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Per la Nasa l’agonia del lago di Aral non è tanto grave. Solo la metà dell’acqua persa è scomparsa per sempre

Per la Nasa l’agonia del lago di Aral non è tanto grave. Solo la metà dell’acqua persa è scomparsa per sempre

L’agonia del Lago d’Aral non è poi così grave, secondo gli studi della Nasa. Il bacino non ha perso quasi completamente i suoi volumi di acqua, o almeno non per sempre, secondo un nuovo studio degli scienziati negli Stati Uniti. Il lago salato di origine oceanica, il quarto per ampiezza al mondo, situato alla frontiera tra l’Uzbekistan e il Kazakistan, ha perso il 90 per cento del suo volume negli ultimi 50 anni, anche per progetti di irrigazione che hanno dirottato il corso dei fiumi. Il lago è anche talvolta chiamato erroneamente mare d’Aral, poiché possiede due immissari, l’Amu Darya e il Syr Darya, ma non ha emissari che lo colleghino all’oceano, risultando dunque un “bacino endoreico”.

Lo studio delle immagini prese dai satelliti della Nasa tra il 2003 e il 2012 ha rilevato che solo la metà dell’acqua persa dal lago d’Aral negli ultimi dieci anni è scomparsa per sempre, attraverso l’evaporazione o l’uso agricolo. La restante metà è invece concentrata nella parte centrale del bacino, dove si svolge l’attività agricola di quasi tutta la regione.

Gli scienziati avevano ipotizzato che una parte della devastante perdita di acqua poteva essere dovuta alla diminuzione delle piogge. Ma i livelli di precipitazioni nella zona sono rimasti stabili negli ultimi 30 anni.

Il lago d’Aral ha sempre mostrato importanti variazioni nel suo livello in tempi storici, ma con periodi del tutto non compatibili con quelli del cosidetto ciclo di Brückner, ovvero 35 anni. Le variazioni di cui si ha certezza sono quelle che lo hanno visto diminuire fino all’anno 1880. Da quel momento fino al 1908 si era osservato un innalzamento della superficie di circa 3 metri, nonostante fossero già stati avviati, seppur in piccola scala, i lavori di deviazione dei due immissari.

Veronica Gabbuti