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Renzi diventa segretario del Pd e lancia un grande “piano” per il lavoro. Chiudere l’era ideologica sul lavoro

Renzi diventa segretario del Pd e lancia un grande “piano” per il lavoro. Chiudere l’era ideologica sul lavoro

Renzi viene nominato Segretario del Pd dall’ Assemblea di Milano e lancia un “gigantesco piano” per il lavoro puntando soprattutto sulla semplificazione delle regole. Il punto di partenza  sarà quella che il Sindaco di Firenze ha definito “la fine dell’era ideologica sul lavoro”.

Renzi, in linea con le ripetute affermazioni di Enrico Letta, parla di un accordo di 12- 15 mesi “alla tedesca” nel corso dei quali il Pd, ha detto “ deve tornare ad essere il partito del lavoro». Ha poi aggiunto: «Nell’arco di un mese serve un progetto di legge per semplificare le regole del lavoro e modificare le condizioni degli ammortizzatori sociali”  in modo anche da garantire tutte le categorie e non solo quelle che sono sempre protette.

Il nuovo segretario del Partito democratico ha invitato il partito ad avere la consapevolezza che il Pd è parte integrante di questo governo e contemporaneamente è il perno fondamentale su cui si regge»  così come la certezza  che l’Europa «non è il nostro salvatore, ma senza l’Italia l’Ue non va da nessuna parte e in questo tutti noi dobbiamo aiutare Enrico( Enrico Letta, nda) nel semestre europeo”. Renzi ha quindi sostenuto che se la Merkel è diventata in passato un alibi per tutti,  si deve sapere che “mettere a posto i conti non si fa per la signora Merkel ma per una normale dignità verso i tuoi figli».

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  •  Secondo Renzi, «il voto degli elettori delle primarie è l’ultimo appello che ci hanno dato per dire: cambia il Pd per cambiare l’Italia. Non hanno votato solo il candidato ma il Pd, visto come unico interlocutore per un cambiamento senza se e senza ma», ha detto Renzi. Che ha aggiunto: «Non si tratta di fare la pacificazione fra noi e Berlusconi ma si tratta di fare la pace con gli italiani, di fare la pace fra i politici e gli italiani».

Secondo Renzi «sobbiamo avere un modo diverso di vedere il rapporto tra banche e politica», ha aggiunto il nuovo segretario, «ma possiamo anche chiedere alle banche di uscire dai settori che non gli competono, ad esempio l’editoria».

RomaSettRed