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Referendum: per i politici italiani una Befana anticipata

Referendum: per i politici italiani una Befana anticipata

Chissà cosa porterà questa notte la Befana a tutti quei politici che aspettano con ansia, ma anche con forte preoccupazione, i risultati della votazione del referendum sulla riforma della nostra Costituzione, fino a ieri considerata la più bella del mondo.

Stavolta, però, la Befana, con i suoi ricchi premi, anticiperà di un mese e un ora la sua discesa dal camino per consegnare il cofanetto dei risultati del Si e del No e magari anche una poltrona, o tante poltrone, su cui sedersi i prossimi anni.

Già alle 23 e un minuto, infatti, ligia al rispetto dell’orario, il Tg1, ammiraglia della Rai, comunicherà ai telespettatori i primi  risultati degli exit poll del Referendum che riguarda ben 46 milioni e 700 mila elettori.

Mentre la7 inizierà la sua diretta oceanica qualche minuto prima delle 23, come è consuetudine di Enrico Mentana, l’ex ragazzo prodigio chiamato “mitraglia”, per anticipare i risultati dei giornalisti del servizio Pubblico della Rai.

Questa attesa spasmodica, che riguarda in realtà tutti i politici italiani, da destra fino all’estrema sinistra, chiude una campagna referendaria capace di fare concorrenza, in peggio, a quella di Donald Trump e Hillary Clinton visto che i nostri politici hanno usato tutte le ingiurie possibili per screditare l’avversario di turno.

Al Referendum per la riforma della Costituzione gli attacchi sgradevoli, spesso personali, li hanno fatto più o meno tutti, in testa, però, possiamo assegnare la palma del vincitore, o del peggiore, all’ex comico che in molti casi ha “tracimato” come un’inondazione: scrofa ferita, serial Killer, menomato morale, ha scritto riferendosi al Presidente del Consiglio Renzi. Segue, a ruota, Matteo Salvini

Ma chi sono questi super campioni di una manifestazione che doveva rivelarsi di grande democrazia trasformata, invece, come ha rilevato anche il Presidente Mattarella, in uno scontro verbale di basso livello e senza esclusione di colpi? E perché i politici manifestano tanto astio e tanta attesa? Certo, la posta in gioco del referendum non è solo la riforma della Costituzione, ma soprattutto la caduta del Governo Renzi e la conquista di una poltrona prestigiosa; e riguarda tutti i politici che sono scesi in campo, ma non certo i poveri cittadini, molti dei quali, forse, non hanno nemmeno capito le vere ragioni del Referendum sulla Riforma della Costituzione.

Insomma, perché tanto accanimento, tanto livore, tante accuse reciproche, visto che la necessità di rinnovare la Costituzione, vecchia di quasi 70 anni, era considerata da tutti, Berlusconi, Grillo, Salvini, Meloni, lo stesso Renzi che l’ha proposta, una necessità non più derogabile?

E’ lecito pensare che, ad esempio, Berlusconi vota No perché ha il forte desiderio di ricompattare il Centro Destra e di essere nuovamente, se La Corte di Giustizia lo assolve dai suoi tanti processi, il capo indiscusso dei diversi competitor.

E poi Salvini, che spesso non ci ha risparmiato brutte figure a Bruxelles, spera tanto nella vittoria del No con la speranza di diventare anche lui, il vero Leader del Centro Destra attraverso un plebiscito delle primarie. In verità, per il capo della Lega, le modifiche alla Costituzione sono solo un’occasione per alzare la voce nei vari talk Show, nei tanti salotti di radio e televisione, pubblica e private.

Matteo Salvini, eletto segretario federale della lega nel 2013, auspica, in definitiva, che vinca il No e si vada subito alle elezioni politiche dove spera di esserne uno dei protagonisti. La riforma della Costituzione la sfiora soltanto.

Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d’Italia, spera anche lei in una vittoria del fronte del No per presentarsi come Leader del Centro Destra alle possibili successive elezioni politiche. Con il suo linguaggio chiaro, diretto, ha convinto i suoi elettori che Lei è il vero Leader della Destra e che il politico da battere per cambiare registro è Matteo Renzi e i suoi ministri, tra le quali La Boschi e la Madia.

E poi l’ex comico, Beppe Grillo, che ha avuto la grande idea di creare un movimento che ha raggiunto il 30% degli elettori. Ma questo non gli basta. Con il suo linguaggio scurrile e per nulla divertente, combatte con tutte le armi Renzi di cui non ha nessuna simpatia personale e politica. Cavalca il No insieme alla destra, alla sinistra e al Centro di Berlusconi salvo, poi, dividersi dopo il Referendum.

Infine, Massimo D’Alema, politico con una formidabile storia politica alle spalle. E’ stato Presidente del Consiglio dal 1998 al 2000; poi ministro degli esteri con il governo Prodi, che poi farà cadere, dal 2006 al 2008. Presidente del Copasir dal 2010 al 2013. E poi tanti altri incarichi, tra cui Segretario Nazionale del Partito Democratico della Sinistra.

Ha fatto una propaganda massiccia e capillare in tutto il paese a favore del No, ma soprattutto l’ha condotta con cipiglio e determinazione contro Renzi al quale, in definitiva, non perdona di averlo “rottamato”.

In ultima analisi si può affermare che le ragioni del No sono tutte posizioni legittime, come pure quelle del Si. Ma ciò che appare in superficie non è del tutto trasparente e chiaro ai tanti elettori che si presenteranno alle urne.

L’impressione ricavata dall’opinione pubblica, coinvolta nelle ragioni del Si e del No, è stata ricavata da una miriade di trasmissioni quasi sempre urlate, talmente poco rispettose dell’avversario che molti spettatori si sarebbero volentieri astenuti dall’ assistervi. Anche perché, dietro le quinte, il quesito sulla Riforma della Costituzione proposto dal Governo Renzi, era l’occasione per le opposizioni, non tanto e solo di rinnovare la Costituzione, quanto di dare una spallata al suo governo, a volte arrogante e poco rispettoso dei partiti di opposizione.

Il risultato ottenuto, colpa di Renzi, è aver provocato con il referendum una spaccatura dell’opinione pubblica che è l’unica ad aver veramente perso costretta, suo malgrado, ad assistere ad una competizione da ultima spiaggia in un momento che altri sono i problemi davvero urgenti da affrontare per il Paese. Per questo, gli unici ad avere ricevuto il carbone dalla Befana saranno alla fine gli ignari elettori.

Ai politici, sostenitori del Si e a quelli del No, andranno comunque i regali per i vincitori, compresi i premi di consolazione per gli sconfitti.

Poi, si ricomincia. Magari con più insulti.

Giuseppe Careri