UltimaEdizione.Eu  > 

Renzi in disaccordo con i bombardamenti francesi in Siria. Politica estera europea allo sbando

Renzi in disaccordo con i bombardamenti francesi in Siria. Politica estera europea allo sbando

La Francia ha annunciato di aver effettuato i suoi primi attacchi aerei contro le milizie dell’Isis, o Daesh, in Siria.  Matteo Renzi dalla sede Onu di New York in cui si trova ha fatto capire senza mezzi termini di non concordare affatto con la decisione del Presidente francese Hollande ed ha subito ricordato il caos provocato a suo tempo in Libia quando anche i francesi vollero la caduta di Gheddafi senza preoccuparsi prima di definire un assetto utile a stabilizzare la situazione libica.

L’Europa, insomma, continua ad andare in ordine sparso sulle principali vicende che la riguardano, in particolare sulla politica del Mediterraneo e del vicino Oriente.

Alcuni si aspettano che anche il Regno Unito si associ al più presto all’iniziativa militare francese anche se la cosa rischia di creare una grave frattura nella società britannica, dopo che il Parlamento di Westminster , nella scorsa legislatura, si espresse con un voto contrario ad ogni ipotesi del genere che vedesse coinvolta la forza aerea britannica.

E’ stato così in materia di debito pubblico, sui migranti e, adesso, sul Medioriente. La Francia, in ogni caso, come ha ricordato Renzi, ha parzialmente sulla coscienza sia il caos creato in Siria, sia quello in Libia a seguito di precedenti operazioni, più o meno ufficialmente condotte, salvo smentite, senza un effettivo necessario coordinamento internazionale, in generale, e con i partner europei, in particolare.

Il comunicato di Hollande precisa che gli aerei francesi hanno colpito obiettivi individuati nel corso delle recenti missioni di ricognizione condotte nelle due precedenti settimane, che l’azione è frutto del coordinamento “ i partner regionali”, che però non vengono indicati, e che la Francia è intenzionata a colpire ogni volta che la “ sicurezza nazionale è in gioco”.

All’incapacità occidentale di sviluppare una strategia credibile e duratura verso la Siria il Mediterraneo sta sempre più diventando affollato. Secondo fonti israeliane, di solito le più informate nella regione, è arrivata alla base russa di Tartus la portaerei cinese Liaoning-CV-16 scortata da un incrociatore lanciamissili. La notizia giunge a poche ore dalla visita negli Stati Uniti del il presidente cinese Xi Jinping che ha incontrato Barack Obama.

Saremmo di fronte alla conferma di un rafforzamento dei rapporti tra Russia e Cina, che hanno comuni interesse nel fronteggiare le minoranze armate estremiste dell’islamismo basate nelle loro regioni a preminente presenza di popolazioni musulmane, oltre che a sostenersi reciprocamente in situazioni regionali d’interesse.

Secondo le notizie di queste ore, così, i cinesi schiereranno in Siria una squadriglia aerei di J-15,  alcuni elicotteri Z-18F anti-sommergibili e Z-18J, per il trasporto, oltre ad assicurare la partecipazione di almeno 1.000 marines schierati sul terreno per combattere gli islamisti dell’Isis, nelle cui fila vi sono numerosi combattenti islamisti uiguri provenienti dalla provincia cinese dello Xinjiang.

Così, mentre la Russia di Putin sembra appoggiare il gigante asiatico nel confronto in atto con Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone nel Mar Cinese Meridionale,  i cinesi restituiscono la cortesia nel Mediterraneo inviando un chiaro messaggio di sostegno alla presenza militare russa in Siria. Del resto, già nel maggio scorso si sono tenute esercitazioni navali congiunte dei due paesi nel Mediterraneo in prosecuzione di quelle del 2012 svolte nel Pacifico.

Si tratta di valutare, in realtà, quale sia la sostanziale portata del coinvolgimento cinese in un ambito dove è notevolmente rafforzata la presenza russa e dell’Iran, visto che quest’ultima ha verso Damasco un importante impegno sia diretto, sia attraverso le milizie sciite degli Hezbollah libanesi.

E’ questa comunque una ghiotta occasione per Pechino di cogliere un’altra occasione per soddisfare le ambizioni a presentarsi e a rappresentarsi al mondo come potenza globale, oltre che a difendere i propri interessi commerciali sempre più significativi lungo l’asse Africa, Medio Oriente e Europa.

Le fonti israeliane affermano che la portaerei cinese ha attraversato il Canale di Suez lo scorso 22 settembre, il giorno dopo il vertice di Mosca tra il presidente Vladimir Putin e il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, senza che quest’ultimo venisse informato sugli ultimi sviluppi.

Le stesse fonti sostengono che questi fatti potrebbero spiegare gli ultimi tentativi di Washington di coinvolgere l’Iran in una soluzione della crisi siriana, ma che l’arrivo della portaerei cinese confermerebbe il ritardo di Obama nell’intervenire adeguatamente. Anche se i tentativi di Obama sono diventati fatti concreti già in occasione della crisi del 2013 sugli arsenali chimici di Bashar al-Assad, quando Obama rinunciò all’intervento armato, anche sulla base delle garanzie assicurate da Russia ed Iran. In effetti, Damasco procedette successivamente alla distruzione degli ordigni chimici di cui era in possesso.

Un’altra informazione di queste ore, che sarebbe molto importante se confermata, è relativa alla costituzione di un centro di coordinamento creato a Baghdad tra Russia, Iran e Siria per fornire un più adeguato sostegno alle milizie sciite operative contro il Califfato islamico creato a cavallo tra Siria ed Iraq. Cosa c he fa titolare molti giornali sul fatto che l’Iraq starebbe per mollare la sua alleanza con gli Stati Uniti.

In tutto questo scenario, dunque, colpisce l’assenza istituzionale dell’Europa, divisa fortemente al proprio interno da chi appoggia il fronte sunnita e chi ha creduto nella necessità del dialogo anche con l’Iran. Un’altra importante divisione tra gli europei è tra quanti hanno appoggiato Obama, ostinatamente impegnato nella ricerca di una soluzione politica alla crisi siriana, e quanti, invece, volevano un intervento militare forse per coltivare più celermente i propri interessi, piuttosto che a trovare una soluzione pacifica in maniera duratura.