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Regno Unito: a Westminster giunge a conclusione il dibattito sul suicidio assistito. Il no della Chiesa cattolica

Regno Unito: a Westminster giunge a conclusione il dibattito sul suicidio assistito. Il no della Chiesa cattolica

Ieri a Londra, in una bella giornata di sole come raramente s’immagina a settembre d’incrociare da queste parti, sciamavano persone già dalle prime ore del mattino per i curatissimi parchi della capitale. Hyde Park aveva il fascino delle grandi occasioni, con il lago popolato di papere a impreziosire il fascino di questa oasi urbana di verde.

Nella Cattedrale cattolica di Westminster (da non confondersi con l’anglicana, e molto più nota ai turisti di mezzo mondo, Cathedral Abbey) erano molti i fedeli ad assistere alla messa cantata di mezzogiorno. Alla fine della liturgia il celebrante, prima dell’ite missa est in inglese, si è rivolto all’assemblea per ricordare che la Chiesa invita a prendere posizione contro la Legge sul suicidio assistito.

Non è stata un’uscita estemporanea. Il sacerdote ha ricordato Infatti che in settimana entra nel vivo, presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, il dibattito e il voto sul progetto di legge relativo al suicidio assistito. Presentata da Rob Marris, la proposta normativa mira a rendere possibile, per i malati terminali adulti, la scelta di porre fine alla propria vita con una specifica assistenza medica. Ciò implica la possibilità, per i medici, di iniettare farmaci letali ai pazienti malati terminali per portarli al suicidio.

Naturalmente, la preoccupazione della Chiesa cattolica locale è forte: “Si tratta di un dibattito estremamente importante – ha scritto di recente mons. Peter Smith, arcivescovo di Southwark e responsabile del Dipartimento per la responsabilità cristiana e la cittadinanza, all’interno della Conferenza episcopale inglese. Per questo “le informazioni e le spiegazioni su questo argomento devono essere diffuse capillarmente in tutte le parrocchie del Paese”.

Quindi così continuava il presule: ““Esorto urgentemente i cattolici a contattare i parlamentari al più presto possibile per esprimere la propria preoccupazione riguardo al pericoloso impatto che un simile progetto di legge potrebbe avere sulle persone più vulnerabili. I politici – chiosava mons. Smith – devono ascoltare i loro committenti”, perché “ciò che serve sono cure palliative maggiori e migliori, non l’assistenza al suicidio”.

Pertanto, la Conferenza episcopale inglese ha creato un’apposita pagina web in cui si spiegano, nel dettaglio, la proposta normativa e le sue drammatiche conseguenze. I fedeli sono allora invitati, come si è udito ieri dall’altare, a intervenire sull’argomento. “La vita di ogni persona è sempre degna di rispetto e protezione”, si legge nella pagina del sito, ed anche nel dolore, nella sofferenza o nella solitudine, ogni uomo merita “attenzione e sostegno, non l’assistenza al suicidio”.

Di qui, il richiamo allo sviluppo degli hospice e delle cure palliative, affinché siano accessibili a tutti. Citando, infine, il messaggio di Papa Francesco per la Giornata della vita del 2013, i vescovi inglesi sottolineano che “anche i più deboli e vulnerabili, i malati, gli anziani, i non ancora nati ed i poveri sono capolavori della creazione di Dio, fatti a sua immagine, destinati a vivere in eterno, e meritevoli della massima riverenza e di rispetto”. Da ciò deriva una conseguenza fondamentale, vero perno della dottrina e della pastorale, riassumibile nella seguente formulazione: “La Chiesa insegna che la vita è un dono di Dio e (dunque) sostiene la scelta di un’assistenza di alta qualità per i moribondi e una tutela per i più deboli e vulnerabili”.

Non si prevede, in ogni caso, che l’opposizione dei cattolici inglesi possa mutare l’orientamento favorevole di gran parte della Camera dei Comuni.

Lucio D’Ubaldo