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Prime prove di Alta Velocità: Firenze-Milano in 1 ora e 55′ con un Etr 200 ben 74 anni fa

Prime prove di Alta Velocità:  Firenze-Milano in 1 ora e 55′  con un Etr 200 ben 74 anni fa

Per questo tipo di treno fu coniato appositamente l’acronimo ETR, ovvero Elettro Treno Rapido, in Italia oggi più che mai sinonimo di Alta Velocità ferroviaria. Il primo elettrotreno della storia, ideato dalla Breda nella metà degli anni ’30, orgoglio e vanto dell’industra italiana, non solo ferroviaria. Un treno prestigioso, con tanto di aria condizionata e servizio ristorante servito al prorio posto ai fortunati passeggeri che potevano permettersi di viaggiare sull’ambito elettrotreno. etr11E così, il 20 luglio 1939, ovvero 74 anni orsono, un ETR 200 (per la precisione, il 212), condotto dal macchinista Cervellati, stabilì un record di velocità (velocità media sulla lunga distanza, non velocità di punta) che impressionò il mondo. La punta di velocità massima raggiunta, comunque, fu di 203 km/h nel tratto fra Pontenure e Piacenza, sulla linea Bologna Milano, anche se va detto che per realizzare il tentativo era stata elevata la tensione di linea da 3 kV a 4 kV e furono saldati gli aghi degli scambi per problemi di sicurezza.

etr3Il viaggio Firenze-Milano fu compiuto alla la strepitosa velocità media di 165 km/h, su una linea non certo per l’Alta Velocità e per di più costellata di stazioni. I 316 km tra le due città furono coperti in 115 minuti. Per i 97 chilometri da Firenze a Bologna occorsero 38 minuti, quindi alla media di 154 km/h, e in 77 minuti furono percorsi i 219 che separavano, e separano sulla linea tradizionale, Bologna e Milano. Su questa tratta fu raggiunta la strepitosa media di 171 km/h.

Una leggenda circolata all’epoca voleva che, in cabina di guida, accanto al macchinista Cervellati e a un suo collega con funzioni di “secondo”, ci fosse lo stesso Benito Mussolini. In realtà il “Duce” non partecipò alla corsa: dietro i due macchinisti si trovava, invece, l’allora ministro delle Comunicazioni Antonio Stefano Benni, che all’arrivo inviò un telegramma encomiastico a Mussolini.

Enrico Massidda