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Si al Governo Letta anche dal Senato 233 voti a favore, 59 contrari e 18 astenuti ma Berlusconi innesca la “grana Imu”

Si al Governo Letta anche dal Senato  233 voti a favore, 59 contrari e 18 astenuti  ma Berlusconi innesca la “grana Imu”

Esecutivo alla Monti, senza Monti. Fa tesoro della esperienza del suo predecessore ed apre su crescita, lavoro e punta a dare più respiro alle borse degli italiani.

Il Governo di Enrico Letta incassa la fiducia anche al Senato con 233 voti a favore, 59 contrari e 18 astenuti. Ma scoppia la grana IMU. Berlusconi, infatti, tuona: “o abolizione totale, o non ci stiamo”. La manovra per l’imposta sulla casa annunciata ieri dal premier nel suo discorso programmatico a Montecitorio precisa solo la sospensione della rata di giugno nell’attesa del varo di un nuovo regime fiscale a favore delle famiglie meno abbienti.

L’abolizione totale dell’IMU non sta bene neppure ai sindacati Cgil, Cisl e Uil che temono come in questo modo vengano sottratte risorse economiche a “politiche più necessarie”. “Bisogna scegliere e dire apertamente – dice Susanna Camusso, leader della Cgil – che si difendono le persone con una sola casa, e dal valore basso, , e con valore basso, non chi ha 20 ville e 37 appartamenti”.

Un chiaro monito, dal sapore di attenti a quel che fate, arriva anche dalla Ue: “Gli obiettivi di bilancio per l’Italia non cambiano – continuano a ripetere a Bruxelles, e il nuovo governo ue2 palazzo commissionidovrà dire come intende rispettarli senza nuovo indebitamento”.

Il Governo Letta aveva ricevuto un convinto voto di fiducia da parte della Camera dei Deputati. Su 623 presenti, dicono sì in 453 mentre i no sono 153 e 17 gli astenuti. Pd, Pdl e Scelta Civica di Monti tengono sostanzialmente alla prova del voto ed al “ taglio delle ali” che vede Lega e Fratelli d’Italia, per il centro destra, e Sel, per il centro sinistra, dissociarsi dai loro principali alleati.

Il Governo delle “ larghe intese” ottiene a Montecitorio il primo dei due sì necessari ad ottenere il viatico dal Parlamento e cominciare ad operare nel nuovo quadro politico nato all’indomani della riconferma di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. E il Senato dirà conferma il voto di ieri sera che ha dato la fiducia sulla base di un programma di continuità e di novità del Governo Letta rispetto a quello precedente.

Le dichiarazioni programmatiche di Enrico Letta dinanzi al Parlamento sono state molto eloquenti. Quello che si è presentato alle Camere è l’evoluzione del Governo Monti senza Monti di cui, in qualche modo, viene ripresa l’iniziativa interrotta bruscamente alla fine del 2012. Con differenze, però, non di poco conto. Intanto, la conferma che è un governo “ ambizioso”. Ambisce a durare e non si vorrebbe limitare ad una gestione predeterminata nel tempo e negli obiettivi.

Non è di scopo perché non ha una sola finalità, come fu nel caso iniziale del Governo Monti e cioè mettere in ordine i conti pubblici, al grido “ lo vuole l’Europa”. Non è limitato alle sia pure importanti questioni dell’economia perché spazia su tutti i settori cruciali che interessano il Paese.

E’, dunque, un Governo “ politico” e non “ tecnico”! enricoletta7 governo completoCome preannunciato da Giorgio Napolitano. Nel senso che questioni come la riforma elettorale e la revisione di finanziamenti e spese della politica sono tra gli obiettivi da perseguire in collegamento al rigore sui conti pubblici. L’esempio più calzante in questo senso viene dalla riproposizione della chiusura delle Province, riuscita solo a metà a Mario Monti.

Grazie a questa impostazione, che il “ tecnico” Governo precedente non poteva avere al momento della nascita, l’esecutivo Letta può permettersi il lusso di pensare anche a quello che, nel frattempo, è emerso quale elemento indispensabile e necessario per conciliare, giustificare e trovare consenso attorno al rigore. Cioè crescita, lavoro ed un po’ di fiato per le borse degli italiani. Tre aspetti che riassumono una qualche importante preminenza o, almeno, parità di attenzione con l’impegno rigoroso sul contenimento delle voci di bilancio.

Del resto, la cura dell’esecutivo Monti è stata così forte e l’Italia ne è uscita così prostrata che, difficilmente, poteva venire fuori una soluzione diversa qualunque fosse stato il nuovo Governo cui toccava presentarsi dinanzi al Parlamento e, soprattutto, al Paese.

PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATICosì, sulla scia delle richieste di Berlusconi, il nuovo inquilino di Palazzo Chigi, ha subito annunciato la sospensione del pagamento dell’Imu in attesa di una sua riforma. Messaggio forte ma, al tempo, stesso indeterminato su tempi e contenuti del futuro provvedimento di riassetto della tassa sulla casa, che tuttavia non sembra proprio bastare a Silvio Berlusconi. Enrico Letta ha fatto tesoro dell’esperienza del Professore e si presenta con delle novità non indifferenti. Con la speranza, forse, di mettere in difficoltà anche i suoi più feroci critici, palesi o occulti che siano. In ogni caso, anche una forma di attenzione pure verso la Lega?

Enrico Letta ha, altresì, annunciato la sospensione dell’aumento dell’Iva, così come richiesto da tutto il mondo produttivo e commerciale. Si è detto intenzionato a risolvere il problema degli esodati. Cruccio e scacco che ancora bruciano le guance della uscente ministro Elsa Foriero. Ha accennato alla necessità di pensare al reddito minimo necessario alle famiglie in difficoltà. Due temi che costituiscono, sicuramente, ramoscelli di ulivo nei confronti dei sindacati e del Movimento Cinque Stelle.

Provvedimenti, tutti, annunciati da Enrico Letta con il chiaro, atteso e saggio intendimento di portare un po’ più di respiro alla gente comune. A quella tanta gente, per intenderci, che smette di fare il pieno della benzina e di frequentare i supermercati, oramai, tra la seconda e la terza settimana di ogni mese.

enricoletta18 parla a montecitCosa molto importante, forse troppo sottovalutata dal professor Monti, si potrebbe trattare di provvedimenti utili a superare quel clima di guerra diffusosi tra gli italiani e quella stretta psicologica calata su tutti noi, costretti a passare, troppo in fretta, dall’idea di poter continuare a vivere in un generale “ bengodi” all’attenzione morbosa, persino, per una spesa di pochi centesimi.

Ascoltando Enrico Letta, chi ha scorazzato in lungo ed in largo nei corridoi parlamentari al tempo della prima Repubblica, ha risentito la fragranza di quei bellissimi elenchi di cose da fare inanellati dai tanti governi soliti succedersi al ritmo di uno all’anno.

Non si trattò solo di quelli democristiani. Allo stile, infatti, non vennero meno né Giovanni Spadolini, né Bettino Craxi e, successivamente, neppure Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi. In fondo, faceva piacere sentire elencare, insieme, i problemi ma anche loro soluzioni. Asperità di percorso, seguite da sagge parole di convincimento sulla possibilità del loro superamento.

Enrico Letta, mostrando di capire subito dove sta la soluzione dei problemi dell’Italia di oggi, impossibilitata a svalutare la vecchia Lira, ha già preannunciato un immediato giro in Europa. In successione, toccherà Bruxelles, Parigi e Berlino. Includendo, pensiamo noi, anche la visita più importante. gov5 napolitanoQuella che dovrebbe essere per Mario Draghi. Grande “ demiurgo” esterno di questo Governo, assieme a quello casalingo che risponde al nome di Giorgio Napolitano.

Ai due grandi “ patron” del nuovo Governo Letta non è certo sfuggito il riferimento del nuovo Presidente del Consiglio al problema che sembrò animare inizialmente e giustificare l’esistenza del Governo Monti ma che, poi, si è perso per strada: il debito pubblico.

E’ il vero grande cruccio del Paese. Legato a filo doppio a quello della quantità e della qualità della spesa pubblica italiana. Vero e proprio terreno minato per politici, uomini dell’apparato statale, sindacalisti, imprenditori. Per tutti, insomma! Argomento troppo complesso ed esplosivo per un Governo come quello di Monti nato con la fragilità intrinseca della propria natura di esecutivo di “ tecnici.

Così Pd e Pdl ripartono dall’esecutivo di Enrico Letta nella convinzione, più o meno profonda e sincera da parte di tutte le loro componenti, che sia possibile provare a scrivere una parola nuova nella politica italiana. Certo impegnandosi a fondo nel far dimenticare tutti gli anni in cui, con una particolare accentuazione nel corso del periodo della campagna elettorale, hanno chiamato al voto su posizioni non solo antitetiche tra di loro ma, addirittura, giurando e spergiurando che i loro elettori non li avrebbero mai visti assieme sullo stesso banco di Governo in Parlamento. Può essere un bene del Paese che in altri momenti drammatici, da Cavour in poi, ha trovato la forza per risollevarsi e creare le condizioni per risolvere problemi altrimenti irrisolvibili.

Noi stiamo ai fatti: la giornata di oggi sembra smentire tutte le dichiarazioni apodittiche del passato e le reciproche scomuniche.

Giancarlo Infante