inesorabilmente il richiamo del patrimonio culturale e dei riferimenti tradizionali. è sufficiente leggere le interviste di chi ha cantato le lodi del berlusconismo per quasi 20 anni – da Bondi a Ferrara, da Schifani a Verdini e tabti altri – e oggi individua nel Pd e nel suo leader l’unica ancora di salvataggio per il nostro paese per rendersi conto che il panorama politico è cambiato profondamente e nulla tornerà come prima. A prescindere dai nostri desideri e dai nostri gusti.

Ora, in un contesto del genere, quale ruolo per l’attuale Pd e per il suo futuro politico? In un partito plurale come il Pd – al di la’ della forte leadership del suo segretario – credo che la sua l’articolazione, cioè le sue correnti o le sue aree, o le sue componenti o le sue tendenze, possano rappresentare la nervatura costitutiva della sua presenza nell’agone politico contemporaneo. Una articolazione politica e culturale, e non solo organizzativa, che puo’ rappresentare il profilo costitutivo per continuare ad avere un partito democratico, partecipativo e allo stesso tempo pluralista. Un partito dove saranno le idee e i progetti che saranno presentati ad ogni congresso a decidere chi vince e chi perde per la guida del partito stesso. Senza fermarsi a contemplare un passato che oggi non è riproponibile e che forse non ritornerà mai più.

La stessa sinistra politica e sociale del Pd, la più sensibile alla storia e alla cultura originarie del Pd, può continuare a svolgere un ruolo decisivo ed essenziale anche in un contesto del genere. Dove, per dirlo ancora una volta con chiarezza, siamo di fronte ad un ennesimo e radicale cambiamento del panorama politico italiano con la sostanziale trasformazione dei partiti che abbiamo conosciuto sino ad oggi.