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Prodi: “Facciamo la voce grossa con la Germania”. L’ex presidente del Consiglio propone un asse fra Spagna, Francia e Italia per sottrarsi dalla morsa tedesca

Prodi: “Facciamo la voce grossa con la Germania”. L’ex presidente del Consiglio propone un asse fra Spagna, Francia e Italia per sottrarsi dalla morsa tedesca
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Uscire dalla politica attiva, o perlomeno concedersi una pausa di riflessione fa bene alla salute mentale. Non lo dice nessuno studio condotto da università o centri di ricerca, ma lo dimostra la pratica quotidiana. Soprattutto restituisce “ai messi a riposo volontario” la capacità di guardare le cose da una prospettiva che finalmente scavalca la punta delle proprie scarpe e dell’opportunismo di parte.

Così, mentre dentro il Pd ci si sbrana sul Viagra concesso da Renzi ad un Cavaliere dato per morto e sepolto non si sa in base a quale calcolo o sondaggio elettorale, finalmente c’ è qualcuno che dal suo buen ritiro ci ricorda che senza una strategia europea che ci sollevi dalle secche della recessione (e ora dalla deflazione) non si va da nessuna parte. Né noi italiani, né i francesi, né gli spagnoli.

Il richiamo ad alzare gli occhi da terra e di volgere lo sguardo all’orizzonte europeo porta la firma di Romano Prodi, uno dei protagonisti dell’ingresso dell’Italia nell’ euro, che certo non nessuno può tacciare di antipatia verso la Germania.

1a4320 prodiEppure Prodi, che è stato anche presidente della Ue, afferma in sostanza che nella situazione di immobilismo in cui la Merkel sta costringendo l’Europa i guai invece di essere curati si aggraveranno portando cascate d’acqua al mulino degli antieuropeisti, in crescita esponenziale un po’ dappertutto salvo che a Berlino.

“La Merkel-dice Prodi- nei confronti dei paesi in difficoltà ha assunto i toni duri che piacciono ai populisti con l’indubbio risultato di aver tenuto lontano questo fenomeno dal suo Paese”. Ma la rigidità imposta da questa politica impedisce ai paesi più deboli di uscire dalle secche: “Ci troviamo

nell’assurdo- spiega l’ex premier- che la business community non vedrebbe male una politica di ripresa, ma il governo tedesco per difendersi dalla nascita dei partiti populisti prosegue una politica rigida. Ma così non si va avanti”.

In sostanza Prodi chiede alla Germania quella flessibilità che la Merkel non può concedere dopo un 1a4329 prodisuccesso elettorale conquistato esibendo il pugno di ferro nei confronti dei paesi del “club med”, secondo la definizione che i duri della Bundesbank affibbiarono (al momento di decidere se accettarli nel salotto buono dell’Europa) ai paesi che si candidavano ad occupare l’area meridionale dell’euro.

Se si vuole essere onesti bisogna ammettere oggi, alla luce dei fatti, che quell’etichetta sprezzante paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna, l’Italia e in parte anche la Francia, hanno fatto di tutto, dall’ingresso nella moneta unica, per guadagnarselo.

Anche se da Prodi, che con Carlo Azeglio Ciampi fu l’artefice di quello allora fu considerato un grande successo dell’Italia, ci aspetterebbe, se non un’ autocritica, perlomeno una riflessione sulle condizioni di concambio con le quali l’Italia passò dalla lira all’euro.

Nello stesso tempo bisogna chiederci se sia questo il momento opportuno per bloccarci su riflessioni che comunque non sarebbero in grado di modificare lo stato dei fatti. Allora l’unica cosa da fare, e non si può certo dare torto a Prodi su questo punto, è guardare avanti e cominciare a pensare ad un accordo politico, 1a4321 prodinella consapevolezza che i rimedi tecnici (per esempio a causa di macigni come il debito pubblico italiano) hanno scarsissime possibilità di riuscita.

Ed ecco la proposta di Prodi: mettere al più presto in piedi un asse fra Francia, Spagna e Italia. “Non dico mica di fare la guerra alla Germania, che è un grande paese e ha una economia sana- specifica Prodi- ma di trovare un serio accordo tra alcuni grandi paesi per presentare una alternativa politica che ci dia una mano per uscire dai problemi”.

L’ex premier non specifica su quali basi dovrebbe nascere l’accordo che auspica. Noi ne suggeriamo uno: sono quattro cinque anni che la crisi grava su paesi come la Grecia, la Spagna, l’Italia, la Francia. In questi anni i popoli di questi paesi, hanno accettato molti sacrifici, e i tempi del “club med” sembrano relegati (salvo per alcune caste politiche) alla preistoria: oggi queste popolazioni sono più povere, hanno meno lavoro, meno futuro per i propri figli.

E’ ora che l’opinione pubblica tedesca prenda atto che se c’era una espiazione, in una logica calvinista, da 1a4330 prodifar pagare (giustamente) a chi aveva vissuto anni al di sopra delle proprie possibilità e di quanto meritasse in virtù di quanto prodotto, quell’espiazione è stata abbondantemente scontata e, purtroppo, è tutt’altro che esaurita.

Infine una dato andrebbe diffuso sui media della Germania: nelle politiche di aiuto ai paesi in difficoltà l’Italia ha impiegato 50 miliardi, contro i 70 della Germania, quindi tenuto conto delle diverse dimensioni, non solo economiche dei due paesi, noi abbiamo fatto uno sforzo certamente non minore di quello affrontato dai tedeschi.

“Noi non chiediamo alla Germania l’elemosina – questa la conclusione di Romano Prodi – ma ad un paese che ha un surplus commerciale di 240 miliardi di euro, in proporzione superiore a quello della Cina, chiediamo che si faccia carico di una politica economica che abbia come obiettivo la ripresa”.

Claudio Pavoni

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