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Per Ue l’accordo Etihad non è aiuto di stato ad Alitalia. Ma per la conclusione ancora difficili nodi, come l’alto costo del lavoro

Per Ue l’accordo Etihad non è aiuto di stato ad Alitalia. Ma per la conclusione ancora difficili nodi, come l’alto costo del lavoro

Stoppata sul nascere dall’Ue la questione “aiuti di stato” per Alitalia dall’accordo con Etihad sollevata dai tedeschi di Lufthansa. Anche se non in modo ufficiale, la Commissione europea fa sapere che la richiesta della compagnia tedesca di bloccare l’operazione non rientra nele competenze dell’Antitrust Ue, non facendo parte gli Emirati Arabi Uniti, dove ha sede legale la compagnia di Abu Dhabi, di uno degli stati che fanno parte dell’Unione. Iniziativa che pur ritenuta subito qui in italia priva di fondamente giuridici aveva tuttavia destato qualche preoccupazione.E il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, particolarmente sollevato, non si è lasciato sfuggire un commento pungente in un’intervista rilasciata al quotidiano di Torino, La Stampa: “i tedeschi speravano nel fallimento di Alitalia, 1lupi1di dividersi le spoglie del nostro mercato, trasformando i nostri aeroporti in piccoli scali per alimentare il traffico su Francoforte e Monaco”.

L’operazione Etihad sarebbe in ogni caso soggetta ad attenta analisi da parte del dipartimento della Commissione Ue che si occupa di fusioni aziendali. Alitalia per di più è già sotto osservazione per il possibile “aiuto di stato” ricevuto dalla partecipazione di Poste Italiane al recente aumento di capitale della compagnia di bandiera. “La Commissione continua a esaminare l’aumento di capitale di Alitalia e sta seguendo gli sviluppi della vicenda con attenzione,” ha ricordato il portavoce Ue alla concorrenza, Antoine Colombani.

1etihad29Del possibile accordo con Etihad soddisfatti anche i sindacati, in vista degli incontri con Alitalia in programma già dalle prossime ore. Il ruolo del sindacato rappresenterà, in ogni caso, uno dei tasselli fondamentali, se non addirittura il primo, nella trattativa della nostra compagnia di bandiera con Etihad. Già, il costo del lavoro è ritento molto alto e dovrà essere abbattuto perché l’aerolinea di Abu Dhabi si decida ad acquistare quote che dovrebbero aggirarsi tra il 40 e il 49 per cento. Per cui Alitalia ben difficilmente potrà rinunciare ai 1900 esuberi già stimati, ammesso che bastino.

1etihad37 cassaintegratiNegli anni scorsi, proprio la miope e intransigente opposizione dei sindacati aveva contribuito a far fallire l’accordo con Air France-Klm, anche per aver fatto da sponda, illudendosi di chissà quali miracolosi risultati, all’opposizione strumentale di Silvio Berlusconi contro la cessione ai franco olandesi di Alitalia, invocando il mantenimento dell’italianità della compagnia e su cui aveva fondato buona parte della sua campagna elettorale. Quell’talianità costata poi oltremodo cara ai dipendenti riguardo ai posti di lavoro e alle tasche del contribuente. Italianità finita poi col naufragio di quei “capitani coraggiosi” riuniti anch’essi a caro prezzo e in virtù di chissà quali contropartite e che ora, col massiccio e decisivo intervento degli emiri, andrà di fatto a farsi benedire. Difficile proprio ipotizzare, infatti, che Etihad, forte di quel circa 40 per cento di quote di cui entrerà in possesso, possa lasciar mano libera al management italiano.

Enrico Massidda