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Processo “Ruby bis”: Lele Mora “si sfila” e di fatto ammette attaccando Berlusconi. Poi fuori dal Tribunale “tenta di rimediare”

Così in aula la conferma che in casa dell’ex premier le cose che accadevano rappresentavano un caso di “dismisura, abuso di potere e degrado” e di esserne stato “passivo concorrente”. “Ma oggi non voglio più mangiare cibo avariato – spiega poi Mora – e lascio il compito ai miei difensori di chiarire”. Dopo le dichiarazioni spontanee di Emilio Fede e Nicole Minetti, è toccato all’ex manager dei vip di parlare sul caso delle “cene eleganti” di Arcore con tanto di “Bunga Bunga”, “statuette osè” e di travestimenti da suore e infermiere sexy, nonché, sembra, anche da Obama, che lo vedono imputato per favoreggiamento e induzione alla prostituzione, anche minorile. Ma all’uscita del Tribunale, Mora, forse resosi conto della gravità del suo “sfogo”, si prodiga in una frettolosa quanto patetica marcia indietro su quanto detto ai giudici e registrato dalle telecamere: “Ad Arcore non c’è stato niente di male, quando in aula ho parlato di degrado, ho detto quello che ha riportato un giornale. La prostituzione ad Arcore non c’è mai stata”.

Per gli imputati Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora il pubblico ministero ha già chiesto la condanna a sette anni di reclusione ciascuno. La sentenza è prevista per il 12 luglio.

Veronica Gabbuti