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Primo Maggio festa del Lavoro…che manca

Primo Maggio festa del Lavoro…che manca

Questo è un altro dei Primo Maggio che serve più a riflettere piuttosto che a festeggiare un Lavoro che scarseggia. Una festa caratterizzata nel corso dei decenni molto dalla partecipazione dei giovani vede proprio quest’ultimi tra i più penalizzati. In Italia in maniera particolare dove la disoccupazione giovanile assume cifre sempre più drammatiche a fronte di dichiarazioni roboanti ed elettoralistiche che non si concretizzano in alcuna inversione di tendenza.

Drammatiche anche le notizie che riguardano i laureati, visto che sono pochissimi quelli che dopo il terzo anno dalla laurea riescono a trovare il posto di lavoro. Nonostante l’addomesticamento delle cifre, la precarietà è diventata la norma in un paese che è molto lontano, in materia di lavoro, a raggiungere quella che, almeno, nelle nazioni più evolute è un’autentica flessibilità e un vero “movimento” che nel cosiddetto mercato del lavoro assicura una grande vitalità ed attenua il contraccolpo della inesistenza  del posto fisso.

Anche questo Primo Maggio conferma la mancanza di una vera politica strategica per il lavoro capace di assicurare all’Italia una ripresa solida e continuata per il prossimo decennio. Il mondo dell’impresa non riesce a riprendersi dalla crisi provocata dal passaggio di un’economia anche assistita ad una autenticamente giocata sul mercato.

Lo Stato continua con un’ambigua linea di intervento e di non intervento. Nel senso che in alcuni casi, vedi le banche, l’intervento a spese della collettività è continuo e consistente, mentre in altri serve resta dentro l’angusto orizzonte del solo intervento della cassa integrazione.

Un Primo Maggio che dovrebbe, invece, servire a trovare una classe dirigente capace di individuare con chiarezza e coraggio una nuova politica che ricordi l’insegnamento della Costituzione che indichi nel Lavoro il vero fondamento della Repubblica.

Alessandro Di Severo